Sicurezza
Giubilaro: il vescovo mi ha dato la Comunione
Il procuratore capo: nessun imbarazzo, anche il cardinale ha ribadito piena fiducia nelle istituzioni
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MASSA. È il procuratore generale sotto la cui regìa è stata condotta e conclusa una delle indagini più delicate, non solo per le comunità parrocchiali, e che ha scosso dalle fondamenta la diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli.
È il procuratore che ha convocato una conferenza stampa sul caso don Luca Morini, - il parroco 56enne originario di Pontasserchio - rivelando anche il nome dell’altro indagato, il vescovo Giovanni Santucci. Ma ieri, alla messa per il patrono della città, il procuratore capo Aldo Giubilaro proprio non ci si è sentito nei panni del grande accusatore.
«Mi è piaciuta l’omelia del cardinale Pietro Parolin soprattutto nel passaggio finale in cui sottolinea la fiducia nelle istituzioni»: comincia col dire il procuratore capo.
E aggiunge. «Monsignor Santucci? Ho preso dalle sue mani la Comunione e adesso, a messa finita andrò a salutarlo». Insomma nessun imbarazzo, ma grande tranquillità e rispetto, questo l’atteggiamento del procuratore capo che, insieme alle autorità della provincia ha assistito accanto all’altra alle celebrazioni per San Francesco.
«La prima parte dell’omelia del cardinale è stata molto bella e ho apprezzato poi - sottolinea il procuratore - i riferimenti che ha fatto sul finale, in cui ha fatto cenno alle vicende di questi giorni, ribadendo la fiducia nelle istituzioni mi ha fatto particolarmente piacere». Da un procuratore capo a un sindaco avvocato, Roberto Valettini, primo cittadino di Aulla. Valettini ha apprezzato le parole del numero due delle Santa Sede: «È stata una bella omelia, con tanti riferimenti storici molto importanti».
Ad assistere alla messa solenne anche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri.
«Un grazie di cuore al cardinale Pietro Parolin per aver celebrato con la nostra comunità la giornata del nostro patrono e aver condiviso con tutti la necessità di rinnovarsi e di avvicinarsi ai problemi della gente- ha commentato Ferri - Anche le istituzioni sono chiamate ad avvicinarsi sempre di più e ad affrontare con umiltà e determinazione i tanti problemi che vive la nostra società, quali la disoccupazione, il disagio sociale, la povertà, e a creare quei ponti che consentano sempre di unire».
(a.v.)
È il procuratore che ha convocato una conferenza stampa sul caso don Luca Morini, - il parroco 56enne originario di Pontasserchio - rivelando anche il nome dell’altro indagato, il vescovo Giovanni Santucci. Ma ieri, alla messa per il patrono della città, il procuratore capo Aldo Giubilaro proprio non ci si è sentito nei panni del grande accusatore.
«Mi è piaciuta l’omelia del cardinale Pietro Parolin soprattutto nel passaggio finale in cui sottolinea la fiducia nelle istituzioni»: comincia col dire il procuratore capo.
E aggiunge. «Monsignor Santucci? Ho preso dalle sue mani la Comunione e adesso, a messa finita andrò a salutarlo». Insomma nessun imbarazzo, ma grande tranquillità e rispetto, questo l’atteggiamento del procuratore capo che, insieme alle autorità della provincia ha assistito accanto all’altra alle celebrazioni per San Francesco.
«La prima parte dell’omelia del cardinale è stata molto bella e ho apprezzato poi - sottolinea il procuratore - i riferimenti che ha fatto sul finale, in cui ha fatto cenno alle vicende di questi giorni, ribadendo la fiducia nelle istituzioni mi ha fatto particolarmente piacere». Da un procuratore capo a un sindaco avvocato, Roberto Valettini, primo cittadino di Aulla. Valettini ha apprezzato le parole del numero due delle Santa Sede: «È stata una bella omelia, con tanti riferimenti storici molto importanti».
Ad assistere alla messa solenne anche il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri.
«Un grazie di cuore al cardinale Pietro Parolin per aver celebrato con la nostra comunità la giornata del nostro patrono e aver condiviso con tutti la necessità di rinnovarsi e di avvicinarsi ai problemi della gente- ha commentato Ferri - Anche le istituzioni sono chiamate ad avvicinarsi sempre di più e ad affrontare con umiltà e determinazione i tanti problemi che vive la nostra società, quali la disoccupazione, il disagio sociale, la povertà, e a creare quei ponti che consentano sempre di unire».
(a.v.)
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