Il Tirreno

Beniamino Gemignani: «La sottile rimozione delle morti in cava»

Beniamino Gemignani: «La sottile rimozione delle morti in cava»

Lo storico presenta il suo libro sui martiri del lavoro E l’assessore Trivelli “liscia” gli industriali e attacca Rossi

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CARRARA. A fare gli onori di casa sono stati proprio i ragazzi della Cooperativa Scultori Carrara: Diego Zampolini, Andrea Franceschi, Riccardo Barsottini e Raffaele Bruzzi; proprio questi ragazzi che nel loro lavoro e nel marmo ci hanno creduto fino in fondo creando, dopo il loro licenziamento dai laboratorei Nicoli un anno fa e grazie all’aiuto delle cooperative a monte e alla Cgil, una cooperativa di scultori, diventando così baluardo di quel mestiere che a Carrara sta rischiando di scomparire: il mestiere dell’artigiano nel laboratorio di scultura.

Ospite speciale dell’incontro è stato Beniamino Gemignani, che attraverso i suoi libri e i racconti sulle storie, le favole e i miti del nostro territorio, è forse diventato in qualche modo un custode delle sue radici. Radici che, come racconta Gemignani stesso nel suo libro “Il Lavoro e i suoi Martiri” che la Cgil-Fillea ha voluto venisse presentato nel laboratorio della Cooperativa Scultori Carrara, sono intrise di sangue. «In tanti mi avevano sconsigliato di scrivere questo libro –ha spiega Gemignani- sul marmo è stato scritto di tutto ma nessuno fino ad ora aveva scritto un libro sugli incidenti alle cave da 2000 anni fa fino ad oggi». Gemignani apre uno spaccato psicologico della nostra città, di come le morti in cava siano sempre cadute in una sorta di accettazione, in un limbo di inconsapevole volontà collettiva per rimuovere dalla memoria i morti alle cave, andando ad alimentare un sentimento di corresponsabilità sia collettiva che individuale, «Perché per ogni incidente accaduto significava evidentemente che tutto ciò che si poteva fare per evitare l’incidente non era stato fatto, perché il morto alle cave implica una responsabilità sociale velata da una sorta di accettazione».

Da cornice all’intervento di Gemignani, sono state le parole dell’assessore al marmo Alessandro Trivelli che sollecitato dal vicepresidente Anpi Ferdinando Sanguinetti sul tema della mancata ricaduta economica del marmo sul territorio, ha risposto con toni concilianti: «Gli imprenditori in occasione della presentazione del bilancio sostenibile hanno dato prova di una presa di coscienza del distacco nel rapporto con la città: spero che gli imprenditori vogliano riavvicinarsi perché probabilmente è vero che in passato non abbiano fatto proprio tutto quello che potevano fare», ha detto l’assessore. Trivelli inoltre, sempre rispondendo a Sanguinetti che lo aveva incalzato circa il rinvio della promulgazione del Regolamento sugli agri marmiferi, ha fatto sapere che aprirà presto un confronto con tutte le parti sociali coinvolte nel mondo del lapideo ed è uesto il motivo del rinvio: «Non vogliamo fare corse- ha spiegato - perché vogliamo fare bene: il rinvio sarà breve, solo di qualche mese e durante questo periodo faremo degli incontri con tutte le forze sociali per capire le problematiche di ogni categoria: imprenditori, sindacati e associazioni ambientaliste, Asl e Arpat».

Sul tema della sicurezza Trivelli ha ribadito, anche in questa sede, il suo punto di vista sull’età pensionabile dei cavatori, riconoscendola eccessivamente elevata e parlando chiaramente di lavoro usurante: «Probabilmente anche i ritmi di lavoro incidono sulla sicurezza- ha poi aggiunto- dato che ad un aumento della produzione non si è riscontrato un aumento di assunzioni di operai». Non è mancata poi una stoccata al presidente della regione Enrico Rossi, tra l’altro autore della prefazione del libro di Gemignani: «In merito alla scia di morti in cava avvenuti nel 2015/2016, l’impegno portato avanti dalla Regione e da Rossi non mi sembra abbia dato grandi risultati concreti: glielo chiederò alla prima occasionei».

Roberto Venturini di Fillea, ha invece assunto toni meno pacati: «Solo la repressione è efficace verso chi non rispetta la normativa sulla sicurezza e a chi commette questi errori deve essere tolta la concessine, magari aprendo delle cooperative come questa».

Francesca Vatteroni

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