Il dolore
a palazzo binelli
Una mostra su Pietro Pelliccia
L’artista carrarese è stato tra i pittori più noti dal dopoguerra
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CARRARA. «Questa mostra nasce con l’intento di portare alla ribalta i personaggi che hanno fatto la storia di Carrara, per ricordare chi sono gli artisti che hanno una dignità, un percorso, una storia che ha segnato la città: come mio padre che ha formato un sacco di studenti da insegnante dell’Accademia, che poi ha guidato come direttore in un momento difficile quando l’ateneo carrarese stava vivendo un preoccupante calo di iscrizioni e lui, tra gli artisti locali più importanti, fu chiamato per risollevarne le sorti» spiega Antonello Pelliccia nel presentare la mostra sul padre Pietro Pelliccia, a Palazzo Binelli, da domani, con inaugurazione alle ore 17, al 27 ottobre quando si concluderà con un intervento del critico d’arte Paolo Emilio Antognoli. Conteso nel corso del suo percorso artistico tra astrazione e figurazione, l’artista carrarese, tra i pittori carraresi più noti dal dopoguerra, nato nel 1915 e appartenente ai migliori artisti italiani degli anni ’10, vinse a Lucca nel 1937, il Premio Prelittoriali a Lucca, concorso che nasce negli anni trenta come manifestazione culturale, oltre che sportiva e del lavoro, per individuare fra gli universitari partecipanti i "Littori" vincitori delle varie specialità e dove i partecipanti dovevano partecipare a selezioni provinciali e, vincendole, a quelle nazionali. Anche nel 1956 vinse un altro premio prestigioso: il Premio Nazionale Amedeo Modigliani, a Livorno. Nelle 38 opere inedite, mai esposte al pubblico, protagoniste della mostra, traspare la sua formazione, iniziata sui banchi dell’Accademia di Carrara e ispirata, come accadeva durante il periodo fascista, allo studio dell’arte italiana da Giotto, a Masaccio e soprattutto a Masolino da Panicale, altro pittore del 400, di cui Pelliccia si innamorò in modo particolare. Dopo il conflitto del ‘45, al suo ritorno dal fronte di guerra, prima francese e poi russo dove venne quasi subito fatto prigioniero e incarcerato, si tuffò immediatamente nello studio dell'arte straniera di Kandinskiy e della scuola francese. “Negli acquarelli sembra fare capolino, l’astrazione semplice e pulita di Paul Klee-spiega Nicola Ricci, curatore della mostra-mentre nelle prime tele astratte dipinte a olio, ritroviamo un sapore kandiskijano”. Ci sono poi i collages dove cominciano ad affacciarsi le prime figure con volti di donna, fino alle tele disegnate con il carboncino, in un intreccio di figurazione e astrazione, attraverso linee essenziali e un disegno scarno. Per approdare quindi, alla fine del percorso ella mostra, agli affreschi incorniciati e le tele a olio dell’ultimo periodo, dove finalmente il figurato affiora esplicitamente. «Era dal 1994, quando a Palazzo Ducale ci fu una sua retrospettiva che non si proponeva una mostra di Pietro Pelliccia» ha ricordato Nicola Ricci. La visita alla mostra, completamente gratuita, sarà possibile ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle ore 10 e 30 alle 12 e 30 e dalle ore 15 alle ore 17.
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