Sicurezza
Così il gip respinse il primo sequestro dei beni di don Luca
Otto pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri (foto) dove vengono passati in rassegna una serie di movimenti e bonifici sul conto di don Luca Morini per rispondere alla...
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Otto pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari Antonia Aracri (foto) dove vengono passati in rassegna una serie di movimenti e bonifici sul conto di don Luca Morini per rispondere alla richiesta di sequestro preventivo di 24mila euro sul conto del parroco chiesta dalla sostituto procuratore Alessandra Conforti nel novembre del 2016. Una richiesta che si conclude con un diniego. Gran parte del fascicolo si allunga nello specificare l’esito della consulenza tecnica disposta dal pubblico ministero sui conti correnti del parroco. Nelle deduzioni finali su alcune delle somme, ad esempio quelle versate dall’imprenditrice versiliese Maria Lina Marcucci come donazione a don Morini, la gip specifica che le «donazioni degli anni 2008 e 2009 devono essere detratte in quanto non può più procedersi per decorso del termine ordinario di prescrizione». E lo stesso vale per un bonifico di Vincenzo Poerio, anche questo avvenuto nel 2009 e dunque a termini ordinari di prescrizione scaduti. «Il fumus del delitto di truffa si ravvisa soltanto con riguardo alle donazioni effettuate da Maria Lina Marcucci e don Giuseppe Cipollini», scrive la gip più avanti. Dunque, la conclusione del magistrato è che può essere quantificato il profitto dei delitti di truffa commessi da Gianluca Morini in 2.850 euro. Ben lontano dai 24mila euro sui quali è stato richiesto il sequestro, come riscatto di una polizza vita. Per Aracri però «il danaro per l’accensione della polizza non è pervenuto dalle ipotesi di truffa che si possono ravvisare sulla base degli atti trasmessi dal pm. Pertanto, sono insufficienti gli elementi per poter sostenere che il provento della truffa sia stato utilizzato per l’accensione della polizza assicurativa».
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