Gioco
«Quel cacciatore non aveva mai litigato con mio fratello»
Parla il fratello del marocchino ferito da Daniele Rustighi Intanto i carabinieri tornano nel campo e cercano indizi
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CASTELNUOVO MAGRA. «Mio fratello Jamaal non conosceva quel cacciatore, non gli aveva mai rivolto la parola prima di domenica. Ero stato io a chiedergli di non sparare vicino a casa nostra perché c’erano dei bambini, proprio il primo giorno della stagione venatoria. E lui mi aveva chiesto anche scusa, era stato gentile. Domenica invece non è andata così. Mio fratello ha sentito lo sparo e ha visto il bossolo che era a pochi metri dal giardino dove giocavano i ragazzi. Gli ha detto di andare via e che era una pazzia cacciare vicino alle case. E lui per tutta risposta ha imbracciato il fucile premendo il grilletto contro Jamaal. Non c’è stata colluttazione e quel colpo non è partito accidentalmente, ma è stato un gesto che il cacciatore ha voluto. E non mi so spiegare perché». A parlare è Mohamed Madboui. L’uomo fa la spola da Castelnuovo a Massa, ormai da 24 ore, per sincerarsi delle condizioni di Jamaal, che continua a essere in pericolo di vita ma sta reagendo alle cure dopo la delicata operazione a cui è stato sottoposto. Più passano le ore però più cresce la speranza che possa salvarsi.
Intanto il cacciatore, Daniele Rustighi, 59 anni, artigiano per conto di una ditta di marmi, resta in carcere in stato di fermo in attesa della convalida del giudice. L’uomo, difeso dagli avvocati Alessandro Silvestri e Andrea Corradino, insiste nella versione che ha ribadito anche al sostituto procuratore di La Spezia Maurizio Caporuscio: «Ci siamo presi e nella colluttazione è partito un colpo. Non volevo sparare, è stata una disgrazia. Io tentavo soltanto di difendermi». Rustighi - che è accusato di tentato omicidio - dopo lo sparo non si è però neppure preoccupato delle condizioni del ferito, è tornato sui suoi passi ed è rientrato nella sua abitazione. Ed è lì che lo hanno trovato i carabinieri del nucleo investigativo di Sarzana. Era solo quando è avvenuto il fatto e la sua versione viene smentita dagli altri testimoni, oltre che da Mohamed anche dalla moglie di Jamaal e dai due bambini: «Nessuna colluttazione, il cacciatore ha sparato volutamente - ripetono i familiari del ferito -. Vogliamo che sia fatta giustizia e abbiamo la massima fiducia nel tribunale e nelle forze dell’ordine. L’importante è che quell’uomo paghi per quello che ha fatto, pregando perché Jamaal torni presto a casa e si ristabilisca senza conseguenze».
I carabinieri intanto ieri mattina sono tornati nel campo dove si è consumato il dramma. Hanno completato i rilievi che avevano iniziato domenica mattina: cercavano conferme per stabilire l’esatta dinamica. Ma ci vorranno dei consulenti per avere la certezza: il colpo è partito da distanza ravvicinata, un conto se è stato un incidente e un altro se è stato esploso volutamente. Qui entra in gioco la balistica e un esperto dirà la parola definitiva su questo aspetto fondamentale dell’indagine. Perché Rustighi non ha nessuno che possa confermare quanto dice, stava andando a caccia con i suoi due bracchi. Lui dice di non aver sparato vicino alla casa di Jamaal (il motivo della lite) ma di essersi fermato perché i cani del marocchino avevano aggredito i suoi cani. Troppe divergenze per non chiedere il parere di un perito. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Intanto il cacciatore, Daniele Rustighi, 59 anni, artigiano per conto di una ditta di marmi, resta in carcere in stato di fermo in attesa della convalida del giudice. L’uomo, difeso dagli avvocati Alessandro Silvestri e Andrea Corradino, insiste nella versione che ha ribadito anche al sostituto procuratore di La Spezia Maurizio Caporuscio: «Ci siamo presi e nella colluttazione è partito un colpo. Non volevo sparare, è stata una disgrazia. Io tentavo soltanto di difendermi». Rustighi - che è accusato di tentato omicidio - dopo lo sparo non si è però neppure preoccupato delle condizioni del ferito, è tornato sui suoi passi ed è rientrato nella sua abitazione. Ed è lì che lo hanno trovato i carabinieri del nucleo investigativo di Sarzana. Era solo quando è avvenuto il fatto e la sua versione viene smentita dagli altri testimoni, oltre che da Mohamed anche dalla moglie di Jamaal e dai due bambini: «Nessuna colluttazione, il cacciatore ha sparato volutamente - ripetono i familiari del ferito -. Vogliamo che sia fatta giustizia e abbiamo la massima fiducia nel tribunale e nelle forze dell’ordine. L’importante è che quell’uomo paghi per quello che ha fatto, pregando perché Jamaal torni presto a casa e si ristabilisca senza conseguenze».
I carabinieri intanto ieri mattina sono tornati nel campo dove si è consumato il dramma. Hanno completato i rilievi che avevano iniziato domenica mattina: cercavano conferme per stabilire l’esatta dinamica. Ma ci vorranno dei consulenti per avere la certezza: il colpo è partito da distanza ravvicinata, un conto se è stato un incidente e un altro se è stato esploso volutamente. Qui entra in gioco la balistica e un esperto dirà la parola definitiva su questo aspetto fondamentale dell’indagine. Perché Rustighi non ha nessuno che possa confermare quanto dice, stava andando a caccia con i suoi due bracchi. Lui dice di non aver sparato vicino alla casa di Jamaal (il motivo della lite) ma di essersi fermato perché i cani del marocchino avevano aggredito i suoi cani. Troppe divergenze per non chiedere il parere di un perito. (d.d.)
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