La manifestazione
L’addio a Walter Danesi, creatore della Cava Museo
Carrara, aveva 91 anni: nell’87 concretizzò il sogno di realizzare a Fantiscritti una struttura a cielo aperto nel quale omaggiare la storia dei cavatori
CARRARA. Il mondo del marmo è in lutto per l’addio a Walter Gualtiero Danesi, ideatore e creatore della Cava Museo di Fantiscritti. Aveva 91 anni. Lascia i figli Augusto, Letizia e Alberto, che hanno proseguito l’attività del padre, che era anche titolare di un negozio di souvenir, i congiunti e i nipoti, tra i quali l’omonimo Walter che in particolare accoglie adesso i visitatori al Museo. Da circa tre anni infatti il fondatore era meno presente: rimasto vedovo di Nora, successivamente aveva scoperto di avere il male che poi l’ha portato inesorabilmente al decesso. Ha sicuramente vissuto una vita intensa: originario di Colonnata, a 16 anni fu deportato in Germania; poi al ritorno, per un periodo si trasferì in Svezia a fare il meccanico. Al ritorno, fu cavatore da Gastone, poi ebbe un bar a Bedizzano - paese dove abitava tuttora - ma nella mente aveva sempre l’idea di realizzare sia artigianato del marmo che una grande Cava museo a cielo aperto nel quale mostrare a tutti i metodi di lavorazione delle cave. E così, con il materiale raccolto in una vita, nell’87 inaugurò la struttura, straordinaria. Accoglieva tutti al suono della “bucina”, il lungo corno con cui all’epoca in cava si avvisava che stava per esplodere una mina e poi via, a raccontare sempre con passione il mondo delle cave e del marmo, e soprattutto dei cavatori. Alcuni anni fa gli fu consegnato un riconoscimento a palazzo civico, da parte dei giovani di Confcommercio e del Comune, alla presenza del presidente del consiglio comunale Luca Ragoni. E nell’occasione ricordammo che nel museo di Fantiscritti sono passati, nel corso degli anni, tanti visitatori eccellenti: da Jaques Cousteau a scultori illustri, fino a troupe televisive da tutto il mondo. Tutto per testimoniare il tributo di Danesi al mondo del marmo. Tante pagine gioiose e qualche malumore, come quando nel 2009 subì un furto. Disse al Tirreno: «Mi hanno rubato degli oggetti, all'interno del museo, ed è davvero un dispiacere pensare che ciò possa essere opera di miei concittadini». Erano spariti un paio di tipici e storici scarponi da cavatore, un'antica lancia romana, un ferro da stiro a carbone, un lumicino ad olio, due vasi di cimitero sbozzati a mano e una serie di mazzuoli e subbie. «Non sto ad elencare le difficoltà che ho incontrato nel corso degli anni - raccontava Danesi -, sia economiche che logistiche, per allestire un museo che raccontasse le nostre origini. E ora mi addolora profondamente che nella mia città ci siano persone che non hanno rispetto per le cose altrui. Per coloro che, con tanto impegno e per beneficio di tutti, fanno qualcosa da mettere a disposizione anche degli altri». «Gli oggetti rubati - proseguiva - non hanno tanto un valore economico, quanto, piuttosto, affettivo, e mi sembra di aver ricevuto uno spregio». Una amarezza piccola a confronto dei grandi attestati di stima ricevuti in tutti questi anni. A parte gli ultimi sei mesi di malattia, tra l’altro - come ricorda uno dei figli - è sempre stato assistito da una salute di ferro: «Non aveva mai visto un dottore, prima...».
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