Il Tirreno

MARMOTEC: IL COMMENTO

Carrara: ora la Fiera deve decidere cosa vuole fare da grande

MASSIMO BRAGLIA
L'ultima edizione di Marmotec così come la conosciamo: quela del 2016
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L'ultima edizione di Marmotec così come la conosciamo: quela del 2016

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È un crollo che parte da lontano, quello della Fiera Marmotec di Carrara. Già nel ’98, sul Tirreno, si parlava di confronti, ipotesi di rilancio. I numeri già da qualche tempo erano molto a favore di Verona. Il 24 settembre del ’98 scrivevamo questa scheda: a Carrara, 747 espositori, di cui 603 italiani e 144 stranieri, provenienti da 18 paesi. A Verona, 1.300 espositori di cui 358 stranieri, provenienti da 44 paesi. All’epoca, si pensò che sarebbe bastato ampliare i padiglioni espositivi per riacquistare competitività e centralità rispetto a Verona. Una dozzina d’anni dopo, a partita ampiamente persa, la decisione di biennalizzare la fiera carrarese, poi pochi giorni fa l’annuncio, al quale Il Tirreno ha dato ampio risalto, di rinunciare alla Marmotec come la conosciamo dal lontano 1980: niente padiglioni, eventi diffusi, incontri di business. Un nuovo format e una sconfitta amara. Una sconfitta voluta e cercata da un’intera classe dirigente apuana, e carrarese in particolare, che di fatto non si è mai interessata del destino del complesso e della fiera, se non quando era il momento delle nomine nei consigli di amministrazione, quasi sempre “valvola di sfogo” per qualcuno da piazzare.

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Tanto per dirne una: mentre il mondo andava avanti, qui si sono persi anni e anni dietro al fantomatico “Distretto lapideo”, con tutta una serie di riunioni che non hanno partorito niente, men che mai il tanto ipotizzato marchio del marmo. C’è da dire che alla pochezza di visione e programmazione politica, ha fatto da controcanto una grande vivacità imprenditoriale, aiutata dal momento d’oro del marmo sui mercati mondiali. Chi ha le cave e chi fa trasformazione di qualità va benissimo e, obiettivamente, va bene a prescindere dalla fiera. Il mercato delle macchine apuane è invece in difficoltà, potrebbe ripartire se e quando diventerà operativo il regolamento degli agri marmiferi che, recependo la legge regionale, renderà premiante la lavorazione in loco. Ma far ripartire una fiera Marmotec, almeno con questa congiuntura, è complicato. E allora, domanda d’obbligo, cosa fare dei padiglioni? Una riflessione vera è necessaria: intanto, il cda di Imm Carrarafiere sta pensando a investire su una ristrutturazione di un padiglione in chiave anche sportiva, in modo da poter ospitare grandi eventi. Bene. Ma è evidente che serve di più. Forse è davvero arrivato il momento che Comune e Regione, i due maggiori azionisti della società e quindi del grande complesso, ci mettano testa e di concerto con il management impostino un lavoro di grande respiro.

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Un investimento simile, in un’area di pregio, non può essere solo per Festa della birra, 4x4, Seatec, Tirreno Ct, Tuttocasa e poco altro. Ci sono un Centro tecnologico da valorizzare, un centro studi, personale preparato (nel tempo lievitato fino a 26 persone). L’accordo con Verona è un primo passo. Tanto, agli imprenditori carraresi, è inutile girarci intorno, non interessa una fiera locale: hanno già contatti nel mondo e showroom aperti tutti l’anno, e per antico retaggio preferiscono, almeno una parte di loro, non mostrare a tutti chi sono i loro clienti. Quindi, siccome ripiantare un galoppatoio (che c’era 40 anni fa) in quell’area vicino al mare è impossibile, meglio rimboccarsi tutti le maniche e fare finalmente qualcosa di costruttivo per il territorio.

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