Il Tirreno

Quando eravamo numeri uno

Quando eravamo numeri uno

Dal progetto di Giulio Conti alla “guerra” con Verona: la parabola della rassegna

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CARRARA. C’erano una fattoria con le oche e le galline, un maneggio con scuola di equitazione e tanti campi, alla Fossa Maestra. Poi, arrivò la Fiera, la Imm, Internazionale marmi e macchine, 48mila metri quadrati di asfalto e capannoni (poi ampliati a 67mila). Nacque, con capitali quasi tutti pubblici, da un’intuizione di Giulio Conti: Carrara capitale del marmo non può non avere una rassegna internazionale delle macchine e del marmo. E così fu. La prima edizione è del 1980, da lì in poi Marmomacchine fa breccia, cresce ad ogni edizione, diventando forse il più importante appuntamento mondiale del settore. Ogni anno arrivano a migliaia gli operatori e i trader di tutto il mondo; e Carrara in quei giorni si sente un po’ più cosmopolita.

Ma alla fine dei Novanta, nel 1998, cambia il vento. La fiera di Sant’Amborgio in Valpolicella si trasferisce (dopo una guerra tra enti durata anni), a Verona. Verona ha spazi enormi (310mila metri quadrati di cui 175mila al coperto) che Carrarra non ha. Ha, soprattutto una struttura potente, presente in tutto il mondo e fa una concorrenza spietata alla Imm apuana. Carrara, per un po’ regge: se sui numeri non c’è partita, sulla qualità e l’appeal, sì. Il problema, però, è che crescono nuove fiere (Norimberga su tutte) mentre il comparto marmo va un po’ in crisi. Dagli imprenditori arriva un appello: troppe fiere, troppi costi, biennalizzate Carrara e Verona. I veneti raccolgono e propongono: un anno noi e uno voi. I carraresi rispondono con malrisposto orgoglio che non se ne parla neanche. Poi, però, nel 2009, la Fiera di Carrara decide unilateralmente di diventare biennale. È il principio della fine: Verona ha le spalle larghe ( organizza fiere di livello mondiale come Vinitaly più grosse di Marmomac) e regge ai tempi di crisi; Carrara soffre. E quando l’economia del marmo riprende a tirare, il divario fra i due appuntamenti è diventato più ampio. Gli operatori che prima si sacrificavano perchè a Carrara dovevano esserci, ora disertano. È così che si arriva all’oggi, alla cancellazione della fiera del marmo di Carrara così come l’abbiamo conosciuta finora. Gli addetti ai lavori dicono che no c’era alternativa, che la sinergia con Verna che la formula “fiera diffusa” è l’unica soluzione. Funzionerà? Boh. Di sicuro i “grandi” marmisti carraresi –citiamo Sagevan e Franchi per tutti – si sono attrezzati per tempo, costruendo fastosi show-room nelle loro aziende, vere e proprie fiere sul luogo di produzione. E che i più piccoli, invece, quelli che in fiera ci andavano con piccoli stand e per i quali Marmomac era una vetrina che altrimenti non avrebbero potuto permettersi – in fondo le fiere sono essenzialmente questo – si arrangino.

Intanto, sul futuro della stessa CarraraFiere si addensano altre nubi. Perchè non è facile sopravvivere con soltanto un paio di appuntamenti di rilievo (Seatec e 4x4Fest) in calendario. Forse era meglio se fossero rimaste le oche e le galline.

Claudio Figaia

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