La manifestazione
No al tempio crematorio: parte un ricorso al Tar
I cittadini del comitato Tutela Salute contestano l’amministrazione civica e chiedono lo stop all’utilizzo del forno per salme provenienti da altri comuni
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CARRARA. Il comitato Tutela Salute dei cittadini della zona di Marasio-Turigliano ha deciso: avvierà un procedimento amministrativo davanti al Tar nei confronti dell’amministrazione civica. La decisione è arrivata dopo la risposta del sindaco alla diffida, inviata dal comitato Tutela Salute Carrara, il quale si batte dal 2015 per impedire che il tempio crematorio costruito nel frattempo nell’area di Turigliano, diventi un servizio aperto a tutti, anche ai non cittadini, e si limitino dunque il più possibile le temute ricadute sulla salute e sull’ambiente, confermate peraltro da diversi studi scientifici che parlano esplicitamente di diossina e polveri sottili e paventate da diverse altre comunità italiane che lottano e protestano per lo stesso problema: evitare che la cremazione diventi un business speculativo.
Con la diffida infatti il Comitato chiedeva che l’amministrazione si impegnasse a rispettare il vincolo del servizio per i soli residenti, previsto nella relazione tecnica della delibera 362 del 10 luglio 2015, con cui è approvata la costruzione del tempio. Ma ricevendo risposta a firma del sindaco Francesco De Pasquale con cui l’amministrazione nega il valore legittimo del suddetto vincolo, che si riferirebbe, secondo il Comune, a un passaggio puramente tecnico della relazione allegata alla delibera, non vincolante la destinazione d’uso, il Comitato ha deciso di chiedere al Tribunale amministrativo di pronunciarsi in merito.
«Siamo costretti nostro malgrado a prendere questa decisione: avremmo evitato volentieri di procurare un’altra magagna alla nuova amministrazione ma non ci basta il suo impegno, seppur lodevole, di rispettare un numero massimo di 1000 cremazioni annue, vale a dire il numero indispensabile per poter coprire i costi e raggiungere così la sostenibilità economica” spiega Paolo Dell’Amico, uno dei portavoce del Comitato. Prima di tutto Dell’Amico lamenta come l’amministrazione non abbia specificato il criterio che useranno per scegliere le salme: «Se durante l’anno e non alla fine, verranno raggiunte le 1000 salme, cosa succederà alle salme dei cittadini carraresi che arriveranno da lì in poi?» chiede Dell’Amico, il quale poi e soprattutto punta il dito su un’altra questione: «Noi ci fidiamo di questa amministrazione che, al contrario della precedente, si è impegnata formalmente a non trasformare questo servizio in business facendosi carico di rispettare il limite delle 1000 salme annue, ma se lasciamo scadere i termini dei 60 giorni dalla risposta del sindaco, perdiamo l’opportunità di andare davanti al Tar e questo comporterebbe in un futuro, lasciare mani libere ad una amministrazione successiva, che potrebbe aumentare il numero di cremazioni e addirittura mettere in funzione un’altra linea di cremazione, visto che la struttura è predisposta per una 2° linea». Unico ostacolo che si profila ora per il Comitato è raccogliere le 5.000 euro per dare mandato all’avvocato Daniele Granara, esperto e docente di diritto amministrativo presso l’Università di Genova, di avviare la causa: ma in realtà questo potrebbe rivelarsi non un grande problema visto che il Comitato conta circa 1160 iscritti e che in occasione della stessa riunione con cui ha deciso di procedere, è riuscito a raccogliere già 1200 euro.
Francesca Vatteroni
Con la diffida infatti il Comitato chiedeva che l’amministrazione si impegnasse a rispettare il vincolo del servizio per i soli residenti, previsto nella relazione tecnica della delibera 362 del 10 luglio 2015, con cui è approvata la costruzione del tempio. Ma ricevendo risposta a firma del sindaco Francesco De Pasquale con cui l’amministrazione nega il valore legittimo del suddetto vincolo, che si riferirebbe, secondo il Comune, a un passaggio puramente tecnico della relazione allegata alla delibera, non vincolante la destinazione d’uso, il Comitato ha deciso di chiedere al Tribunale amministrativo di pronunciarsi in merito.
«Siamo costretti nostro malgrado a prendere questa decisione: avremmo evitato volentieri di procurare un’altra magagna alla nuova amministrazione ma non ci basta il suo impegno, seppur lodevole, di rispettare un numero massimo di 1000 cremazioni annue, vale a dire il numero indispensabile per poter coprire i costi e raggiungere così la sostenibilità economica” spiega Paolo Dell’Amico, uno dei portavoce del Comitato. Prima di tutto Dell’Amico lamenta come l’amministrazione non abbia specificato il criterio che useranno per scegliere le salme: «Se durante l’anno e non alla fine, verranno raggiunte le 1000 salme, cosa succederà alle salme dei cittadini carraresi che arriveranno da lì in poi?» chiede Dell’Amico, il quale poi e soprattutto punta il dito su un’altra questione: «Noi ci fidiamo di questa amministrazione che, al contrario della precedente, si è impegnata formalmente a non trasformare questo servizio in business facendosi carico di rispettare il limite delle 1000 salme annue, ma se lasciamo scadere i termini dei 60 giorni dalla risposta del sindaco, perdiamo l’opportunità di andare davanti al Tar e questo comporterebbe in un futuro, lasciare mani libere ad una amministrazione successiva, che potrebbe aumentare il numero di cremazioni e addirittura mettere in funzione un’altra linea di cremazione, visto che la struttura è predisposta per una 2° linea». Unico ostacolo che si profila ora per il Comitato è raccogliere le 5.000 euro per dare mandato all’avvocato Daniele Granara, esperto e docente di diritto amministrativo presso l’Università di Genova, di avviare la causa: ma in realtà questo potrebbe rivelarsi non un grande problema visto che il Comitato conta circa 1160 iscritti e che in occasione della stessa riunione con cui ha deciso di procedere, è riuscito a raccogliere già 1200 euro.
Francesca Vatteroni
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