Il Tirreno

Cave, Confindustria attacca Giubilaro

di Cinzia Chiappini

«Dal procuratore pesanti insinuazioni e nessun fatto». Inedito scontro tra industriali e magistrato sul “far west” nel marmo

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CARRARA. «Proprio nel momento in cui le imprese stanno esercitando il massimo sforzo e collaborano con le istituzioni locali e con gli organismi di controllo, il settore marmo continua ad essere oggetto di attacchi indiscriminati» lo scrive in una nota Confindustria Livorno Massa-Carrara, rispondendo a distanza alle dichiarazioni che il Procuratore Aldo Giubilaro ha rilasciato davanti alla “Commissione di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti” e rilanciate in questi giorni da Grig, Rifondazione Comunista e Massa Città.

La tempistica, lasciano intendere gli industriali, è quanto mai infelice perché proprio in questi mesi, con Carrara Marble Way, la categoria ha annunciato una serie di impegni e di progetti mirati a valorizzare i materiali di risulta dell’escavazione, in modo da agevolarne l’asportazione dalle montagne, dove la loro permanenza rappresenta un pericolo per la sicurezza idrogeologica riconosciuto ormai da tutti. E proprio i “derivati” dell’attività estrattiva sono stati al centro delle dichiarazioni rilasciate lo scorso febbraio dal procuratore Giubilaro, nel corso della sua audizione parlamentare, dove aveva equiparato la situazione dei rifiuti alle cave a un Far West.

Il magistrato si era spinto fino a sostenere che in questo mondo i i controllati – gli operatori del monte – vengono avvisati dell’arrivo dei controllori – i delegati di Arpat, Comune, Asl e degli enti competenti – esattamente come accadeva ai tempi di sioux e cowboy. «Certe dichiarazioni, che non vorremmo leggere perché feriscono tutta la nostra comunità ed i suoi stretti legami le attività lapidee, inducono tuttavia a svolgere qualche riflessione – scrivono dall’associazione di categoria – Rileggendo il resoconto dei lavori parlamentari, in primo luogo viene da chiedersi che cosa c’entrano i sassi, le terre e la marmettola delle cave (prodotti naturali) con le audizioni della “Commissione di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti”, titolo che evoca subito oscuri intrecci di sostanze pericolose: le vicende del nostro territorio più vicine all’oggetto dell’indagine ci riportano, forse, indietro nel tempo e in ogni caso non hanno niente a che fare con le cave». Secondo Confindustria si è trattato dunque di «voci stonate» che però questa volta arrivano un po’a sorpresa da una carica istituzionale che «ha «inopinatamente, puntato l’indice sulle cave senza parlare i fatti ma rilasciando opinioni personali miste a pesanti insinuazioni, a partire dalla abusata metafora dei “cowboy e del far west” dove tutto sarebbe consentito».

Proprio per questo, proseguono dall’associazione, «nella nostra comunità nessuno sino a oggi ha replicato, come lamentano Grig, Rifondazione Comunista e Massa Città» perché affermano gli industriali è stata rilevata una «non corrispondenza delle sterili polemiche con i fatti concreti, anche perché ripetere affermazioni infondate non produce informazione ma solo un fastidioso rumore di fondo». Gli industriali rigettano dunque queste “sterili polemiche” e ricordando che nella realtà perché «le attività in cava si svolgono in base ad un progetto di escavazione molto articolato e dettagliato che, come prevedono norme puntuali, viene compulsato da una nutrita Conferenza dei servizi (Comune, Arpat, Sovraintendenza, ASL, ecc) e che questa spesso usa tutti i margini interpretativi di cui dispone per aggiungervi ulteriori prescrizioni». Certo, ammettono gli industriali, «tutto si può fare meglio ma – insistono– mettiamo da parte una volta per tutte il “far west o tutte violenze escluso l’omicidio volontario (sic! )” E – concludono dall’associazione di categoria – non è certo difficile farsi un’idea circostanziata delle condizioni che rendono oggettivamente diverse “le cucine dei ristoranti dai piazzali di cava”».

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