Sicurezza
la minaccia alle suore
«Le sorelle non riposeranno se non mi pagate la messa»
MASSA. Si parla anche di “messe mai celebrate” per le quali però don Luca Morini chiedeva dei soldi nell’avviso di conclusione indagini mandato dalla procura ai tre indagati. Messe in suffraggio di...
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MASSA. Si parla anche di “messe mai celebrate” per le quali però don Luca Morini chiedeva dei soldi nell’avviso di conclusione indagini mandato dalla procura ai tre indagati. Messe in suffraggio di suore defunte per le quali Morini avrebbe chiesto 400 euro a suor Maria Ausilia Favilla, la direttrice dell’istituo religioso “Figlie di Nostra Signora”, che allora gestiva la colonia casa Faci nella zona di Marina di Massa.
In pratica, secondo la ricostruzione della procura di Massa, il raggiro in questo caso faceva leva sul suo ruolo di parroco e sulla buona fede che le sorelle riponevano nei suoi confronti. Dovuto anche al suo ruolo di parroco del posto.
Don Morini dunque si presentò nella struttura, sostenendo di dover celebrare una messa in onore delle suore defunte appartenute alla congregazione. E non era la prima volta che tentava.
I tentativi di don Morini furono “scariati e pressanti”, anche se inizialmente le sue richieste non furono mai accolte dalla direttrice, che evidentemente non riteneva ragionevole pagare un corrispettivo per celebrare la messa.
A quel punto, e qui seguiamo alla lettera le carte, don Luca Morini «costringeva la predetta suora (Suor Maria Ausilia Favilla) a consegnare il denaro richiesto facendo leva sulla sua fede e credenza religiosa, minacciandola inoltre che, laddove non avesse pagato quella somma “le sorelle defunte non avrebbero riposato in pace”».
Insomma, una vera e propria minaccia sul sottile piano della fede. Esercitando una pressione basata sul suo ruolo di ministro del culto e tirando in mezzo il riposo nell’aldilà delle sorelle per le quali avrebbe dovuto pregare. (l.r.d.)
In pratica, secondo la ricostruzione della procura di Massa, il raggiro in questo caso faceva leva sul suo ruolo di parroco e sulla buona fede che le sorelle riponevano nei suoi confronti. Dovuto anche al suo ruolo di parroco del posto.
Don Morini dunque si presentò nella struttura, sostenendo di dover celebrare una messa in onore delle suore defunte appartenute alla congregazione. E non era la prima volta che tentava.
I tentativi di don Morini furono “scariati e pressanti”, anche se inizialmente le sue richieste non furono mai accolte dalla direttrice, che evidentemente non riteneva ragionevole pagare un corrispettivo per celebrare la messa.
A quel punto, e qui seguiamo alla lettera le carte, don Luca Morini «costringeva la predetta suora (Suor Maria Ausilia Favilla) a consegnare il denaro richiesto facendo leva sulla sua fede e credenza religiosa, minacciandola inoltre che, laddove non avesse pagato quella somma “le sorelle defunte non avrebbero riposato in pace”».
Insomma, una vera e propria minaccia sul sottile piano della fede. Esercitando una pressione basata sul suo ruolo di ministro del culto e tirando in mezzo il riposo nell’aldilà delle sorelle per le quali avrebbe dovuto pregare. (l.r.d.)
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