Il Tirreno

«Far West alle cave, ma nessuno parla»

di David Chiappuella

Il Grig: le parole di Giubilaro in commissione parlamentare delineano un quadro di gravità assoluta, poche le reazioni

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CARRARA. Sul sito della Camera è stato pubblicato il resoconto della missione svolta in Toscana lo scorso febbraio dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo di rifiuti, presieduta dal deputato del Pd Alessandro Bratti, nel corso della quale si è tenuta anche un’audizione con il procuratore capo di Massa-Carrara Aldo Giubilaro ed i suoi sostituti Alessia Iacopini e Alberto Dello Iacono. Secondo il Gruppo di azione giuridica (Grig) il quadro tracciato dai vertici della Procura apuana durante il colloquio con l’onorevole Bratti sarebbe “semplicemente drammatico, descrivendo una situazione di incancrenita illegalità ambientale”. «Quello delle cave -dichiara Giubilaro- è un mondo chiuso. Normalmente i titolari delle aziende, per una serie di motivi vecchi, ormai abbastanza incancreniti sul territorio, le gestiscono come se fossero delle cose del tutto private e personali».

La situazione, secondo il magistrato, sarebbe iniziata a cambiare solo negli ultimi anni, quando la Procura, su sua iniziativa, avrebbe dato il via ad una vera e propria “campagna” contro gli illeciti commessi alle cave.

A conferma di ciò Giubilaro ha anche ricordato che «fino a circa due anni fa, i controlli erano uno, forse due per cava ogni cinque o sei anni. Non c’era sensibilità, voglia di fare controlli da parte del Comune. Quelli a posteriori erano quasi inesistenti». Stando a questa ricostruzione, dunque, i procedimenti penali da parte della magistratura sarebbero stati avviati in un quadro di desolazione dei controlli amministrativi e di scarsità di personale e mezzi da dedicare alle indagini e agli accertamenti.

«Quand o si comincia a salire per le rampe, giù in fondo, ai primi tornanti su già sanno quello che sta arrivando -sostiene Giubilaro- Come i vecchi Sioux, i vecchi cowboy. Su, a quel punto, tutto il resto sparisce immediatamente, come d’incanto». La presenza della marmettola, in particolare, che dovrebbe seguire una corretta procedura di smaltimento o riutilizzo, costituirebbe uno dei maggiori problemi nella gestione dei rifiuti in cava. «Abbiamo accertato -ha riferito la giudice Iacopini- che essa viene di fatto abbandonata in cava o, in alternativa, riutilizzata, ad esempio per costruire dei cordoli che hanno poca tenuta o per costruire letti per attutire l’atterraggio dei blocchi tagliati dalle bancate».

Quando piove, sia la marmettola abbandonata nei piazzali che quella utilizzata in questo modo, dilava e si disperde nell’ambiente, inquinando le acque di falda. Il cuore del problema starebbe proprio qui, poiché, se è concesso il riutilizzo della marmettola in cava, essa non può essere considerata rifiuto e la Procura, di conseguenza, non può intervenire.

«Per dire che c’è l’effettivo abbandono o una discarica -spiegano i magistrati- dovremmo essere in grado di dire che quella marmettola viene abbandonata in modo stabile, cioè non più recuperata». Gli illeciti commessi al monte, però, non si limiterebbero a questo. Tra rifiuti, vincolo idrogeologico, sismico, urbanistico o paesaggistico, -afferma Giubilaro- «i possibili reati sono circa 35, previsti da tutte le norme possibili». Per non parlare delle autorizzazioni estrattive. Un altro passaggio su cui si è concentrato il procuratore durante la sua audizione nella Commissione.

«Alle conferenze dei servizi -ricorda il magistrato- le amministrazioni spesso non prendono neanche parte, seppure invitate. Quindi anche tutte le autorizzazioni che dovrebbero essere richieste dai titolari delle cave (…) vengono superate dalla conferenza dei servizi. (…) Di fatto, viene autorizzato tutto».

Secondo il procuratore, inoltre, finora non sarebbe stata emessa alcuna sentenza di condanna per i reati ambientali commessi alle cave, perché “nessuno se ne è occupato” e perché anche nella magistratura locale «si è portati a svalutare questo tipo di situazioni, in modo da avere sempre un approccio accomodante, accondiscendente, verso l’imprenditore del marmo».

«Le parole di Giubilaro -commenta il Grig- sono chiare e delineano un quadro di una gravità assoluta: le Alpi Apuane sono di fatto il Far West delle cave di marmo. Eppure rare sono state le reazioni da parte delle forze politiche e sociali, delle organizzazioni imprenditoriali, dell’associazionismo. Il Grig, -si chiude la nota- impegnato da anni nella difesa dell’ambiente, non accetta in alcun modo questo deprimente stato di cose e continuerà con ancor maggiore determinazione la dura battaglia per la legalità, l’ambiente e la salute».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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