Il Tirreno

Da Gragnana all’Uruguay, per scolpire

di Luca Borghini
Da Gragnana all’Uruguay, per scolpire

Un’associazione ripercorre la vicenda dei fratelli Giovanni e Giuseppe Conserva “ambasciatori del marmo”

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CARRARA. La storia dei fratelli Giovanni e Giuseppe Conserva che a fine Ottocento lasciarono Gragnana per trasferirsi in Urugay diventando importanti scultori è stata scoperta dall'associazione abruzzese Ambasciatori della fame e raccontata da Geremia Mancini, presidente dell'associazione. «I fratelli, Giovanni e Giuseppe Conserva, nacquero a Gragnana. Giovanni nacque nel 1839 e Giuseppe il 3 dicembre 1853. A Carrara acquisirono la capacità la lavorare il marmo. Nel 1877 Giuseppe, il più giovane dei fratelli, decise di tentare fortuna oltre oceano. Destinazione il lontano Uruguay. Sei anni dopo, nel 1883, fu raggiunto da Giovanni. A Montevideo i due costituirono un solidissimo sodalizio, durato 25 anni, che li portò a farsi conoscere ed apprezzare nell’intero Uruguay. Alla loro officina /deposito si rivolsero le più prestigiose famiglie uruguayane, lo stesso Governo commissionò più lavori e la Chiesa non fu da meno. Le loro fini creazioni, destinate alle moderne costruzioni, e le realizzazioni di marmoree Cappelle cimiteriali sono tutt’ora annoverate tra le opere d’arte di quella nazione. Nella loro azienda lavorarono e si formarono centinaia di futuri marmisti». Dalle carte scoperte da Mancini c'è anche il proseguo della storia: «Successivamente Giovanni e Giuseppe decisero, di comune accordo, di sciogliere la loro società. Giovanni ne creò una nuova con il figlio Francesco. Quest’ultimo era nato a Carrara il 1881 e giunse a Montevideo, insieme alla madre, nel 1890. Dopo gli studi seguì la professione paterna. Divenne apprezzato scultore. Successivamente decise di aprire un proprio attività a Mercedes, dipartimento di Soriano, e lì si distinse, tra l’altro, per la costruzione delle cappelle delle nobili famiglie Ferreira e Irigaray. La sua anima di artista lo fece divenire popolare e stimato. Costituì, a Mecedes, la società “Francesco Conserva e Figlio”. Sposò la signorina Ernestina Giambonini e a lei fece gestire una importante “Caffetteria”. Francesco Conserva si distinse, durante la Grande Guerra, per i munifici fondi raccolti i favore dell’Italia. Alla sua morte fu così ricordato: «uomo colto, lavoratore, artista ed industriale di merito, fu pure un elemento di valore per la comunità tutta». Anche Giuseppe, dopo aver cessato il connubio con il fratello, decise di aprire una nuova attività con il figlio Cesare. Quest’ultimo era nato, il 7 agosto del 1880, dal matrimonio di Giuseppe con Cristina Belloni. La società si chiamò “Giuseppe Conserva e figlio”. Cesare studiò e si applicò sino a divenire, anche lui, apprezzatissimo marmista ed artista».

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