Finanza
Caso Prandina, causa per il risarcimento
I congiunti dell’avvocato ucciso da un Suv chiedono di accedere al fondo vittime della strada
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Si torna a parlare del caso Prandina, stavolta in un’aula di tribunale della sezione civile. La compagna e il figlio dell’avvocato travolto da un Suv nel settembre di sei anni fa chiedono di poter accedere al fondo delle vittime della strada per avere un risarcimento per quello che hanno subito e soprattutto perché finora non hanno ottenuto giustizia. E chissà se un giorno mai ci riusciranno a scoprire chi ha strappato la vita al loro caro. Un’inchiesta arrivata a un passo dalla verità, ma archiviata senza un colpevole perché gli inquirenti non sono riusciti a trovare le prove per confermare quelli che erano i loro sospetti. L’avvocato Diego Prandina è morto una sera di settembre del 2011, investito da un fuoristrada davanti al cancello della casa dove si era trasferito con la sua nuova compagna da qualche mese. In via dei Mori. La jeep dopo aver travolto l’uomo, che aveva appena 48 anni e da poco era diventato anche papà, era scappata. E non era stata mai più ritrovata: eppure lungo quella strada c’erano telecamere di videosorveglianza e i carabinieri del nucleo investigativo avevano trovato anche un testimone che aveva parlato con il presunto assassino. Il pubblico ministero Vito Bertoni però dato che non c’erano prove ha archiviato la vicenda, di fatto prosciogliuendo l’unico indagato, un imprenditore massese.
Ieri mattina davanti al got Monica Mattei si è presentato il medico legale Maurizio Ratti, il consulente della procura che ha eseguito l’autopsia che ha certificato la causa della morte del professionista. Ratti ha ribadito quanto aveva scritto nella sua relazione: Prandina era piegato nel tentativo di aprire il cancello di casa, quando è piombato a folle velocità il Suv. Lo ha sbalzato in aria e lo ha travolto, togliendogli la vita all’istante. Nessuna speranza di salvarlo: l’avvocato è morto sul colpo. Per le ferite e i traumi riportati si era pensato - prima dell’autopsia - a un omicidio volontario, tanto da ipotizzare ripetuti passaggi della vettura sul corpo del professionista. L’esame autoptico però aveva escluso tutto ciò. Prandina era stato travolto in una strada privata, a senso unico, intorno alle 20.30. Il pirata era fuggito via senza prestare soccorso. Unica traccia i segni di un pneumatico sull’asfalto. Da lì l’indagine dei carabinieri che è arrivata a un passo dalla verità. Senza trovarla, però. Adesso i congiunti tentano la carta del fondo delle vittime della strada e per questo hanno intentato le vie civili. Si può accedere al fondo per ottenere il risarcimento dei danni causati da veicoli o natanti non identificati. Le categorie di danno risarcibili sono il danno alla persona e il danno materiale, pagato con una franchigia di 500 euro solo qualora si siano verificati danni gravi alla persona. In caso di assenza di danni gravi alla persona,
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ieri mattina davanti al got Monica Mattei si è presentato il medico legale Maurizio Ratti, il consulente della procura che ha eseguito l’autopsia che ha certificato la causa della morte del professionista. Ratti ha ribadito quanto aveva scritto nella sua relazione: Prandina era piegato nel tentativo di aprire il cancello di casa, quando è piombato a folle velocità il Suv. Lo ha sbalzato in aria e lo ha travolto, togliendogli la vita all’istante. Nessuna speranza di salvarlo: l’avvocato è morto sul colpo. Per le ferite e i traumi riportati si era pensato - prima dell’autopsia - a un omicidio volontario, tanto da ipotizzare ripetuti passaggi della vettura sul corpo del professionista. L’esame autoptico però aveva escluso tutto ciò. Prandina era stato travolto in una strada privata, a senso unico, intorno alle 20.30. Il pirata era fuggito via senza prestare soccorso. Unica traccia i segni di un pneumatico sull’asfalto. Da lì l’indagine dei carabinieri che è arrivata a un passo dalla verità. Senza trovarla, però. Adesso i congiunti tentano la carta del fondo delle vittime della strada e per questo hanno intentato le vie civili. Si può accedere al fondo per ottenere il risarcimento dei danni causati da veicoli o natanti non identificati. Le categorie di danno risarcibili sono il danno alla persona e il danno materiale, pagato con una franchigia di 500 euro solo qualora si siano verificati danni gravi alla persona. In caso di assenza di danni gravi alla persona,
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google