Il Tirreno

Figlia disabile e senza contributo la rabbia di una madre rimasta sola

di Camilla Palagi
Figlia disabile e senza contributo la rabbia di una madre rimasta sola

Sara è vedova e lavora per poter pagare lo stipendio a un’assistente familiare 24 ore su 24 e non ha ottenuto l’agevolazione della Regione prevista in questi casi. «Sono finiti i soldi»

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MONTIGNOSO. «Non voglio la pena di nessuno, ma rivendico questo contributo perché è diritto di mia figlia». Forza e dignità. Ne ha da vendere Sara che dal 2004 si prende cura della figlia, costretta a letto in seguito ad un tragico incidente stradale che l'ha cambiata per sempre. Tetraparesi spastica si chiama la forma di paralisi che non le permette di mangiare, bere, vestirsi, lavarsi autonomamente. Una disabilità gravissima che rende l'assistenza domiciliare necessaria ventiquattro ore su ventiquattro. Ed essendo rimasta vedova prima dell'incidente della figlia, Sara ha assunto un'assistente familiare a proprie spese, mentre lei, da mattina fino a sera, lavora per poterle pagare lo stipendio.

«Con il contributo regionale stanziato per le persone non autosufficienti – spiega Sara – avevo intravisto uno spiraglio di luce. Ma a quanto pare, nonostante i parametri di gravità di mia figlia, di 9.5 su 10, non potrò ricevere quell'aiuto». E nel racconto della donna ci sono anni di lotta silenziosa per poter rendere dignitosa la vita della figlia. Fino a quando un'amica la informa di un contributo regionale che va dai 700 ai 1000 euro per poter pagare le spese per l'assistente familiare alle persone affette da disabilità gravissima. «Sono venuta a sapere di questo contributo per caso – spiega la donna – quando è compito dell'assistente sociale di “contribuire alla diffusione delle strategie d'informazione sociale sui servizi e sui diritti del cittadino” e di “promuovere e diffondere la conoscenza delle possibilità/servizi”».

A luglio la donna presenta domanda per ottenere il contributo, cui dovrebbe fare seguito la visita di un'equipe (l'unità valutazione multidisciplinare) di medici specializzati, che determini se la figlia rientri o no nel contributo. «Ma quella visita non c'è mai stata e il rischio è che i fondi finiscano». Ed il timore della donna, purtroppo, sembra essere concreto. «La Regione ha riconosciuto a questa zona – distretto circa 391.000 euro da erogare tramite il contributo», spiega la coordinatrice degli assistenti sociali, Annalisa Cervone. «Il contributo è stato promosso attraverso un avviso di interesse pubblico ed è apparso sui giornali. Il bando per l'assegnazione è del 2016, il 19 giugno è stata fatta una seconda delibera dalla Regione che dava ulteriori finanziamenti. Ma purtroppo quei finanziamenti sono terminati. Come la figlia della signora, altre 29 persone sono rimaste scoperte. Attualmente 38 persone con disabilità gravissima, invece, ricevono l'aiuto. Ma procederemo comunque con le visite dell'Uvm e qualcosa di alternativo alla delibera proveremo a trovarlo. Le domande per la richiesta del contributo, comunque, attualmente sono chiuse».

E a confermare che i finanziamenti regionali sono terminati, anche la versione della responsabile della Riabilitazione di Massa-Carrara, Elena Fiaschi. «I fondi sono finiti. Tutto quello che c'era da dare lo abbiamo dato ma non possiamo pensare che ci siano soldi per tutti». Ma sulla questione Sara non ha intenzione di mettere la parola fine. «Non mi fermerò e voglio che venga fatta chiarezza su tutto l'iter che è stato messo in pratica. Non chiedo a nessuno di sollevarmi dal dolore emotivo, ma mia figlia ha diritto a ricevere quel contributo».

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