Il Tirreno

«Chi dovrebbe intervenire invece tace»

«Chi dovrebbe intervenire invece tace»

Dal consiglio pastorale della Perticata una denuncia: dare la casa a don Euro un errore madornale

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CARRARA. «Una Diocesi ferita»: comincia così la nota di Gualtiero Sollazzim membro del consiglio pastorale della Perticata che si rivolge alla curia e al vescovo.

«L’hanno chiamato don Euro. Per un prete, un soprannome orrendo. Sa di sarcasmo e di rimprovero. Lo sperdimento della comunità cristiana è sotto gli occhi di tutti, aggravato da un silenzio dei vertici ecclesiali che non è d’oro, ma colpevole – continua la nota – C’è un presbitero accusato di aver accumulato soldi e gioielli approfittando della fiducia della gente. Uno che invece dl chinarsi a fasciare ferite di cuori spezzati, ha frequentato hotel e ristoranti di lusso. Chi dovrebbe intervenire con fermezza, tace. Certe cose andrebbero gridate sui tetti e non sussurrate in stanze felpate. Di più: se è vero che a quel sacerdote si è fornito un appartamento con relativi pagamenti di bollette si è fatto un errore madornale».

«Don Euro non è un miserabile, ma uno che può tranquillamente pagarsi alloggio e annessi, se ha tutti quei soldi.... È per questo che don Lucio Filippi ha dato per dissenso col Vescovo le dimissioni senza, oltretutto, uno straccio di “grazie” se non altro per rispetto ad un minimum di galateo istituzionale? »

«La comunità cristiana non ha solo il dovere di credere e obbedire: ha diritto anche di sapere. Se siamo famiglia come si dice e si scrive anche troppo, tutto deve essere messo in tavola: gioie e dolori, fallimenti e traguardi».

«Tutto, nella carità e nella verità. Per la festa patronale della Diocesi, S. Francesco, è stato pubblicato che interverrà il cardinale Pietro Parolin. Verrà in una Chiesa dove vi sono preti che si spezzano con le loro caritas per aiutare gli ultimi, ma dove c’è anche il vescovo, indagato per il caso di don Euro».

«Si apra con coraggio il fascicolo doloroso di questa vicenda col segretario di Stato, per non rischiare che tutto si concluda con strette di mano e volute d’incenso– conclude la sua lettera Gualiero Sollazzi – Sperando che per la Diocesi ritornino giorni di primavera».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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