Sicurezza
Assolto in appello: non sequestrò la moglie
di Libero Red Dolce
Fu condannato in primo grado a 3 anni e sei mesi per avere chiuso la donna a casa. Restano le lesioni
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MASSA. Torna libero l’uomo che era stato condannato l’anno scorso accusato di aver picchiato e sequestrato in casa la moglie. A stabilirlo la corte d’appello di Genova che ha in parte ribaltato la sentenza di primo grado.
L’uomo, assistito dall’avvocato Giuseppe Del Papa, era stato condannato a una pena di 3 anni e sei mesi. Ma il suo legale ha deciso di ricorrere in appello ritenendo che ci fosse stato un errore di valutazione. Una condanna dura ma in linea con le accuse che gli erano state mosse. L’uomo infatti, secondo la tesi accusatoria, aveva picchiato la moglie. E poi l’aveva rinchiusa in casa, chiudendo a chiave e dunque impedendole di uscire fisicamente dalla loro abitazione. Ma proprio questa ricostruzione è stata ribaltata in appello.
Secondo quanto emerge da questa nuova sentenza infatti la donna era sempre stata in possesso delle chiavi di casa. Le aveva sempre avute con sé e il marito non le avrebbe mai portate via. Dunque perché quel giorno non è riuscita a uscire di casa? La donna, pare, le avrebbe lasciate nella macchina e così non ha potuto apire la porta per uscire.
Questo non chiude del tutto le responsabilità dell’uomo nel processo. Lui, cittadino marocchino di 35 anni, avrebbe comunque picchiato la consorte.
Durante il primo processo gli era stata data un’interdizione dalla patria potestà. Questa seconda sentenza invece cancella questo provvedimento e l’uomo potrà tornare a vedere il figlio.
Per l’uomo, che ha scontato parte della sua condanna in carcere e parte agli arresti domiciliari, potendo andare a lavoro, rimane la condannda per lesioni, di 6 mesi. La pena è però sospesa.
L’uomo, assistito dall’avvocato Giuseppe Del Papa, era stato condannato a una pena di 3 anni e sei mesi. Ma il suo legale ha deciso di ricorrere in appello ritenendo che ci fosse stato un errore di valutazione. Una condanna dura ma in linea con le accuse che gli erano state mosse. L’uomo infatti, secondo la tesi accusatoria, aveva picchiato la moglie. E poi l’aveva rinchiusa in casa, chiudendo a chiave e dunque impedendole di uscire fisicamente dalla loro abitazione. Ma proprio questa ricostruzione è stata ribaltata in appello.
Secondo quanto emerge da questa nuova sentenza infatti la donna era sempre stata in possesso delle chiavi di casa. Le aveva sempre avute con sé e il marito non le avrebbe mai portate via. Dunque perché quel giorno non è riuscita a uscire di casa? La donna, pare, le avrebbe lasciate nella macchina e così non ha potuto apire la porta per uscire.
Questo non chiude del tutto le responsabilità dell’uomo nel processo. Lui, cittadino marocchino di 35 anni, avrebbe comunque picchiato la consorte.
Durante il primo processo gli era stata data un’interdizione dalla patria potestà. Questa seconda sentenza invece cancella questo provvedimento e l’uomo potrà tornare a vedere il figlio.
Per l’uomo, che ha scontato parte della sua condanna in carcere e parte agli arresti domiciliari, potendo andare a lavoro, rimane la condannda per lesioni, di 6 mesi. La pena è però sospesa.
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