Il Tirreno

«Ho dossier scottanti su alcuni preti»

di Alessandra Vivoli

Così don Luca Morini minacciava il vescovo Truffati i big del marmo. C’è un terzo indagato 

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CARRARA. Minacciava il vescovo, monsignor Giovanni Santucci, parlando di dossier scottanti su preti e religiosi che avrebbe divulgato all’opinione pubblica.

Truffava i big del marmo (le coop di cavatori Gioia e Canalgrande e la Sam) chiedendo soldi per aiutare i bambini poveri della parrocchia e che invece, ogni mese, regolarmente si intascava.

E si faceva “cambiare” gli assegni intestati alla diocesi dall’ex giovane parroco, Emiliano Colombi che, e questo è l’altro fatto nuovo, risulta iscritto al registro degli indagati. Come don Luca Morini. Come il vescovo Giovanni Santucci.

Si complica la posizione di don Luca Morini: nell’avviso di chiusura delle indagini della Procura a suo carico viene contestato anche il reato di estorsione (art. 629)oltre a quello di truffa. Ci sono le cifre (tanti, tanti soldi) ci sono i fatti e i nomi di chi è caduto nella rete di don Euro nelle dodici pagine che ripercorrono un’indagine racchiusa in cinque faldoni e in migliaia di documenti.

Le minacce al vescovo: «ho dossier scottanti su tanti preti». È messo nero su bianco nel documento di avviso della conclusione delle indagini preliminari, firmato dal sostituto procuratore Alessandra Conforti. Don Luca Morini, nella sua qualità di ministro di culto cattolico «minacciando di rivelare all’opinione pubblica fatti incresciosi di molti preti diocesani, e di presentare denunce corredate da dossier scottanti raccolti a carico di religiosi locali» costringeva inizialmente a promettere, e poi a concedere denaro al sacerdote.

Don Luca dal vescovo si è fatto dare soldi, tanti soldi. Eccole le cifre: dal 14 aprile al 3 giugno del 2016, attraverso vari bonifici personali dal suo conto personale, il vescovo ha sborsato a Morini 4. 500 euro. Gli ha concesso vantaggi personali «derivanti dall’usufrutto gratuito di una abitazione acquistata ad hoc dalla Diocesi per un valore di circa 200mila euro». E gli ha pure pagato lo stipendio alla governante, stabilito in 800 euro al mese.

La truffa all’assicurazione. È questo un altro capitolo della vicenda che vede coinvolto il vescovo Santucci insieme a don Luca Morini. Agendo in concorso con il vescovo il parroco avrebbe tratto in inganno il dottor Marco Piolanti per ottenere “fraudolentemente il riconoscimento del vitalizio per assistenza domiciliare, così come previsto nell’apposita polizza assicurativa a copertura dei religiosi della chiesa cattolica. «Presentando – così si legge nei documenti della Procura – denuncia all’Assicurazione cattolica di Roma dove attestava falsamente di avere la necessità di assistenza medica a domicilio a decorrere dal 21 dicembre 2015».

La truffa ai big del marmo. Tutta una serie di donazioni. Soldi, ancora una volta, che don Luca Morini chiedeva (e otteneva) dai big del marmo. Soldi che, nel caso della cooperativa cavatori Canlgrande, il sacerdote chiedeva a favore dei poveri della parrocchia e che invece si sarebbe intascato: in totale, fra il 2005 e il 2014 si parla di 8. 750 euro.

Stesso modus operandi, ossia una raccolta di soldi per i poveri, e ancora una volta il parroco don Morini aveva bussato alla porta di un’altra grossa coop della escavazione, quella di Gioia: in questo caso la somma ottenuta, e trattenuta da don Morini è stata di 7. 450 euro, fra il 2005 e il 2014.

E nel mirino del sacerdote finito al centro dell’indagine per truffa e estorsione, è finita anche un’altra grande azienda del marmo. La Società Apuana Marmi Srl di Carrara. Pure in questo caso veniva chiesto un contributo economico per i poveri, denaro che poi rimaneva nelle mani di don Morini: per la precisione 6. 900 euro, dal 2003 al 2015.

La suora minacciata: dammi i soldi o non dico le messe. Soldi in cambio di messe. Con una minaccia odiosa: quei soldi erano necessari, «altrimenti le sorelle defunte non avrebbero riposato in pace».

È con queste parole che don Luca Morini costrinse a sborsare 400 euro Maria Ausilia Favilla, direttrice dell’istituto religioso “Figlie di nostra signora snc”, albergo Casa Faci. La donna si era dapprima rifiutata di fronte alle svariate e pressanti richieste di don Luca: lui, secondo quanto si legge dalle carte della Procura, è allora arrivato a minacciarla, tirando in ballo la pace delle sorelle defunte che, senza quei 400 euro, non avrebbero avuto messa né pace.

C’è il terzo indagato: è l’ex parroco Emiliano Colombi. Era stato ordinato sacerdote il 31 agosto del 2003. Meno di un anno dopo, nel giugno del 2004. Emiliano Colombi, allora giovane sacerdote di Avenza (da alcuni mesi vice parroco della chiesa di Quercioli a Massa) aveva chiesto la dispensa, per quello che avrebbe dovuto essere un periodo di riflessione. In realtà la tonaca Emilio Colombi, 42 anni, non l’ha mai più indossata, ma l’amicizia con il parroco, conosciuto nella parrocchia di Avenza, non era mai venuta meno.

Emiliano Colombi ha una posizione marginale nell’indagine: deve difendersi dall’accusa di ricettazione (art. 648 bis) perché «trasferiva del denaro, proveniente dalle truffe aggravate commesse dal Morini in danno di alcuni benefattori della parrocchia di Sant’Eustachio Martire di Montignoso, sul conto personale dello stesso don Luca Morini. Con tali operazioni provvedeva, di fatto, ad ostacolare l’identificazione della provenienza di quel denaro».

In sostanza don Luca Morini si avvaleva dell’amicizia e della collaborazione di Emiliano Colombi per fargli cambiare assegni: due, uno da 1450 euro e uno da 2mila (tratti dal conto corrente della parrocchia si Sant Eustachio, il primo nel dicembre del 2008 il secondo nel gennaio del 2010) e, ancora, altri assegni da 1500 e 500 euro entrambi tratti dal conto corrente intestato alla parrocchia del Cuore Immacolato di Fossone.

Siamo nel maggio del 2008, dopo aver cambiato i due assegni Colombi dispose un bonifico extra conto in favore di don Luca Morini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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