La manifestazione
Il ravaneto abusivo dev’essere rimosso
di Cinzia Chiappini
Tre aziende dovranno portar via 2mila metri cubi di detriti
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CARRARA. Forse qualcuno aveva sperato che in quella posizione, nel mezzo di due enormi ravaneti storici, nessuno notasse un po’ di detriti in più. E invece la nuova discarica di materiale lapideo, un totale di circa 2mila metri cubi di roccia e terra, sorta tra Fosso di Calocara e Fosso della Piana, i due grandi canali su cui sono sorti i ravaneti Miseglia Est e Miseglia Ovest, non è passata inosservata. I primi a insospettirsi per quanto stava accadendo sul monte Bettogli, subito sopra il paese di Miseglia, sono stati gli agenti del Corpo Forestale, che il 21 novembre 2016 hanno scritto una comunicazione dedicata a quella lingua di materiale lapideo comparsa tra i due ravaneti. Subito dopo è stato il personale del settore Marmo del Comune che, effettuato un sopralluogo, lo scorso 30 marzo ha compilato un verbale. Le due segnalazioni sono arrivate sulla scrivania dell’allora sindaco Angelo Zubbani che il 4 marzo ha preso carta e penna e ha firmato l’ordinanza 153/2017 per ordinare alle società responsabili dell’abuso, Gemignani e Vanelli Marmi Srl, Società Apuana Marmi srl e Fb Cave srl, «la rimozione, l’avvio a recupero o lo smaltimento nel termine di 60 giorni dei rifiuti indicati». Questo perché, scriveva il primo cittadino, «lo scarico avvenuto in corrispondenza della nuova strada a quota 490 metri che raggiunge il piazzale di quota 341 metri non era previsto nella progettazione approvata e ricopre la parte inferiore di un canale naturale». In sostanza nell’ambito di una serie di interventi di sistemazione morfologica dei due ravaneti sul monte Bettogli, regolarmente autorizzati dall’ufficio Marmo, le tre ditte hanno provato a liberarsi di un po’ di materiale in eccesso, con quello che la stessa amministrazione ha definito, nell’ordinanza sindacale, «uno scarico non autorizzato configurabile come abbandono di rifiuti, in quanto emerge la volontà del detentore di disfarsi di tale materiale». Gemignani e Vanelli Marmi Srl, Società Apuana Marmi srl e Fb Cave srl, hanno provato a opporsi all’ordinanza con un ricorso al Tribunale amministrativo della Toscana, sostenendo che la discarica sarebbe stata «conforme all’autorizzazione rilasciata in quanto temporaneo riversamento di materiale lapideo lungo il canale naturale situato tra i due ravaneti» e chiedendo per questo la sospensione del provvedimento partito da piazza Due Giugno. Un’istanza rigettata però dal presidente della seconda sezione del Tar, Sergio Romano che lo scorso 8 settembre ha rispedito al mittente la domanda di sospensione, dando ragione al municipio, rappresentato dalle avvocatesse Sonia Fantoni e Marina Vannucci e ha condannato le tre ditte a eseguire l’ordinanza del sindaco Zubbani e ad accollarsi le spese processuali. Adesso dunque Gemignani e Vanelli Marmi Srl, Società Apuana Marmi srl e Fb Cave srl dovranno rimuovere il ravaneto abusivo, recuperando e smaltendo, questa volta in modo legale, i circa 2 mila metri cubi di materiale che lo compongono. Un punto importante, quello segnato dalla vecchia amministrazione, non solo a favore della legalità ma anche in termini di tutela ambientale e – soprattutto – per la sicurezza idrogeologica del nostro già fragile territorio.
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