Italia
Marmettola nel Frigido I Grig: colpa delle cave
Le acque tornano a intorbidirsi, nuovo esposto degli ecologisti alla Procura L’amministrazione comunale: «Combattiamo chi inquina, chiuse quattro attività»
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MASSA. «Ancora una volta, giovedì scorso, il fiume Frigido è stato pesantemente inquinato dalla marmettola. E ancora nessun interveto risolutivo». La denuncia, l’ennesima, arriva dall’associazione ecologista Grig, Gruppo d’Intervento Giuridico, che raccoglie la testimonianza – corredata da fotografie del professor Elia Pegollo, appassionaot di montagna e strenuo difensore dell’ambiente apuano. E, ancora una volta, la segnalazione di “attentato ambientale” diventa materiale per un esposto alla Procura della Repubblica.
«Centinaia di migliaia di metri cubi di acqua dei fiumi e dei torrenti delle Apuane sono inquinati dalla marmettola», dice Stefano Deliperi a nome dei Grig. E la causa – punta il dito – «è esclusivamente l’attività illecita rappresentata dagli scarichi abusivi dell’estrazione del marmo. I danni ambientali ed economici sono enormi. Soltanto i maggiori costi sopportati per la potabilizzazione delle acque dal gestore pubblico del servizio idrico integrato Gaia a causa del pesante inquinamento da marmettola delle sorgenti del Cartaro e per le sensibili carenze gestionali pubbliche di numerose cave di marmo in Comune di Massa, ammontano a 300 mila euro all’anno».
Un problema cronico, che via via si ripresenta, come accaduto, secondo quanto raccolto da Pegollo e del Gruppo d’Intervento Giuridico, il 14 scorso, quando le acque del Frigido sono tornate a intorbidirsi e ad assumere la caratteristica colorazione lattiginosa provocata dalla marmettola.
I Grig, ieri mattina hanno inoltrato così l’ennesima richiesta di informazioni ambientali e di adozione di provvedimenti a tutela delle acque, indirizzata alle amministrazioni pubbliche, all’Arpat ma anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa. A cui si chiede di accertare se in questo episodio di sversamento di marmettola sono stati commessi reati quali abuso d’ufficio, omissioni di atti d’ufficio, inquinamento ambientale, disastro ambientale, danneggiamento, getto pericoloso di cose, deturpamento di bellezze naturali, inquinamento delle acque, violazione del vincolo paesaggistico, attività non autorizzate in un’area naturale protetta.
Ma da dove arriva la marmettola? I “colpevoli” di questo ultimo sversamento non sono stati individuati, però è da anni che gi ambientalisti indicano le attività di cava come responsabili di questa forma di inquinamento che ha ripercussioni, sottolineano i Grig, anche sulla balneabilità dell acque del mare alle foci del Brugiano e del Frigido.
«La battaglia contro la marmettola noi la stiamo combattendo – replica a distanza Uilian Berti, vicesindaco – e con noi c’è la Regione Toscana che ha attivato una task force con 20 persone per i controlli sulle cave, che riguardano la sicurezza ma anche il rispetto delle norme ambientali. Voglio dire con questo che i controlli ci sono e sono ripetuti e che i rinnovi delle autorizzazioni alle cave – prosegue – sono condizionati anche alle misure anti-sversamento».
Certo, aggiunge il vicesindaco, «il territorio carsico delle Apuane, rende difficile individuare la provenienza della marmettola. In alcuni casi, utilizzando traccianti, abbiamo riscontrato che proveniva da cave del bacino di Carrara. In altri casi, da vecchie discariche in siti di escavazione non più attivi». Insomma, la battaglia non è vinta, ammette Berti. Ma non si dimentichi, conclude , «che la nostra amministrazione ha adottato ben 13 provvedimenti di caducazione nei confronti di altrettante cave e attualmente sono attivi quattro ordini di sospensione delle attività di escavazione, numeri che non hanno precedenti e che certificano la nostra attenzione sulle cave».c.f.
«Centinaia di migliaia di metri cubi di acqua dei fiumi e dei torrenti delle Apuane sono inquinati dalla marmettola», dice Stefano Deliperi a nome dei Grig. E la causa – punta il dito – «è esclusivamente l’attività illecita rappresentata dagli scarichi abusivi dell’estrazione del marmo. I danni ambientali ed economici sono enormi. Soltanto i maggiori costi sopportati per la potabilizzazione delle acque dal gestore pubblico del servizio idrico integrato Gaia a causa del pesante inquinamento da marmettola delle sorgenti del Cartaro e per le sensibili carenze gestionali pubbliche di numerose cave di marmo in Comune di Massa, ammontano a 300 mila euro all’anno».
Un problema cronico, che via via si ripresenta, come accaduto, secondo quanto raccolto da Pegollo e del Gruppo d’Intervento Giuridico, il 14 scorso, quando le acque del Frigido sono tornate a intorbidirsi e ad assumere la caratteristica colorazione lattiginosa provocata dalla marmettola.
I Grig, ieri mattina hanno inoltrato così l’ennesima richiesta di informazioni ambientali e di adozione di provvedimenti a tutela delle acque, indirizzata alle amministrazioni pubbliche, all’Arpat ma anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa. A cui si chiede di accertare se in questo episodio di sversamento di marmettola sono stati commessi reati quali abuso d’ufficio, omissioni di atti d’ufficio, inquinamento ambientale, disastro ambientale, danneggiamento, getto pericoloso di cose, deturpamento di bellezze naturali, inquinamento delle acque, violazione del vincolo paesaggistico, attività non autorizzate in un’area naturale protetta.
Ma da dove arriva la marmettola? I “colpevoli” di questo ultimo sversamento non sono stati individuati, però è da anni che gi ambientalisti indicano le attività di cava come responsabili di questa forma di inquinamento che ha ripercussioni, sottolineano i Grig, anche sulla balneabilità dell acque del mare alle foci del Brugiano e del Frigido.
«La battaglia contro la marmettola noi la stiamo combattendo – replica a distanza Uilian Berti, vicesindaco – e con noi c’è la Regione Toscana che ha attivato una task force con 20 persone per i controlli sulle cave, che riguardano la sicurezza ma anche il rispetto delle norme ambientali. Voglio dire con questo che i controlli ci sono e sono ripetuti e che i rinnovi delle autorizzazioni alle cave – prosegue – sono condizionati anche alle misure anti-sversamento».
Certo, aggiunge il vicesindaco, «il territorio carsico delle Apuane, rende difficile individuare la provenienza della marmettola. In alcuni casi, utilizzando traccianti, abbiamo riscontrato che proveniva da cave del bacino di Carrara. In altri casi, da vecchie discariche in siti di escavazione non più attivi». Insomma, la battaglia non è vinta, ammette Berti. Ma non si dimentichi, conclude , «che la nostra amministrazione ha adottato ben 13 provvedimenti di caducazione nei confronti di altrettante cave e attualmente sono attivi quattro ordini di sospensione delle attività di escavazione, numeri che non hanno precedenti e che certificano la nostra attenzione sulle cave».c.f.
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