Il dolore
Guardie giurate, tre mesi senza paga
di Libero Red Dolce
Futuro incerto e stipendi bloccati per i lavoratori della sicurezza al tribunale
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MASSA. Da tre mesi sul calendario dei lavoratori Securpol il numero “10” non esiste. Si va direttamente dal 9 all’11, perché il giorno di paga è stata cancellato. Quelli di lavoro invece no. E i due addetti al tribunale di Massa, in rotazione con altri tre, sono rimasti al loro posto, come sempre, a garantire la sicurezza di chi lavora.
L’azienda è in una situazione disastrosa. Un crac fraudolento da 100 milioni e a giugno, dopo le indagini del Nucleo di polizia Tributaria di Roma, la procura ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per bancarotta fraudolenta aggravata a carico dei tre imprenditori proprietari dell’azienda, la Securpol Group Srl. Proprietario Angelo Menghini, 72 anni il figlio Omar, 42 anni, e il braccio destro Roberto Parascandolo, 62 anni.
Dopo qualche tempo si sono insediati i commissari giudiziali, per valutare lo stato dei conti e la situazione dell’azienda complessiva. Migliaia i posti di lavoro a rischio, sui quali pende la scure del fallimento.
I conti sono stati congelati dalla procura di Civitavecchia. In pratica, cercando riscontri, sono state bloccate anche le risorse per pagare i lavoratori. Che, almeno nelle intenzioni e nelle dichiarazioni seguite ai numerosi incontri tra le parti, sono considerati i primi creditori dell’azienda. Ma finora alle parole non sono seguiti i fatti.
Una settimana fa, sulle numerose chat di dipendenti sparsi per l’Italia, circa 400 solo in Toscana, gira la buona notizia. «I conti sono sbloccati, i soldi arrivano». Ma l’euforia si esaurisce il 15: la procura ha di nuovo congelato tutto. I custodi giudiziari fanno sapere di “essere impegnati per cercare di salvaguardare la continuità aziendale e assicurare il pagamento dei crediti ai lavoratori».
Ieri dunque un altro incontro con i sindacati, l’invito ai lavoratoridi stringere i denti. Niente da fare per questa settimana, ma è possibile che nelle prossime due qualcosa si muova.
Intanto però i numerosi dipendenti vivono in un clima incredibile. Raccontano di colleghi che vivono con i pasti offerti dalle associazioni di volontariato, di bollette della luce e del gas staccate. E a Roma, il mese scorso, una guardia di 36 anni si è suicidata.
Il posto di lavoro al tribunale, anche in caso di fallimento, dovrebbe essere salvaguardato. Con un nuovo appalto che subentrerebbe. Intanto alle due guardie del tribunale il contratto è stato rinnovato fino a dicembre. «Per mantenere il posto e il livello bisognerà poi attivarsi con chi arriverà». Una questione sulla quale vigilare.
L’azienda è in una situazione disastrosa. Un crac fraudolento da 100 milioni e a giugno, dopo le indagini del Nucleo di polizia Tributaria di Roma, la procura ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare per bancarotta fraudolenta aggravata a carico dei tre imprenditori proprietari dell’azienda, la Securpol Group Srl. Proprietario Angelo Menghini, 72 anni il figlio Omar, 42 anni, e il braccio destro Roberto Parascandolo, 62 anni.
Dopo qualche tempo si sono insediati i commissari giudiziali, per valutare lo stato dei conti e la situazione dell’azienda complessiva. Migliaia i posti di lavoro a rischio, sui quali pende la scure del fallimento.
I conti sono stati congelati dalla procura di Civitavecchia. In pratica, cercando riscontri, sono state bloccate anche le risorse per pagare i lavoratori. Che, almeno nelle intenzioni e nelle dichiarazioni seguite ai numerosi incontri tra le parti, sono considerati i primi creditori dell’azienda. Ma finora alle parole non sono seguiti i fatti.
Una settimana fa, sulle numerose chat di dipendenti sparsi per l’Italia, circa 400 solo in Toscana, gira la buona notizia. «I conti sono sbloccati, i soldi arrivano». Ma l’euforia si esaurisce il 15: la procura ha di nuovo congelato tutto. I custodi giudiziari fanno sapere di “essere impegnati per cercare di salvaguardare la continuità aziendale e assicurare il pagamento dei crediti ai lavoratori».
Ieri dunque un altro incontro con i sindacati, l’invito ai lavoratoridi stringere i denti. Niente da fare per questa settimana, ma è possibile che nelle prossime due qualcosa si muova.
Intanto però i numerosi dipendenti vivono in un clima incredibile. Raccontano di colleghi che vivono con i pasti offerti dalle associazioni di volontariato, di bollette della luce e del gas staccate. E a Roma, il mese scorso, una guardia di 36 anni si è suicidata.
Il posto di lavoro al tribunale, anche in caso di fallimento, dovrebbe essere salvaguardato. Con un nuovo appalto che subentrerebbe. Intanto alle due guardie del tribunale il contratto è stato rinnovato fino a dicembre. «Per mantenere il posto e il livello bisognerà poi attivarsi con chi arriverà». Una questione sulla quale vigilare.
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