Valle di Renara: un paradiso apuano pieno di rifiuti
Volontari al lavoro per ripulire il torrente mèta frequentatissima ma anche mal tenuta
MASSA. Nemmeno la pioggia è riuscita a scoraggiarli. Un bilancio soddisfacente quello tirato giù a fine giornata dall'associazione Amici di Renara. Ma, nello stesso tempo, anche sconsolante, perché vedere «come un patrimonio naturalistico venga maltrattato da chi dice di amare il fiume, è un dolore al cuore».
Sono state una quarantina le persone che ieri hanno preso parte alla giornata di pulizia della valle di Renara organizzata da Amici di Renara, e promossa da Comune di Massa, parco delle Apuane, Asmiu, Legambiente, Wwf e Consorzio di bonifica Toscana nord. Plastica in particolare, ma anche lattine e bottiglie di vetro, abbandonate in gran quantità lungo gli argini del fiume Frigido, in corrispondenza della valle di Renara e delle frazioni di Gronda e Guadine. Due quintali almeno di materiale raccolto.
Una domenica alternativa: decine di persone che decidono di ripulire un luogo che amano e che proteggono ogni giorno dell'anno. Non solo l'estate, quando quel tratto diventa un punto di ritrovo fresco e lontano dal caos cittadino. Anche l'inverno, quando l'acqua diventa ancora più gelida, e a fare i conti con l'inciviltà di chi abbandona i rifiuti qua e là, in alcuni casi sono persone che nemmeno frequentano la zona.
È il caso del gruppetto di detenuti in libera uscita della Casa circondariale di Massa, che sacchi neri in spalla hanno lavorato tutta la mattina per ripulire l'argine e l'alveo del fiume. Presente anche il consigliere di Rifondazione Comunista, Nicola Cavazzuti, nonché presidente della commissione Ambiente del Comune di Massa. E l'amministratore unico di Asmiu, Federico Orlandi, oltre ad un nutrito numero di volontari e amanti del luogo, primo fra tutti, Lino Fazzi. «Ci siamo ritrovati questa mattina nel piazzale di Renara intorno alle nove – spiega Orlandi di Asmiu – e ci siamo divisi per zone. Alcuni hanno iniziato dall'alveo di Renara, altri sono partiti da Gronda, e piano piano stiamo scendendo fino a Guadine, dove la situazione è la più grave di tutta l'area». Ed è a Guadine che i volontari hanno dovuto fare i conti con una grande quantità di lattine e bottiglie di vetro rotte. E tantissima plastica derivante dai teloni utilizzati per realizzare gli argini delle pozze d'acqua, molto apprezzate dai frequentatori.
«Ma a fine stagione dovrebbero ricordarsi di lasciare il fiume nelle condizioni in cui l'hanno trovato – dice Cavazzuti – anche perché non è solo una questione di pulizia, ma anche di pericolo. Pochi giorni fa sono stato a Livorno a dare una mano alle persone colpite dall'alluvione. Abbiamo trovato anche una lavatrice finita dentro un'automobile. Queste cose se ci fosse un po' più di civiltà e si facesse una manutenzione regolare degli argini, non accadrebbero».
Sulle condizioni di Guadine anche gli abitanti della frazione hanno qualcosa da dire. «Per tutta l'estate è stata una vera e propria guerra – racconta una residente di Guadine – Siamo stati minacciati più volte da dei ragazzini che frequentano il fiume, e che dal fiume lanciano sassi sulla strada. Parcheggiano selvaggiamente dove capita, e ad ogni nostra protesta e tentativo di spiegargli che i tuffi da quell'altezza sono pericolosi, hanno sempre risposto con maleducazione e, in alcuni casi ci hanno minacciato. Abbiamo chiamato i carabinieri più volte, ma ci sarebbe bisogno di molto più che di un intervento da parte loro. Abbiamo bisogno della chiusura della strada, e di navette che consentano di raggiungere facilmente la zona. In questo modo, forse, potremmo selezionare un po' i frequentatori».
A fine giornata i materiali raccolti sono stati chiusi in decine di sacchi e portati al centro Asmiu di Massa. In bella vista rimangono poche cose. «Non abbiamo buttato via quelle sedie perché qualcuno verrà a riprendersele sicuramente – spiegano i volontari – e quella capanna là aspettiamo ancora qualche giorno prima di smontarla. C'è da capire se a dicembre i “proprietari” intendono allestirci il presepe».
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