Il dolore
Slogan e Costituzione davanti alla scuola
di Alessandra Vivoli
Uno striscione contro il fascismo e il professor Bianchi
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CARRARA. Copie della Costituzione consegnate ai ragazzi di prima. Prese di distanza. Uno striscione eloquente “fuori i fascisti dalla scuola” e la presenza, discreta, delle forze dell’ordine (in borghese) poco lontane dai capannelli degli studenti.
Questo lo sfondo della prima campanella all’istituto professionale Domenico Zaccagna, scuola dove ha la cattedra di progettazione il professor Manfredo Bianchi, balzato sulle cronache, e sui social, per aver sventolato a più riprese la bandiera fascista sul Sagro, prima, e sulla Brugiana, poi.
Cominciamo col dire che fuori dalla scuola non c’è stata alcuna contestazione e che lo striscione firmato dal collettivo studenti è stato affisso dentro alla pensilina dell’autobus, proprio davanti all’istituto ma non direttamente sulla porta. E bisogna aggiungere che i ragazzi (le classi sono entrate in due tempi, alle 8 e mezzo e alle 9 e mezzo) non sono sembrati particolarmente interessati all’argomento. «Io l’ho avuto come prof Bianchi, quest’anno non sarà il mio insegnante, ma non ci ha mai parlato delle sue idee politiche. Potevamo immaginarle, ma solo questo».
Neppure la preside dell’istituto, Marta Castagna, ha troppa voglia di parlare: «La scuola non ha preso nessuna iniziativa e, come ho già dichiarato, gli ispettori annunciati dal ministero non si sono ancora visti».
È più loquace il professor Riccardo Canesi che arriva puntuale alla prima campanella con una copia della Costituzione sotto braccio. «Ne ho ancora alcune copie dai Giochi di geografia, stamani le consegnerò ai miei studenti - ha annunciato Canesi - Bisogna fare molto attenzione ad affrontare temi come quello del fascismo, i ragazzi sono facilmente permeabili. Il primo episodio che ha visto come protagonista il mio collega l’avevo archiviato, a fatica, come una goliardata. La reiterazione, ora, mi porta a chiedergli di smetterla o a chiedere un intervento dall’alto. Più che una questione politica mi sembra una questione macchiettistica: un educatore, comunque e ce lo hanno detto anche alla riunione prima dell’avvio dell’anno scolastico, rimane tale anche fuori dalle aule, anche quando è in pensione».
E il prof Canesi conclude. «Sono convinto che su certi temi non si possa davvero abbassare la guardia e che i simboli hanno una loro grande importanza. Ricordo che dodici anni fa andai in un ristorante a San Terenzo Monti, il luogo dell’eccidio, e al ristorante c’erano le bottiglie di vino con la faccia di Mussolini. Questo per me è inaccettabile».
Se Canesi prende posizione il professor Bianchi cerca, a suo modo, di smorzare le polemiche.- Si presenta a scuola alle 10 e 30, i ragazzi sono già entrati. T-shirt nera e pantaloni beige prima di varcare la porta di ingresso dello Zaccagna immortale lo striscione apparso dentro alla pensilina del bus e, sul social apostrofa: «Che leoni invece che metterci la faccia danno la responsabilità ai ragazzi». Fuori da facebook Bianchi vuole mantenersi lontano dalle polemiche. «Come entro a scuola? A piedi - esordisce il prof - Sono tranquillo, contento di quello che ho fatto e che Maurizio Lorenzoni mi abbia sostenuto. Mi dispiace per quello che è successo in consiglio comunale, è una vergogna la richiesta delle sue dimissioni». E interpellato sull’arrivo degli ispettori del Ministero della Pubblica istruzione commenta: «Se hanno 40mila euro da buttare via... Io penserei anzi a chi dorme in macchina e non ha la casa». E, infine aggiunge. «Sono molto preoccupato perché la mia famiglia in questi giorni ha ricevuto minacce e intimidazioni, anch’io temo aggressioni a mio carico ma, allo stesso tempo, rivendico quello che ho fatto per l’assoluta necessità di recuperare l’unità nazionale che fino a oggi non è mai esistita».
Poi, anche per il prof Bianchi è tempo di prima campanella e delle prime ore di lezione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo lo sfondo della prima campanella all’istituto professionale Domenico Zaccagna, scuola dove ha la cattedra di progettazione il professor Manfredo Bianchi, balzato sulle cronache, e sui social, per aver sventolato a più riprese la bandiera fascista sul Sagro, prima, e sulla Brugiana, poi.
Cominciamo col dire che fuori dalla scuola non c’è stata alcuna contestazione e che lo striscione firmato dal collettivo studenti è stato affisso dentro alla pensilina dell’autobus, proprio davanti all’istituto ma non direttamente sulla porta. E bisogna aggiungere che i ragazzi (le classi sono entrate in due tempi, alle 8 e mezzo e alle 9 e mezzo) non sono sembrati particolarmente interessati all’argomento. «Io l’ho avuto come prof Bianchi, quest’anno non sarà il mio insegnante, ma non ci ha mai parlato delle sue idee politiche. Potevamo immaginarle, ma solo questo».
Neppure la preside dell’istituto, Marta Castagna, ha troppa voglia di parlare: «La scuola non ha preso nessuna iniziativa e, come ho già dichiarato, gli ispettori annunciati dal ministero non si sono ancora visti».
È più loquace il professor Riccardo Canesi che arriva puntuale alla prima campanella con una copia della Costituzione sotto braccio. «Ne ho ancora alcune copie dai Giochi di geografia, stamani le consegnerò ai miei studenti - ha annunciato Canesi - Bisogna fare molto attenzione ad affrontare temi come quello del fascismo, i ragazzi sono facilmente permeabili. Il primo episodio che ha visto come protagonista il mio collega l’avevo archiviato, a fatica, come una goliardata. La reiterazione, ora, mi porta a chiedergli di smetterla o a chiedere un intervento dall’alto. Più che una questione politica mi sembra una questione macchiettistica: un educatore, comunque e ce lo hanno detto anche alla riunione prima dell’avvio dell’anno scolastico, rimane tale anche fuori dalle aule, anche quando è in pensione».
E il prof Canesi conclude. «Sono convinto che su certi temi non si possa davvero abbassare la guardia e che i simboli hanno una loro grande importanza. Ricordo che dodici anni fa andai in un ristorante a San Terenzo Monti, il luogo dell’eccidio, e al ristorante c’erano le bottiglie di vino con la faccia di Mussolini. Questo per me è inaccettabile».
Se Canesi prende posizione il professor Bianchi cerca, a suo modo, di smorzare le polemiche.- Si presenta a scuola alle 10 e 30, i ragazzi sono già entrati. T-shirt nera e pantaloni beige prima di varcare la porta di ingresso dello Zaccagna immortale lo striscione apparso dentro alla pensilina del bus e, sul social apostrofa: «Che leoni invece che metterci la faccia danno la responsabilità ai ragazzi». Fuori da facebook Bianchi vuole mantenersi lontano dalle polemiche. «Come entro a scuola? A piedi - esordisce il prof - Sono tranquillo, contento di quello che ho fatto e che Maurizio Lorenzoni mi abbia sostenuto. Mi dispiace per quello che è successo in consiglio comunale, è una vergogna la richiesta delle sue dimissioni». E interpellato sull’arrivo degli ispettori del Ministero della Pubblica istruzione commenta: «Se hanno 40mila euro da buttare via... Io penserei anzi a chi dorme in macchina e non ha la casa». E, infine aggiunge. «Sono molto preoccupato perché la mia famiglia in questi giorni ha ricevuto minacce e intimidazioni, anch’io temo aggressioni a mio carico ma, allo stesso tempo, rivendico quello che ho fatto per l’assoluta necessità di recuperare l’unità nazionale che fino a oggi non è mai esistita».
Poi, anche per il prof Bianchi è tempo di prima campanella e delle prime ore di lezione.
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