Il Tirreno

«Non dimentichiamo l’eccidio di Bergiola»

«Non dimentichiamo l’eccidio di Bergiola»

L’appello dell’artista Lucio Gigli: diamo alla commemorazione di sabato tutta la dignità che merita

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CARRARA. «Ci sono storie che fanno male alla memoria dell'Italia e di tanti italiani, storie che vanno comunque raccontate perché diventino ricordo e la strage di Bergiola è una di queste. Nulla può essere più come prima, quando una comunità viene scossa da un tale evento, in particolare quando tra i carnefici si nascondono parenti, gente del posto che fino al giorno prima erano "amici" nulla può essere più come prima, quando la verità, il più elementare dei risarcimenti morali non convince e dopo 73 anni tarda ancora a venire, Il rancore e l'odio si trascinano nel tempo e resta il peso per una giustizia tardiva, negata nella sua essenza, figlia di una volontà precisa. Nulla può essere più come prima». Lo scrive l’artista Lucio Gigli.

«Io sono nato a Bergiola, e la mia infanzia non è stata spensierata, ho conosciuto le favole dei bambini soltanto raccontandole ai miei figli, perché per noi, nati subito dopo la guerra, le favole erano altre, riguardavano inevitabilmente quell'evento, che per la mia famiglia fu particolarmente tragico, 4 zie e la nonna materna uccise, mia madre ferita ad una gamba e mio fratello vivo per miracolo, non c'era spazio per la fantasia i personaggi dei racconti erano sempre quelli, i maimorti, le SS, il cane del gerarca, che leccava il sangue dei morti, storie di vendette personali e così via- scrive - Le mie radici sono li, in quel piccolo centro che fu grande nella storia. Come recita quello che rimane del cippo di fronte alla scuola Vincenzo Giudice medaglia d'oro al valor militare, ed è proprio di questa scuola che vorrei parlare, perché li si consumò l'atto finale della strage, quel pomeriggio del 16 settembre 1944. Li mori mia zia tra le braccia della figlioletta, scampata per miracolo. Fa male al cuore vedere in che condizioni versa quel luogo, il luogo della memoria. Osservando quel rudere si diventa testimoni del dolore che ha segnato indelebilmente superstiti e parenti, come si può soprassedere, far finta di niente?

Sono certo che le anime dei mie cari, dei miei compaesani, vagano ancora senza pace tra quelle mura, che inesorabilmente si stanno sgretolando, nell'indifferenza di tutti».

«Ma sta a noi concittadini, compaesani, parenti delle vittime, assumere l'impegno a non dimenticare, a combattere in ogni modo l’indifferenza dei nostri governanti, e qui mi rivolgo al prefetto, al comandante della guardia di finanza della provincia, alle varie associazioni che vivono ancora di rendita- continua - Mi rivolgo al nuovo sindaco, alla senatrice Bottici spero siano presenti anche a Bergiola, per dare a questo luogo la dignità che merita e a questa giornata un significato più ampio, che possa essere utile anche per l'apprendimento e l'insegnamento della storia di quel periodo, impegnandosi nella diffusione di una rinnovata cultura antifascista, tutti i giorni e non solo il 16 settembre. Non dimenticare Bergiola Foscalina è un dovere».

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