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Diffamazione via Facebook contro la Polizia: denunciato

Diffamazione via Facebook contro la Polizia: denunciato

Nei guai (rischia fino a 3 anni) un professionista di 41 anni residente in Lunigiana Aveva scritto frasi oltraggiose sui vigili su un gruppo chiuso del social network

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SANTO STEFANO MAGRA. Frasi diffamatorie sul più popolare dei social network nei confronti della Polizia Locale di Santo Stefano Magra: l’autore è stato rintracciato e denunciato all’autorità giudiziaria del tribunale della Spezia.

Protagonista della vicenda un uomo di 41 anni, di origine romana ma residente in uno dei paesi della Lunigiana, che di mestiere fa il libero professionista. I reati contestati sono quelli di diffamazione e oltraggio a un corpo politico, amministrativo e giudiziario, così come sancito dagli articoli numero 595 e numero 342 del Codice penale.

Il reato in questione, di cui nei giorni scorsi la Polizia Locale di Santo Stefano di Magra è venuta a conoscenza, si è consumato sul gruppo chiuso di Facebook denominato “Idee e opinioni a Sansteu/o”, attualmente sempre aperto e che conta 740 membri, e che nella descrizione tra l’altro sottolinea come “qui si può scrivere tutto ciò che non piace o piace del nostro paese. Senza però offendere nessuno. Per cortesia cerchiamo di mettere post riguardanti solo esclusivamente il paese per poterlo migliorare e aiutare con idee e opinioni varie”.

Evidentemente il 41enne libero professionista non aveva letto con attenzione le indicazioni scritte dagli amministratori del gruppo online. «Troppo spesso - afferma il comando di Polizia Locale di Santo Stefano Magra - gli utenti dei social network confidano nell’impunità per il solo fatto di essere “solo” sopra ad una tastiera, e davanti ad un monitor di un computer o su uno smartphone, ignorando che gli atteggiamenti delittuosi citati si estrinsecano nello stesso modo, anzi peggio».

Quanto alle conseguenze del fatto, per la diffamazione e per l’oltraggio ad un corpo amministrativo, politico e giudiziario, non divulgate tramite social network, gli indagati rischiano pene che vanno fino a un massimo di tre anni di reclusione e a una multa fino a un massimo di 6.000 euro.

«Invece in questi casi - spiega ancora la Polizia Locale nel suo intervento - come ha recentemente ribadito la suprema Corte di Cassazione con la sentenza numero 50 del 2017, “la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca Facebook” integra un'ipotesi di diffamazione aggravata, poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone».

Dunque la pena per questo tipo di reato è ancora più grave, proprio perché il numero di persone che una frase diffamatoria può raggiungere su internet è potenzialmente molto elevato.

(lu.si.)

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