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guerra dei numeri 

«Così aggirano le norme sul limite di assunzioni»

«Così aggirano le norme sul limite di assunzioni»

MASSA. Per la Cgil la trasformazione del mercato la si vede soprattutto nella migrazioni di lavoratori dall’industria manifatturiera e le costruzioni al terziario. «I primi due settori – spiega...

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MASSA. Per la Cgil la trasformazione del mercato la si vede soprattutto nella migrazioni di lavoratori dall’industria manifatturiera e le costruzioni al terziario. «I primi due settori – spiega Roberto Venturini della Cgil – hanno un drastico calo dell’occupazione, in parte a favore del terzo. Solo che i contratti sono sempre più “leggeri”».

Leggerezza che si sostanzia in statistiche che, a guardar bene, rischiano di essere quantomeno gonfiate da una dieta all’ingrasso. Vediamo come. «C’è una ditta nel nostro territorio che lavora in ambito costruzioni – racconta Venturini – che ha attivato una procedura di mobilità nel 2015. Appena finita hanno cominciato ad assumere altri lavoratori, con contratti a termine delle durata di due settimane. Secondo la legge nell’arco di 36 mesi si possono fare un massimo di cinque rinnovi. Sono stati mandati a casa otto lavoratori e circa quattro o cinque vengono chiamati, a giro, per fare dei lavori. E vengono considerate attivazioni di contratti nelle statistiche».

E se qualcuno si chiedesse quale sia il vantaggio per le aziende è presto detto. «Da datore di lavoro ho i lavoratori con una flessibilità totale. Sono a disposizione quando li chiamo e non maturano ferie, trattamento di fine rapporto o tredicesima. Il contratto si interrompe di continuo e si ricomincia. Questo è inaccettabile», chiarisce Venturini.

E situazioni simili si vedono anche nel mondo delle agenzie interinali e degli appalti. «Il meccanismo dei rinnovi peraltro può essere aggirato», aggiunge critico Luca Marcuccetti. «Basta che un datore di lavoro mandi il personale da un’agenzia interinale, lo faccia assumere da loro e magari dopo due rinnovi lo riprende subappaltando fuori. Il limite a quel punto viene aggirato. Per non parlare di certe situazioni con l’alternanza scuola-lavoro, con ditte che riescono ad avere dei lavoratori, seppure per poco tempo, per le mansioni più umili».

E così nel dato sulle dimissioni vanno conteggiati anche i lavoratori che si sono dimessi dalle agenzie. «Alcuni, pochi, percepiscono un’indennità, seppur bassa. Molti no, sono lì assunti in attesa di lavoro. E spesso finiscono per dimettersi in cerca di condizioni migliori». (l.r.d.)

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