Il Tirreno

Boom di dimissioni e il lavoro non riparte: «La crisi è ancora qui»

di Libero Red Dolce
Boom di dimissioni e il lavoro non riparte: «La crisi è ancora qui»

La denuncia della Cgil: "Ci sono 6000 lavoratori disoccupati senza nessun sostegno, serve un patto per il territorio"

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MASSA CARRARA. Sul tavolo delle riunioni della Cgil il segretario Paolo Gozzani indica una pila di fogli alta quasi mezzo metro. «Sono tutte lettere di dimissioni volontarie che ci sono arrivate quest’anno. Sono tantissime, c’è qualcosa che non va».

Provincia di Massa, 2017. Il tribunale delle leggi economiche dieci anni fa ha emesso la sentenza: «Fine crisi: mai». Qui, più che altrove. La Cgil ha ripreso in mano i dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps e quelli sul lavoro dell’Istat. Le conclusioni sono molto diverse dai recenti proclami governativi sul milione di posti di lavoro recuperati e i benefici del Jobs Act. «Qui la situazione è un’altra – dice Gozzani – con un calo di occupati di circa 2700 posti dal 2007 al 2015, ultima rilevazione disponibile. Ma quello che più ci preoccupa è l’assenza di ammortizzatori sociali».

Dai dati in possesso del sindacato infatti il numero di lavoratori senza lavoro che hanno una qualche forma di sostegno al reddito è pari alla somma di chi riceve la Naspi, e sono 7806, 139 che hanno mobilità e 136 con autorizzazioni per la deroga. «Se consideriamo che il numero di persone in cerca di occupazione, per Istat, è di 14.442, si può ben vedere come quasi seimila persone siano in una zona grigia. A mani alzate si avviano in un mondo del lavoro pronto a sfruttarli, senza che lo Stato garantisca loro una qualche copertura per non diventare ricattabili».

E c’è anche la questione degli inattivi, quelli cioè che non fanno parte delle forze di lavoro e cioè non lavorano e non sono in cerca di un’occupazione. «L’ultima rilevazione Istat per il 2016 ci dice che sul territorio ci sono 38.762 persone inattive: 23mila sono donne e 15mila uomini. Pensare a un numero così alto rende ovviamente relativo qualsiasi considerazione sui soli numeri della disoccupazione». E non solo. «C’è anche da considerare che l’Istat inserisce nel numero degli occupati chiunque nelle settimane successive alla rilevazione statistica ha lavorato almeno un’ora nel corso di una settimana. I numeri sono importanti, ma anche il modo in cui vengono raccolti», aggiunge Nicola Del Vecchio, segretario organizzativo del sindacato.

Quello che insomma vede la segreteria della Cgil di Massa Carrara è una trasformazione del mercato del lavoro, con un indebolimento dei lavoratori. «Sono sempre più precari e sempre più in balia di forze alle quali non possono opporre nulla. La necessità di lavoro ovviamente porta ad accettare condizioni che prima non erano nemmeno prese in considerazione», rincara Del Vecchio.

E si viene ai numeri delle dimissioni. E sono 707 dal marzo del 2016. «Dall’anno cioè – spiega Luca Marcuccetti dell’Ufficio vertenze – in cui è stato introdotto l’obbligo di spedirle telematicamente. 242 sono quelle del 2016, da marzo a dicembre, mentre dal primo gennaio di quest’anno all’11 settembre sono 465, di cui 383 volontarie, 19 risoluzioni consensuali, una norma utilizzata in particolar modo per aziende con più di 15 dipendenti e che permette di accedere alla Naspi) e altre 63 per giusta causa». Un aumento notevole e l’anno non si è ancora concluso.

Le motivazioni non sono riconducibili com’è ovvio a un solo fenomeno, ma secondo Marcuccetti «c’è una grossa fetta di lavoratori che salta da un lavoro all’altro, alla ricerca di migliori condizioni. Molti addirittura ne mandano più d’una all’anno e non sempre cambiando lavoro si trova di meglio».

C’è ad esempio il fenomeno del part-time usato come schermo, come raccontato da Il Tirreno nella sua inchiesta sul lavoro sfruttato. Lavoratori che vengono assunti con contratti di quattro ore e che finiscono per lavorarne molte di più. E il lavoratore finisce per scappare. Moltissimi anche quelli che danno le dimissioni dopo poco tempo e magari poi vengono riassunti nello stesso settore. Tempi precari, con lavoratori usa e getta.

Da queste considerazioni la Cgil muove per una proposta e un’idea di protesta. «Bisogna capire che questi problemi vanno organizzati in maniera collettiva. Noi ci siamo e tendiamo una mano agli altri sindacati e alla istituzioni per una proposta territoriale su appalti e misure di sostegno. Riguardo al primo punto, coinvolgendo anche Nca, Pignone e Porto, bisogna sedersi attorno a un tavolo e modificare le regole. Inserire cioè tra le clausole l’attenzione verso il trattamento dei lavoratori anche sul piano salariale, il rispetto degli standard di sicurezza e non solo il criterio del ribasso», dice Gozzani.

Ma non basta. «Con le segreterie dell’area di costa, Pisa, Lucca e Livorno, pensiamo a una manifestazione o uno sciopero generale se le cose non cambiano. Qui la crisi non è mai finita. Bisogna attivarsi, altrimenti l’isolamento non si spezza», conclude Gozzani.

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