Il Tirreno

«La nostra una convivenza da incubo»

«La nostra una convivenza da incubo»

Il racconto della ex di un noto professionista in tribunale: «Era geloso e non mi faceva vivere, ha devastato il mio studio»

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MASSA. Un legame sentimentale che si è spezzato dopo dieci anni con la devastazione dello studio professionale della donna. La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha convinto l’ex convivente a denunciare il padre dei suoi due bimbi (entrambi minorenni) alla polizia. Mettendo fine a una storia fatta di gelosie e di percosse che la vittima, una quarantenne massese, che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Riccardo Balatri, ha raccontato in quasi due ore in tribunale. Nella prima udienza del processo che vede alla sbarra l’ex. Lui, un affermato professionista più grande di lei, difeso dall’avvocato Enzo Frediani, si era innamorato della donna appena aveva messo piede nel suo studio. E la collaborazione lavorativa era diventata una storia sentimentale. Era il 2006. Dopo qualche mese i due vanno a convivere. E qui inizia il racconto della quarantenne (i nomi non li facciamo perché sono coinvolti dei minori), incalzata dalle domande del sostituto procuratore Alessandra Conforti: «Siamo andati a convivere dopo qualche mese, quando ho scoperto di aspettare un bimbo da lui. Mi aveva detto che era divorziato invece in seguito ho scoperto che non era neppure separato. Era geloso perché il mio ex continuava a chiamarmi e a mandarmi messaggi, lo avevo lasciato improvvisamente e non riusciva a farsene una ragione. Io non rispondevo mai, nonostante questo il mio compagno mi ingiuriava. Fino a commettere atti di autolesionismo. Nel culmine di una discussione si è perfino piantato un coltello in una coscia. Io ero incinta di qualche mese e ai miei non avevo detto nulla perché erano persone all’antica che non avrebbero mai permesso una relazione con una persona che aveva già una famiglia, anche se in via di separazione».

Per la donna anche la nascita del piccolo diventa un problema: «Scappavo dalla vicina quando lui perdeva le staffe. Avevo paura e cercavo di difendere me stessa e il mio piccolo. Era sempre più difficile stare con lui». E dopo dieci anni infatti la coppia scoppia. Ma continua a coabitare: «Si per un periodo siamo stati nella stessa casa con i nostri figli. Il figlio più piccolo gli ha detto che durante la sua assenza era venuto a trovarmi un mio amico in casa ed è scoppiato il putiferio. Mi ha minacciata dicendo che non mi avrebbe più fatto lavorare. Il giorno dopo mi sono trovata lo studio devastato». In quell’occasione la donna aveva scoperto anche che il figlio più grande era stato maltrattato dal padre: «Me lo ha detto lui perché aveva cercato di far tacere il fratello più piccolo mettendogli una mano sulla bocca e tirandogli il braccio come faceva il padre con lui».

Il giudice Alice Serra dopo la deposizione della parte civile ha rinviato l’udienza al 2 novembre, quando verranno sentiti i testimoni dell’accusa. Respingendo la richiesta della difesa di non ammettere tutti i testi senza una motivazione precisa. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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