Il Tirreno

Al Lavello i pesci continuano a morire

di Libero Red Dolce
Al Lavello i pesci continuano a morire

I risultati delle analisi di Arpat e Asl arriveranno tra settimane. Per i residenti però la situazione è ormai intollerabile

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MASSA. C’è solo da sedersi sulla riva del Lavello e aspettare il cadavere dei suoi pesci passare. La parafrasi dell’antico detto confuciano sulla virtù della pazienza si adatta bene, con una tinta di rassegnazione, a quanto sta succedendo al fosso del Lavello. Gli sversamenti continuano, i pesci morti galleggiano ma prima di qualche settimana non si avranno i risultati degli esami di Arpat e Asl sulle possibili cause dei fenomeni. Prima di allora si potrà soltanto sfogliare la margherita delle ipotesi.

I miasmi sono il primo sintomo. Li sentono ogni mattina i residenti nei dintorni e non si dica che ci sono abituati. Perché stavolta, a sentirli, l’odore è ben più repellente del solito. E più intenso. Tanto da rendere difficile il sostare all’aria aperta in determinati momenti della giornata. Non un evento casuale ma qualcosa che sembra stia impestando l’aria arrivando da altrove.

Finestre chiuse ma moduli pieni, i residenti hanno presentato al sindaco Volpi un documento dove chiedono di valutare il funzionamento dei due depuratori e intervenire da un punto di vista igienico-sanitario con una pulizia generale sul torrente Lavello. Gaia, proprietaria dei due depuratori, aveva risposto ieri con un rassicurante «nessun malfunzionamento, aspettiamo i rilievi di Arpat».

«Non si è mosso nulla – spiega però Paola Del Freo, tra le promotrici della raccolta e residente nella zona – il puzzo è rimasto lo stesso degli altri giorni. E quello che vedo nel torrente comincia a peggiorare: acqua più torbida, marrone o quasi nera, un puzzo da svenire e pesci morti di ogni tipo».

Il sindaco Alessandro Volpi, nell’incontro con i cittadini, ha promesso un tavolo con Gaia e un pressing sulla Regione perché eroghi risorse al Consorzio bonifica per la pulizia e la manutenzione.

Il vicesindaco Uilian Berti spiega che «sia Asl che Arpat hanno raccolto dei campioni e cominciato le indagini. Ma per i risultati ci vorrà del tempo, settimane sicuramente. Può darsi che a giorni avremo qualche informazione, ma sono test più lunghi di quelli comuni. Hanno preso anche i resti dei pesci e si fanno verifiche su quelli». All’attacco va anche uno dei comitati anti-Gaia, “Acqua alla gola”, nonostante l’azienda abbia declinato ogni responsabilità dei depuratori. «Con ciò che paghiamo di depurazione a Gaia il fosso del lavello non dovrebbe presentare certe problematiche. Non è possibile che in prossimità di un depuratore costato 9milioni ci siano un paio di volte l’anno dei problemi come questi», fanno sapere per bocca di uno dei portavoce Alfonso Baldi.

Per il consigliere Stefano Benedetti il problema «potrebbe aver causato la morte di migliaia di pesci, che una ditta mandata dall’Asmiu sta provvedendo a prelevare e per quanto riguarda la pulizia lato Carrara, sarà necessaria una barchetta o un gommone perché la folta vegetazione presente non permette di arrivarci. Altra questione, non meno importante è appunto la necessità di pulire la vegetazione che ricopre quasi interamente il canale e per la quale i cittadini pagano la tassa dei fossi. Bisogna stabilire come sono morti i pesci e il motivo per il quale il depuratore sversa liquami non depurati».

Gaia: nessun provlema al depuratore. Gaia risponde con un sopralluogo a Lavello 2, il depuratore sotto osservazione. «Lo scarico del depuratore è apparso trasparente a vista – fa sapere Gaia – e l'impianto non emanava maleodoranze tali da essere percepite oltre un raggio di un paio di metri: è quanto ha potuto appurare una squadra del gestore Gaia che si è recata verso mezzogiorno nell'impianto». Resta la perplessità su cosa avvertissero i nasi oltre la soglia dei due metri. In ogni caso, aggiungono, «lunedì e martedì i tecnici del laboratorio di Gaia hanno altresì effettuato dei prelievi sulle acque reflue in uscita dal depuratore: i risultati delle verifiche interne hanno mostrato la piena conformità ai limiti di legge di tutti i parametri monitorati». Se Arpat e Asl confermeranno, bisognerà capire dove indagare altrimenti per risolvere il problema.

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