Sicurezza
traffici illeciti e malavita
Furono nove quelle partite da Marina
MARINA DI CARRARA. Dietro alle “navi dei veleni” c’era un’organizzazione criminale ramificata e potente, attivissima tra gli anni ’80 e ’90, in cui, oltre alla ‘ndrangheta e la massoneria deviata,...
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MARINA DI CARRARA. Dietro alle “navi dei veleni” c’era un’organizzazione criminale ramificata e potente, attivissima tra gli anni ’80 e ’90, in cui, oltre alla ‘ndrangheta e la massoneria deviata, erano coinvolti l’Italia ed altri Stati europei ed africani. Secondo Greenpeace e Legambiente, tra il 1986 e il 1988, almeno 9 di queste navi partirono anche da Marina di Carrara. La prima fu l’italiana Mikigan, che lasciò Carrara per inabissarsi davanti alle coste calabresi il 31 ottobre del 1986. L’11 febbraio 1987 salpò il cargo maltese Lynx, che trasportava oltre 2mila tonnellate di rifiuti industriali. Il 17 aprile di quell’anno partì la Akbay-1, che ne caricava più di 800 tonnellate. A giugno fu il turno della cecoslovacca Radhost, diretta a Beirut, con oltre 2.400 tonnellate. Il 9 settembre toccò poi alla Rigel, di cui parliamo sopra. L’elenco prosegue con la Baruluch, la Danix, la Line e la Juergen Vesta Denise, che trasportavano in totale 43.330 tonnellate di rifiuti tossico-nocivi, provenienti dall’industria chimica. Alcune di queste imbarcazioni erano caricate con granulato di marmo, che, oltre ad occultare i rifiuti tossici in caso di ispezioni, ne avrebbe agevolato l’affondamento. Secondo gli inquirenti il minerale sarebbe stato impiegato dagli affondatori anche per schermare la radioattività. Questi traffici illeciti costarono la vita a chi indagava con coraggio per arrivare alla verità, come De Grazia ed i giornalisti del Tg3 Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. (d.c.)
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