Il Tirreno

Nuova morìa di pesci alla foce del Lavello

Nuova morìa di pesci alla foce del Lavello

Il fenomeno forse provocato dalla carenza di ossigeno nell’acqua del fosso. Ma Benedetti: potrebbero essere i liquami del depuratore o un avvelenamento

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MASSA. Di nuovo una moria di pesci sul Lavello. Nell’ultimo tratto del torrente ieri mattina galleggiavano a decine i cavedani e di specie più piccole senza più vita. A decine si trovavano negli anfratti o fra la vegetazione che cresce spontanea sulle rive del torrentello. Centinaia, alla fine, i pesci morti di varie dimensioni. Più, dice qualcuno, anche due tartarughe. Una morìa che riaccende a fine estate l’allarme sulle condizioni delle acque del lavello, che finiscono davanti alla spiaggia della Partaccia.

Sulle sponde del fiumetto, ieri, sono arrivati in tanti, chiamati dagli abitanti della zona: tecnici dell’Arpat, vigili urbani, addetti di Gaia Spa, la società idrica che lì gestisce due depuratori delle acque. Gli addetti ai lavori hanno preso atto, visionato; i tecnici dell’Agenzia di protezione ambientale hanno anche e fatto prelievi di acqua e preso alcuni pesci morti. Sarà loro compito cercare di scoprire le cause di questo nuovo fenomeno, che si aggiunge a quelli verificatisi a inizio agosto e, prima ancora in febbraio.

Intanto, qualche sospetto sui responsabili di questa moria c’è. Il primo fattore ad essere chiamato in causa è la siccità. L’assenza prolungata di piogge ha trasformato i fossi che afferiscono nel Lavello ( e il Lavello stesso) in una specie di stagni. Il basso livello dell’acqua e il mancato ricambio, diminuisce la quota di ossigeno presente nell’acqua. E questo provoca la morte dei pesci. Per asfissia. «È la spiegazione che l’Arpat ha fornito in occasione della precedente morìa: carenza di ossigeno dovuta alla siccità», dice Uilian Berti, vicesindaco e assessore all’Ambiente.

Ma Stefano Benedetti, capogruppo di Forza Italia, che ieri mattina, avvertito ancora una volta dai vicini abitanti del campo Rom, ha seguito la vicenda, ha un’altra versione. «Ho potuto accertare che sono morti migliaia di pesci e anche due tartarughe marine. Le ipotesi formulate dai tecnici sono state due. La prima riguarda il depuratore ex Cersam che potrebbe aver sversato liquami non ossigenati e una quantità troppo alta di ammoniaca, la seconda, invece, prende in considerazione l'ipotesi di inquinamento provocata da una delle aziende che operano all'interno della ex Farmoplant dove scorre un canale interrato che passa dal depuratore per poi sfociare nel Lavello».

Non solo. Benedetti sostiene che negli ultimi mesi ci sono state altre tre morie di pesci, anche se di portata minore. E torna sulla questione dell’aumento dei miasmi «che in questi ultimi tempi fuoriescono anche dal nuovo impianto di depurazione». Lo fa consegnandoci alcune foto del capannone utilizzato, spiega, «per la raccolta dei liquami che arrivano dall'esterno. Il capannone ha una parete interamente spaccata dalla quale fuoriescono terribili miasmi che si diffondono nell'aria invadendo tutta la zona circostante e sono certo che sostituendo i pannelli il problema dai cattivi odori potrebbe essere ridotto di parecchio».

Il capogruppo di Forza Italia chiede comunque certezze sulla moria e dice. «Bisogna raccogliere immediatamente tutti i pesci morti per motivi di igiene pubblica e bisogna individuare e subito eliminare la causa dell'avvelenamento dei pesci ed eventualmente perseguito penalmente il responsabile di tale inquinamento».

«I pesci nel Lavello non muoiono a causa del depuratore dei liquami – ribatte a distanza Gaia Spa – muoiono invece perchè nella poca acqua stagnante dei fossi manca l’ossigeno, una carenza determinata dal fatto che non piove da mesi».c.f.



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