Il Tirreno

Cantieri Cerri, l'economia che va

Cantieri Cerri, l'economia che va

Carrara, una realtà in crfescita. Ma con il problema dello sbocco al mare

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CARRARA. E se la risalita dalla china della crisi del nostro territorio passasse anche dalla nautica? E se, come ne sono usciti Cerri Cantieri Navali, ne potesse uscire anche Carrara?

È del 2011 l’acquisizione di Cerri Cantieri Navali (adesso Ccn), cantiere nautico con sede nella nostra zona industriale di viale Zaccagna, da parte del gruppo Gavio, uno dei più grossi gruppi industriale italiano, concessionario e costruttore di reti autostradali e operante in molteplici comparti, dai trasporti, alla logistica, alla gestione in concessione di parcheggi pubblici urbani, alla nautica, molto attivo anche in Sud America, soprattutto in Brasile e Cile, dove risulta essere il terzo operatore autostradale. Giusto per avere un’idea, il gruppo possiede nel suo complesso circa 5.000 dipendenti diretti e 10.000 unità indirette legate all’indotto, con un peso economico in termini di fatturato, di circa 4 miliardi di uro.

Il gruppo Gavio, cominciando dunque ad interessarsi al comparto della nautica grazie a Beniamino Gavio, acquistò nel 2011 la Cerri Cantieri Navali, nel 2012 i cantieri Baglietto di La Spezia e nel 2015 Bertram Yacht, icona della nautica negli Stati Uniti. In 5 anni, con la nuova proprietà e una nuova politica aziendale Ccn è passata da un fatturato massimo di 5/7 milioni di euro all’anno ai 17/18 milioni di euro. «Più che duplicato», afferma con orgoglio l’amministratore Diego Michele Deprati, manager che ha un’esperienza ventennale in qualità di amministratore delegato del conosciuto brand savonese Mondo Marine e Baglietto, quindi con un importante percorso professionale legato alle imbarcazioni di media e grande taglia. Che le cose da Cerri andassero a gonfie vele, per restare nel gergo marinaresco, si era già capito da prima che trapelasse la notizia recente per la quale lo stilista Roberto Cavalli, tra l’altro già cliente di Baglietto, aveva commissionato loro il suo nuovo yacht di 27 metri in alluminio e che sarà pronto il prossimo giugno. Lo si era già intuito infatti quando, due anni fa, Ccn si era insediata nello stesso sito sul viale Zaccagna, in un altro capannone oltre quello già posseduto, con l’assunzione di altro personale, tra cui alcuni stagisti di ingegneria dell’Università di Pisa e di La Spezia, portando così a 19 unità il suo organico. In questi anni infatti la società è stata completamente ridisegnata con l’introduzione di un nuovo range produttivo diversificato, nella fascia tra i 24 a 50 metri in materiali diversi: oltre alla tradizionale linea in vetroresina Flyingsport, nelle due dimensioni da 86 piedi e da 102, da 2 anni, Ccn ha introdotto nuove linee che permettono la personalizzazione o, come si dice tecnicamente, la customizzazione dell’imbarcazione, attraverso la costruzione di piattaforme navali e la loro coniugazione secondo i gusti del cliente e le indicazione dei designers.

Ne è un esempio “Elsea”, il 50 metri in allumino, a 3 motori, con carena disegnata dallo studio Andrea Bacigalupo di Leivi (Genova) e gli interni dal designer Vafiadis di Roma, appena consegnata a un armatore russo. L’imbarcazione sarà esposta in anteprima mondiale al prossimo salone di Cannes. Verrà invece consegnata a marzo al suo armatore americano, il K40, un lussuoso yacht di 40 metri. Lo scafo, in acciaio, rinforzato per la classe “Light Ice”, è stato progettato per le lunghe navigazioni mediterranee e oceaniche, fino ai mari più freddi. «Questa imbarcazione pensata appositamente per resistere alle temperature artiche ha dei volumi di abitabilità eccezionali per essere un 40 metri» ha spiegato Deprati.

« Le due linee in produzione – prosegue – verranno presentate proprio fra qualche settimana, nel mese di settembre, alle due fiere internazionali più importanti in Europa: porteremo le imbarcazioni alla fiera di Montecarlo e Cannes»

Accanto alla produzione civile, Ccn ha anche una produzione militare caratterizzata da pattugliatori costieri e fluviali, tra i 15 e i 37 mt, per attività di contrasto al contrabbando, alla pirateria e al narcotraffico, destinati alle marine militari sudamericane. «Con un prototipo di 15 metri multipurpose, vale a dire multiuso, stiamo partecipando a un bando di gara indetto dalla Marina Militare italiana», ha annunciato ancora l’amministratore, che tra l'altro, prima di dedicarsi alla carriera manageriale è stato ufficiale della Marina Militare.

Le prospettive di crescita ci sono dunque, ha riconosciuto Deprati: «Oggi siamo in 19, tutti project manager, ingegneri, capiprogetto e comunque con una forte specializzazione, con il valore ingegneristico e know-how mantenuto gelosamente al nostro interno, mentre ci avvalliamo di circa 130/170 persone esterne, legate all’indotto, per la carpenteria metallica, l’impiantistica elettrica, i tubieri, la falegnameria, l’acciaieria, la pitturazione-ha spiegato Deprati che ha precisato- ci rivolgiamo a imprese che vanno da La Spezia a Livorno e che riescono a raggiungere dimensioni anche di 60 dipendenti. Come avviene per tutti i cantieri, si sta dando un’impostazione “flessibile” a livello di organico e di produzione, perché il mercato del lusso risente molto delle tensioni internazionali e non ha un moto uniforme, ma per noi ci sono comunque margini di crescita, non siamo ancora a pieno regime: l’unico problema che abbiamo al momento è la mancanza di uno sbocco al mare, che ad oggi tamponiamo ultimando l’imbarcazione nei Cantieri Baglietto a La Spezia, facente sempre parte del Gruppo».

L’amministratore quindi ha ventilato la possibilità in futuro di assumere ancora qualche unità: «Ma mi preme sottolineare l’interesse, sia per noi che per la comunità intera e le istituzioni, di incentivare la creazione sul territorio di un tessuto di imprese di maestranze, come ebanisti e operai specializzati, di cui noi abbiamo un gran bisogno, perché vada a sostenere un polo della nautica che avrebbe tutti i presupposti per affermarsi e mantenere sempre vive le tradizioni di un’industria italiana di eccellenza».

Francesca Vatteroni

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