Il Tirreno

Federcaccia dice no all’allargamento dei confini del Parco

Federcaccia dice no all’allargamento dei confini del Parco

Il presidente delle doppiette massesi Massimo Rossi attacca il Movimento 5 Stelle: il loro obiettivo è chiudere la caccia

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MASSA. No alla “de-perimetrazione”, cioè alla restrizione dei confini del Parco delle Apuane. Ma no anche all’allargamento e alla ridefinizione delle aree contigue. È la posizione della sezione di Massa della Federazione italiana della caccia che, con ilsuo presidente Massimo Rossi replicano al Movimento 5 Stelle e alle associazioni Cai, Grig, Italia Nostra, Legambiente riguardo al Parco. «Facciamo presente – dice Rossi – che tutte le associazioni venatorie del territorio in rappresentanza di circa 2000 cacciatori, riunitesi giorni indietro, dopo aver informato gli abitanti dei paesi citati e aver studiato il problema, hanno fatto richiesta all’Ente Parco e all’Amministrazione Comunale, visto che il sindaco Alessandro Volpi fa parte della comunità del parco e visto i finanziamenti al suddetto parco, che sono tanti, di non diminuire gli attuali confini del parco. Ma di chiedere la sospensione del nuovo allargamento e delle aree contigue fino all’imminente nuovo piano integrativo».

Il presidente della Federazione dei cacciatori si domanda poi «quanto dovrebbe sborsare il comune in piu’ dei 94.802 euro e la Provincia 56.658 euro se ci fosse un nuovo allargamento? Non sarebbe meglio spendere in altro modo quei soldi?». Insomma, i confini restino quelli che sono, anche perchè, aggiunge ancora Rossi, «i territori dell’allargamento sono molto bassi e inadatti a nuove cave e che le aree contigue (zone in cui la caccia è permessa ma con diverse limitazioni) scendono fino a san Carlo, Tombara, di poco sopra Capaccola, Pasqulio, Bassa Brugiana ecc. Con questo nuovo allargamento la percentuale salirebbe di molto relegando i cacciatori in poco territorio con il rischio che ne consegue dall’affollamento venatorio. Non sol la legge "obiettivo"della Regione per il contenimento degli ungulati, con questa diminuzione di territorio cacciabile a ridosso dei paesi ci troveremmo (in parte accade già) i cinghiali a grufolare nei nostri giardini».

Il presidente della Fidc di Massa, torna quindi sul problema cave: Crediamo che vada affrontato non solo dai partiti e movimenti politici ma anche dai cittadini e associazioni comprese quelle venatorie. Facciamo presente che anche i cacciatori tengono all’ambiente e lo mantengono pulito così come da sempre hanno fatto, e a dimostrazione di questo con il progetto fagiano abbiamo fatto 500 ore di lavoro per pulire una parte di bosco ormai infestato da siepi».

Infine, l’attacco diretto al movimento M5s: «Dorma tranquilla la consigliera dei 5 stelle Luana Mencarelli e sappia che i brutti sogni sulla formazione di nuove cave non sono veritieri. Crediamo però che dietro queste bugie ci sia la voglia di questo movimento di voler chiudere la caccia così come da sempre stanno tentando, e portano in questo caso come paravento le cave. Speriamo che le altre associazioni ambientaliste non cadano in tranelli come questo e che prima di scrivere certe cose interpelli anche il mondo venatorio».

I 5 Stelle hanno rivolto nei giorni scorsi un’interrogazione al sindaco per opporsi alla deperimetrazione del parco. Cai e associazioni ambientaliste avevano a loro volta firmato un intervento con l’appello a non ridurre i confini delle aree protette, nelle zone di Antona, Gronda, Casania, Forno e Resceto dato «l’alto valore ambientale, paesaggistico e naturalistico dei luoghi» . Se questa deperimetrazione «è dettata da fini di contenimento degli ungulati in detti territori – avevano aggiunto i firmatari – , suggeriamo forme diverse di gestione della fauna selvatica».
 

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