Sicurezza
«Qualcuno fermi quei tuffatori sul pontile di Marina»
L’appello di un bagnino: «Si gettano nonostante i divieti, un pericolo estremo»
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MASSA. Non si riesce proprio a fermarli i tuffatori del pontile. Richiami, rimproveri, urla. Ma nulla, sordi a ogni richiamo, compresi quelli del bagnino, loro imperterriti si tuffano.
A raccontarlo è Fabio Rossi, che di mestiere fa proprio questo: il bagnino. E racconta di episodi che « dall'inizio di questa estate si stanno continuamente ripetendo nel Pontile di Marina di Massa e che, oltre ad essere estremamente pericolosi per chi lo pone in essere, potrebbero avere effetti negativi, addirittura letali, per le persone che, loro malgrado, sono costrette ad assistervi inermi».
Rossi parla di un «malcostume diffuso, ormai da parecchi anni. Sono tuffatori seriali, ragazzi che, in spregio alla propria incolumità e a quella del prossimo, si arrampicano come scimmie sui palo del pontile, anche a gruppi di tre, aggrappandosi ai cavi elettrici, al fine di tuffarsi più o meno acrobaticamente in acqua».
Rossi vuole anche difendere la sua categoria, dimostrando di essersi interessato al fenomeno. Racconta infatti di avere «più volte allertato le forze dell'ordine, al fine di far cessare con effetto immediato questo comportamento, però il tutto si è risolto in un nulla di fatto. Da più parti ho sentito attaccare la mia categoria, accusata a titolo di negligenza. Ebbene, voglio ribadire con forza che noi bagnini non abbiamo alcun potere in merito, se non quello di allertare l'autorità preposte al rispetto della legge».
A raccontarlo è Fabio Rossi, che di mestiere fa proprio questo: il bagnino. E racconta di episodi che « dall'inizio di questa estate si stanno continuamente ripetendo nel Pontile di Marina di Massa e che, oltre ad essere estremamente pericolosi per chi lo pone in essere, potrebbero avere effetti negativi, addirittura letali, per le persone che, loro malgrado, sono costrette ad assistervi inermi».
Rossi parla di un «malcostume diffuso, ormai da parecchi anni. Sono tuffatori seriali, ragazzi che, in spregio alla propria incolumità e a quella del prossimo, si arrampicano come scimmie sui palo del pontile, anche a gruppi di tre, aggrappandosi ai cavi elettrici, al fine di tuffarsi più o meno acrobaticamente in acqua».
Rossi vuole anche difendere la sua categoria, dimostrando di essersi interessato al fenomeno. Racconta infatti di avere «più volte allertato le forze dell'ordine, al fine di far cessare con effetto immediato questo comportamento, però il tutto si è risolto in un nulla di fatto. Da più parti ho sentito attaccare la mia categoria, accusata a titolo di negligenza. Ebbene, voglio ribadire con forza che noi bagnini non abbiamo alcun potere in merito, se non quello di allertare l'autorità preposte al rispetto della legge».
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