Il Tirreno

Trecento firme per salvare la materna di Bergiola

di Francesca Vatteroni
Trecento firme per salvare la materna di Bergiola

I genitori sul piede di guerra venerdì 1° settembre incontreranno il sindaco e il vicesindaco. Francesco Carlini: senza questa scuola saremo considerati come capre al pascolo

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CARRARA. L’appuntamento è fissato per venerdì 1° settembre alle ore 15 nella palazzina della Pubblica Assistenza di Bergiola, proprio dove ieri l’altro, i bergiolesi si erano riuniti per fare il punto della situazione sulla chiusura dell’asilo. E proprio dove hanno raccolto, oltre alle 300 firme, non solo a Bergiola, ma anche nei paesi vicini di Codena, Bedizzano e a Carrara: una vera e propria mobilitazione dei paesi a monte contro la delibera della giunta di inizio agosto con cui si sancisce la chiusura della materna di Bergiola, .

E altre 60 firme sono state messe insieme per chiedere un incontro in paese con l’amministrazione.

Quindi desiderio esaudito, almeno per quanto riguarda l’incontro, che avverrà appunto tra sindaco e vicesindaco e gli abitanti bergiolesi, venerdì. Francesco De Pasquale e Matteo Martinelli potranno quindi chiarire alle mamme dei bambini iscritti alla scuola materna e agli altri compaesani del perché della chiusura.

«Il vicesindaco Martinelli mi ha anticipato che ha recuperato tutte le specifiche che spiegano il costo della scuola e che il costo addirittura non sarebbe di 70. 000 euro ma di 90. 000 – ha raccontato una delle mamme degli 11 bambini, Martina Cappè che ha poi proseguito– sono contenta della celerità con cui l’amministrazione ha organizzato questo secondo incontro, della disponibilità dimostrata nel dirsi favorevoli a permettere l’iscrizione dei bambini con 2 anni e mezzo di età, di modo da dare la possibilità alle mamme di tornare a lavorare e del pulmino gratuito, resta però l’amarezza della decisione che riteniamo sia stata presa superficialmente e in modo frettoloso: tant’è che noi ribadiremo, venerdì, la richiesta di, quantomeno, sospendere la delibera almeno per un anno per poterci durante l’anno ragionarci sopra con calma. Anche perché noi mamme siamo convinte che il costo indicato sia eccessivo».

Non solo, quello che temono i bergiolesi è che l’edificio della materna, moderno e in ottimo stato, possa fare la fine dell’edificio scolastico accanto, quello delle elementari, protagonista durante la guerra dell’eccidio di 72 civili, oggi in completo decadimento e chiederanno quindi al sindaco, durante l’incontro, che la struttura possa andare almeno in gestione al paese, perché diventi un centro di aggregazione «dove per esempio si possano portare i bambini d’inverno perché giochino insieme e dove festeggiare i compleanni» ha pensato Martina.

Il paese non si rassegna a perdere l’ultimo presidio pubblico e durante l’assemblea ha rumoreggiato: «Se l’asilo oggi chiude, non riaprirà più» avverte Marsiglia Morelli, ex assessore, presente all’assemblea come molti altri bergiolesi, tra cui anche Francesco Carlini: «L’asilo è l’ultima parvenza di civiltà di Bergiola – esclama – tolto quello siamo considerati alla stregua delle capre al pascolo: io non sono nato qua, mi ci sono trasferito dopo sposato e qua la gente è di un’accoglienza unica e l’asilo è bellissimo ed è un luogo di aggregazione, dove quando si porta il bimbo poi ci si ferma sempre a fare 2 chiacchiere». «E poi– ha aggiunto Martina– con il pulmino perdiamo il contatto diretto con le maestre: chi me lo dice se il bimbo ha mangiato oppure è stato amle? Mi dovrà chiamare apposta la maestra! ». Insomma il rospo è duro da ingoiare per i bergiolesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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