Italia
«Non solo marmo nella nostra cava porto la musica»
Giulio Corsi dal sound di Berlino a Carrara. «Ma non è facile essere figlio del padrone»
CARRARA. «In quel piazzale di cava al Calaggio, nel bacino di Colonnata, ci teniamo i blocchi. Sabato ci metteremo la musica. Cercheremo di dare un ritmo, elettronico, a queste montagne. Cercheremo la voce del marmo, il riverbero della montagna».
È questo lo spirito della grande festa “Vox Marmoris” che sabato prossimo porterà il sound alle cave, il funky, la disco anni Ottanta nei luoghi del silenzio ma anche arti visive e cibo.
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L’idea della manifestazione che, partita lo scorso anno in sordina (e come festa privata), è riuscita a muovere fino alle cave di Colonnata 1. 200 persone e accaparrarsi uno sponsor internazionale come la Beck’s, è di Giulio Corsi, 28 anni, una laurea in ingegneria del suono, una esperienza come produttore musicale a Berlino e, soprattutto, un legame a doppio filo con le Apuane.
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Giulio è il secondogenito di Alessandro Corsi, una famiglia che a Carrara rappresenta una delle dinastie più importanti dell’imprenditoria del marmo. Giulio, fino a qualche anno fa da questo mondo ne aveva un po’ preso le distanze. E fra lui e le Apuane ci aveva messo di mezzo la sua passione per la musica e tanti chilometri, fino ad arrivare a Berlino.
Poi, quattro anni fa «il richiamo delle Apuane» come lo chiama lui. La volontà di dare una mano al padre e di conquistare il proprio posto, in quelle cave di cui ha sentito parlare fin da bambino.
Parla schietto Giulio. E nei panni del “rampollo” ci si sente davvero stretto. «In queste montagne ho imparato che è difficile fare il padrone, ma è ancora più difficile fare il figlio del padrone».
Del resto, e questo Giulio lo ha imparato sulla propria pelle, le cave apuane non fanno sconti, a nessuno.
«Io non faccio il fenomeno, qui non puoi farlo. E devo imparare, da mio padre prima di tutto ma anche dagli operai, da chi il marmo lo lavora da anni – continua – Questo mi ha permesso di acquistare sicurezza, papà mi sta dando fiducia e questo per me è importantissimo».
Qui, nel cuore delle Apuane, Giulio Corsi ha girato pagina, lasciando però uno spazio anche per la vecchia vita, quella della musica e di Berlino. Poi, due anni fa, marmo e suono si sono uniti, proprio nelle cave “di famiglia”.
«A Berlino mi ero costruito uno studio di produzione musicale, ci avevo lavorato parecchio – ricorda Giulio – Ci ho lavorato per due anni, poi non riuscivo a mantenermi, era davvero difficile continuare a stare lì. È stata una decisione necessaria tornare a casa, ma una delle cose più dolorose è stata proprio smantellare il mio studio: non avrei creduto di ricostruirlo, dopo pochi mesi a Carrara, e di poter riprendere a dedicarmi con la stessa passione alla mia musica».
«La prima festa è stata una scommessa – ricorda Giulio – Era un evento privato, io la mia musica, alcuni amici e la bellezza di questi posti. Non mi aspettavo tutto quel successo: sono salite fin qui 1. 200 persone, forse quasi altrettante ci sono rimaste male perché non lo avevano saputo, perché non erano state invitate».
Ecco allora che forse proprio in tutti quei giorni passati con il padre, da solo o con “gli uomini” (così Giulio chiama gli operai della cava) è nata l’idea di un secondo evento. Questa volta organizzato come una festa: aperta a tutti e con un prezzo popolare 10 euro, prima birra inclusa.Appuntamento, sabato 2 settembre.
«È un modo diverso anche per vivere le cave – spiega Giulio– Non possiamo andare dove si lavora, per motivi di sicurezza sarebbe davvero difficile. Ma in questo piazzale, dove di solito ci sono i blocchi cercheremo di dare la voce al marmo».
E Giulio per una lunga notte da novello imprenditore del marmo, con tanta strada davanti e una bella dose di umiltà, ritorna a fare il dj.
«L’arte e il marmo nella mia famiglia sono due anime che convivono – conclude Giulio – Mia zia, la sorella di mio padre, Tilde Corsi, è infatti produttrice cinematografica e ama profondamente queste montagne. Io ho sentito il richiamo delle Apuane, dopo anni lontano da Carrara ho riscoperto le cave, e quanto le amassi. Ma senza dimenticare la mia musica, quell’amore per il suono che ho portato avanti prima a Berlino e adesso qui, a casa mia nello studio che ho riallestito a casa mia e in cui ho ricominciato a lavorare con la stessa passione di sempre. Anzi, con il valore aggiunto di una montagna di bianco a cui dare voce e musica».
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