Sicurezza
Quando nel 1516 Michelangelo a Carrara acquistava i marmi
All’Archivio di Stato in mostra il contratto che fu stipulato con Francesco Pelliccia, uno dei cavatori del Polvaccio
CARRARA. All’Archivio di Stato di Massa è custodito un contratto del 1° novembre 1516, relativo alla vendita di alcuni marmi che Michelangelo acquistò da Francesco Pelliccia, uno dei cavatori del Polvaccio, il bacino estrattivo di Torano da cui provenivano i blocchi di statuario utilizzati dall’artista per realizzare i suoi capolavori. Il contratto, conservato tra le carte del notaio carrarese Galvano Parlanciotto, che lo rogò, è attualmente esposto nella mostra documentaria in corso fino al 31 ottobre all’Archivio statale massese, in occasione dei 130 anni dell’istituto. A mostrarci il nome di “Michelangelo, figlio di Ludovico Buonarroti Simoni”, evidenziato sul contratto da una freccia colorata, inserita in occasione dell’esposizione al pubblico, è stato Maurizio Munda, direttore dell’Archivio di Stato di Massa. Questo atto notarile costituisce una delle numerose prove delle visite e dei soggiorni di Michelangelo a Carrara.
Nella nostra città l’artista, oltre a stringere relazioni d’affari non sempre andate a buon fine, aveva affittato una casa in piazza del Duomo, di proprietà di Francesco Pelliccia, lo stesso cavatore citato nel documento. Sulla facciata di questa abitazione è visibile ancora oggi una targa che ricorda la presenza di Michelangelo.
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Secondo Christiane Klapish-Zuber, autrice del fondamentale studio “Carrara e i maestri del marmo. 1300-1600” (1973), lo scultore sarebbe venuto a Carrara una dozzina di volte. Il testo ottocentesco “Ragionamento storico su le diverse gite che fece a Carrara Michelangelo Buonarroti”, del carrarese Carlo Frediani, sostiene invece che il grande Maestro visitò la città in 8 occasioni. Da un altro documento, conservato all’Archivio di Stato di Lucca, si evince che Michelangelo venne a Carrara per la prima volta intorno al 1496, a scegliere il marmo in cui scolpire la Pietà. La sua successiva presenza in città, nel 1505, è attestata in una lettera scritta da Michelangelo stesso, subito dopo che papa Giulio II gli aveva assegnato il compito di scolpire il gruppo di statue per la sua tomba. La missiva dice testualmente: «(...) poiché il primo anno d’Julio, che m’allogò la sepoltura, stetti otto mesi a Carrara a lavorare i marmi». Le “gite” successive avvennero ai primi del 1508, nel novembre 1516 (periodo a cui risale il documento esposto all’Archivio di Stato di Massa), nel 1517-1518, nel 1519 e nell’aprile 1521. L’ultima, probabilmente, ebbe luogo nel 1525, quando l’artista appose la sua firma sull’antico bassorilievo romano dei Fantiscritti (conservato oggi all’Accademia di Belle Arti di Carrara), cosa che in seguito fece anche Antonio Canova.
David Chiappuella
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