Sicurezza
Sos per l’Oasi Wwf dei Ronchi: «Non vado più avanti»
Il responsabile scrive cartelli di scuse (polemiche) all’ingresso, per protestare contro le istituzioni per gli scarsi finanziamenti
MASSA. L’ennesimo grido di dolore dal parco didattico Wwf dei Ronchi. Solo che adesso i visitatori ignari appena varcato l’ingresso si trovano di fronte un paio di cartelli affissi nelle bacheche in legno. “Ci scusiamo per le condizioni in cui il centro versa – si legge – da 20 anni (l’area di 1,5 metri quadrati è stata aperta nel 1996, ndr) non siamo ancora riusciti ad inaugurarlo. Riceviamo attualmente 2.600 euro l’anno, e non abbiamo ancora una convenzione di affidamento decente. Nel 2010 la Comunità Europea ha donato 82.000 euro, e pertanto il parco non è costato un centesimo al Comune. Siamo pieni di debiti. Tutto quello che vedete è grazie al Wwf e ai suoi volontari”. E ancora: “Qui facciamo educazione ambientale, ricerche scientifiche, recupero animali selvatici, preservazione di specie rare botaniche. Tutto a costo zero per il Comune di Massa (che è proprietario dello spazio, ndr) e la Regione Toscana. Lo Stato ci ha abbandonati”.
Fogli bianchi vergati di nero: ce li ha messi il responsabile della struttura, Gianluca Giannelli, che insieme ad altri cinque volontari dell’associazione Assiolo Wwf manda avanti l’oasi (che è praticamente sempre aperta, ad ingresso gratuito, dalle 9 alle 19) come può. «Non mi aiuta nessuno, non riesco ad avere neppure una carriola di terra – dice – dal Comune riceviamo 2.600 euro l’anno, solo spiccioli. Se domani decido, giro la chiave e chiudo tutto. Andiamo avanti con un fil di ferro, uno zoccolo e una ciabatta».
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Un pavone si aggira tra i vialetti, un bambino accompagnato dal nonno porge un tozzo di pane a un nugolo di tartarughe d’acqua, che si avventano rapaci sul cibo. «Non abbiamo soldi per dare da mangiare agli animali, non riusciamo a fare educazione ambientale, i laboratori didattici sono chiusi, così come il centro di recupero animali selvatici – riprende Giannelli – eppure ci sarebbe anche riscontro nei turisti e nelle scuole, ma non abbiamo neppure una brochure informativa da distribuire per spiegare qual’è il valore di questo parco. Qui facciamo cultura, turismo, sociale, conservazione delle biodiversità».
Panchine vecchie di venti anni, la casetta d’accoglienza che ha le porte sprangate perché non troppo presentabile, tra un televisore rotto e le lampade che funzionano a intermittenza. E poi c’è il problema dei furti, dei saccheggi all’attrezzatura che diverse volte è sparita nel recente passato: adesso un sistema di videosorveglianza formato da 12 telecamere collegate con l’agenzia Metronotte Massa ha perlomeno arginato questa grana. Ma sul territorio qualcuno che dà una mano comunque c’è: «Devo ringraziare l’amministrazione del carcere e il tribunale che mi manda dei volontari che ci aiutano nelle pulizie e a tenere in decoro – spiega ancora il responsabile del parco dei Ronchi – e poi l’azienda Nuovo Pignone, la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, l’Asl, l’Amia e l’Asmiu che ci sostengono di tanto in tanto. Il Comune e la Regione però sono latitanti. Per mandare avanti l’oasi Wwf servono 30-40.000 euro all’anno, quindi non parliamo di cifre trascendentali». Eppure quei soldi non si trovano.
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