Il Tirreno

“Miracolo”, i tempi di attesa giù da 10 mesi a due giorni

“Miracolo”, i tempi di attesa giù da 10 mesi a due giorni

Si rivolge al Tirreno: subito la Risonanza, grazie alla rinuncia di un’altra paziente e alla disponibilità di un infermiere. Ma l’Asl avverte: è una procedura anomala

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MASSA. Miracolo: i tempi di attesa per fare una Risonanza magnetica si riducono da 10 mesi a due giorni. E senza trucco (cioè, senza imbrogli o raccomandazioni).

È soddisfatta la signora Graziella Gaina, 77 anni, ex infermiera professionale (lavorava in Medicina e poi al reparto “Infettivi” del vecchio ospedale) per questo “miracolo” che la riguarda da vicino. Era stata lei, nei giorni scorsi, a rivolgersi al Tirreno per segnalare che l’esame di Risonanza magnetica per la sua gamba dolorante le era stato fissato, dal Cup dell’Asl, al 16 giugno del 2018. Troppo, aveva raccontato al giornale la donna: «Dicono che la prima data disponibile è a giugno di quest’altro anno, ma io non posso aspettare così a lungo con questo dolore. Andrò a vedere di persona se c’è posto in Radiologia. O mi rivolgerò al privato». E così ha fatto.

«Mi sono presentata direttamente in Radiologia al Noa – racconta la signora Gaina– con il foglio del Cup che mi fissava l’appuntamento per il 2018. Ho parlato con un’infermiera la quale mi ha detto: “aspetti un momento, vediamo che si può fare”. È tornata cinque minuti dopo di e ha aggiunto: “venerdì (domani) alle 9,30, le va bene?». Una bella soddisfazione per la donna, che ringrazia il Tirreno – «Mi avete dato una bella mano» – e il personale di Radiologia.

L’episodio, però, induce a sollevare qualche interrogativo: c’è stato un errore del Cup, che non ha visto che c’era una data disponibile vicinissima per quell’esame? È sufficiente andare direttamente ai reparti per avere l’appuntamento in tempi “civili”? E, ancora, quale è la procedura da seguire?

Domande a cui replica con prontezza l’Asl. Escludendo, in primis, errori del centro di prenotazione. Il direttore del Dipartimento di Radiodiagnostica Tito Torri, poi, esclude ogni via alternativa o preferenziale oltre alla normale procedura Cup. «Nel caso specifico – spiega il dottor Torri – per iniziativa di una dipendente, che ha verificato la momentanea disponibilità per la rinuncia di una paziente, è stato possibile inserire la signora per l'esame richiesto». In altre parole, la donna è stata fortunata: è andata, ha chiesto, ha trovato una dipendente disponibile e ha trovato il “buco” nel calendario di appuntamenti che le ha consentito di avere subito l’esame. Ma tutto questo, sottolinea ancora il dottor Torri, «è comunque una procedura anomala che esula dalle normali indicazioni previste dal reparto».c.f.



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