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La procura di Genova mette nel mirino quattro sospetti jihadisti
Attivi tra Massa e La Spezia, possibili legami internazionali Prese misure per limitare la libertà e i contatti via internet
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LUNIGIANA. Due o tre gruppi di fondamentalisti attivi principalmente in Liguria e con ramificazioni giù tra La Spezia e Massa-Carrara. Un gruppo di quindici persone, di cui 4 attive sul territorio apuano- lunigianese che rappresentano secondo il pool antiterrorismo della Procura genovese dei nuclei da seguire con molta attenzione. Preoccupano infatti i possibili contatti internazionali.
Sui gruppi lavora di tempo dunque l’antiterrorismo ligure in collaborazione anche con gli uomini della Digos apuani. Indagini che sono tenute sottotraccia, chiaramente per la delicatezza della questione e che sono tutt’ora in corso ,coordinate dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e dal sostituto Federico Manotti, in passato in servizio alla procura di Massa-Carrara.
Sui quindici la procura ha previste alcune misure intercettazioni preventive e monitoraggio degli spostamenti. Sarebbero circa tre o forse più gruppi attivi sia a Genova che tra Sanremo e Ventimilia così come a sud tra Massa-Carrara e La Spezia, coinvolgendo la Lunigiana. Si tratta perlopiù di marocchini, in un caso un italiano convertito, divisi nei vari gruppi.
Gli investigatori, da quanto trapela dalle fonti giornalistiche, ritengono meno preoccupanti i quattro operativi tra La Spezia e Massa, loro invece tutti di nazionalità marocchina. Sono comunque tenuti sotto stretta osservazione e anche per loro valgono le misure di prevenzione e di limitazione della libertà previste per gli altri.
Gli uomini sono ritenuti dagli inquirenti «non immediatamente operativi», ma capaci magari di fare da potenziali sponde ad altri fanatici che da Spagna e Francia potrebbero transitare in Italia. O che in Liguria approdano dal Nordafrica, attraverso il porto del capoluogo».
Il procuratore Cozzi parla di "compressione ben gestita dialcuni diritti", misura che ritiene "accettabile laddove serva a garantire maggiore sicurezza". Si parla genericamente di prevenzione, che in realtà potrebbe tradursi in limitazioni delle comunicazioni online per chi ha contatti troppo ravvicinati con ambienti del fondamentalismo terrorista.
Contattato dal Secolo XIX il procuratore ha spiegato così la sua posizione: «È chiaro che di fronte al ritiro dei suoi device, computer smartphone e quant’altro, il sospettato si attrezzerebbe con nuovi apparecchi, prestanome, conoscenti. Ma se fossero dimostrati suoi nuovi accessi in presenza di precedenti inibizioni commetterebbe un reato, s’innescherebbe la stessa spirale nella quale incappa colui al quale viene ritirata la patente ma che si rimette alla guida comunque. Servono barriere giudiziarie intermedie ma più efficaci sul piano della sicurezza».
Tutto partì da un’operazione del settembre 2016 in un covo di spacciatori a Sarzana. Furono acciuffati tre sospetti pusher di origini marocchine, Haijal Tollasi, Jamal Karim e Amine Mohammed Fariq. Nel verbale d’arresto si spiegava come «utilizzassero le pagine della Bibbia come carta igienica durante i loro bisogni corporali». Da lì i sospetti. E proprio a questi arresti ha fatto riferimento il procuratore dicendo che costoro «non erano così lontani dal passare in azione, e che i contatti si erano consolidati tramite internet». (l.r.d.)
Sui gruppi lavora di tempo dunque l’antiterrorismo ligure in collaborazione anche con gli uomini della Digos apuani. Indagini che sono tenute sottotraccia, chiaramente per la delicatezza della questione e che sono tutt’ora in corso ,coordinate dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi e dal sostituto Federico Manotti, in passato in servizio alla procura di Massa-Carrara.
Sui quindici la procura ha previste alcune misure intercettazioni preventive e monitoraggio degli spostamenti. Sarebbero circa tre o forse più gruppi attivi sia a Genova che tra Sanremo e Ventimilia così come a sud tra Massa-Carrara e La Spezia, coinvolgendo la Lunigiana. Si tratta perlopiù di marocchini, in un caso un italiano convertito, divisi nei vari gruppi.
Gli investigatori, da quanto trapela dalle fonti giornalistiche, ritengono meno preoccupanti i quattro operativi tra La Spezia e Massa, loro invece tutti di nazionalità marocchina. Sono comunque tenuti sotto stretta osservazione e anche per loro valgono le misure di prevenzione e di limitazione della libertà previste per gli altri.
Gli uomini sono ritenuti dagli inquirenti «non immediatamente operativi», ma capaci magari di fare da potenziali sponde ad altri fanatici che da Spagna e Francia potrebbero transitare in Italia. O che in Liguria approdano dal Nordafrica, attraverso il porto del capoluogo».
Il procuratore Cozzi parla di "compressione ben gestita dialcuni diritti", misura che ritiene "accettabile laddove serva a garantire maggiore sicurezza". Si parla genericamente di prevenzione, che in realtà potrebbe tradursi in limitazioni delle comunicazioni online per chi ha contatti troppo ravvicinati con ambienti del fondamentalismo terrorista.
Contattato dal Secolo XIX il procuratore ha spiegato così la sua posizione: «È chiaro che di fronte al ritiro dei suoi device, computer smartphone e quant’altro, il sospettato si attrezzerebbe con nuovi apparecchi, prestanome, conoscenti. Ma se fossero dimostrati suoi nuovi accessi in presenza di precedenti inibizioni commetterebbe un reato, s’innescherebbe la stessa spirale nella quale incappa colui al quale viene ritirata la patente ma che si rimette alla guida comunque. Servono barriere giudiziarie intermedie ma più efficaci sul piano della sicurezza».
Tutto partì da un’operazione del settembre 2016 in un covo di spacciatori a Sarzana. Furono acciuffati tre sospetti pusher di origini marocchine, Haijal Tollasi, Jamal Karim e Amine Mohammed Fariq. Nel verbale d’arresto si spiegava come «utilizzassero le pagine della Bibbia come carta igienica durante i loro bisogni corporali». Da lì i sospetti. E proprio a questi arresti ha fatto riferimento il procuratore dicendo che costoro «non erano così lontani dal passare in azione, e che i contatti si erano consolidati tramite internet». (l.r.d.)
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