Il Tirreno

Scoppia il caso delle perizie per costruire

di Manuela D’Angelo
Scoppia il caso delle perizie per costruire

Ronchi-Poveromo, terreni con uguali caratteristiche ma pareri diversi del Comune relativi al cambio di destinazione

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MASSA. Nella vasta area di Ronchi- Poveromo, la famosa Utoe (unità territoriali organiche elementari) numero 6, quella delle grandi ville su lotti minimi di 3000 metri quadrati, qualcuno potrà costruire, qualcun altro (con le stesse caratteristiche) no. E’ uno dei nodi da sciogliere all’interno del Regolamento Urbanistico che, ieri mattina in commissione, l’architetto progettista Franco Lorenzani ha definito «una corsa ad ostacoli» (vedi articolo a lato).

Nodi tecnici, di cui si stanno occupando con grande solerzia i progettisti del Ru, ma soprattutto nodi politici, perché secondo alcuni consiglieri, come Fabrizio Brizzi degli Arancioni, «Il sindaco dovrebbe prendersi la responsabilità di scelte delicate, che nulla hanno a che vedere con l’aspetto tecnico del Ru, ma che sono scelte politiche».

L’ultimo inghippo, riguarda la possibilità di riclassificare il proprio terreno “area non boschiva”, quindi non soggetta a vincolo e quindi edificabile. Ronchi -Poveromo, infatti, è formato quasi completamente da pinete pregiate e “importanti e secolari formazioni boschive”, come le definisce il Pit, piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana. La zona, in pratica, è quasi completamente vincolata dalla Regione, che lì individuò aree verdi pregiate da proteggere.

Negli anni però la fisionomia di questi boschi è cambiata e nelle cartografie risultano molti errori di classificazione: in pratica alcuni cittadini risultano proprietari di un terreno che il bosco non lo ha mia avuto. Per questo l’amministrazione chiese uno studio più attuale all’Università di Pisa per una nuova mappatura della zona boschiva dei Ronchi- Poveromo; studio arrivato tardivo e visionato dalla commissione urbanistica soltanto a metà luglio scorso.

Intanto però i cittadini avevano già presentato le loro osservazioni al Ru, in cui chiedevano al comune, che aveva classificato il loro terreno a bosco, di ricontrollare le carte e rendere il terreno edificabile, perché non più soggetto a vincolo. Le osservazioni al Ru si sono chiuse a dicembre 2016, ma ad aprile 2017 sono arrivate alcune integrazioni alle osservazioni che presentavano relazioni di agronomi, nelle quali si rafforzava il concetto dell’area “non boschiva” con una certificazione tecnica.

La Commissione sollevò il caso delle integrazioni, sostenendo che non tutti i cittadini avevano saputo di questa possibilità. Ieri mattina, poi, l’architetto Lorenzani ha svelato alla commissione che «Il 25 giugno scorso a seguito di un incontro con la Regione Toscana, sono stati definiti i nuovi vincoli di inedificabilità, per uniformare le informazioni del Pit con lo studio dell’Università di Pisa». In pratica: se sono emersi nuovi boschi si aggiungono, spiega Lorenzani, e se non ci sono più i boschi si tolgono dall’elenco, ma occorre una perizia dell’agronomo per poterlo certificare.

In questo modo alcune osservazioni dei cittadini su un terreno non boschivo, prive della perizia, sono state rigettate dagli uffici, in sede di controdeduzione; quelle che invece la perizia l’avevano sono state accolte. La responsabilità non è del Comune di Massa, che si sta attenendo alle prescrizioni della Regione, che cambia le carte in tavola quasi mensilmente, rendendo la chiusura di questo regolamento impossibile.

«E’ un evidente problema politico- dice Brizzi- sintomo che la nostra amministrazione non è in grado nemmeno di interfacciarsi con la Regione». Secondo alcuni consiglieri della commissione Urbanistica il Comune avrebbe dovuto riaprire una finestra per la presentazione di nuove perizie, per evitare in sede di approvazione del Ru evidenti situazioni di disparità tra cittadini. Ma i tecnici del regolamento hanno sostenuto che sia impossibile e il caso delle perizie, spuntate solo per alcuni, potrebbe porgere il fianco a numerosi ricorsi.
 

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