Sicurezza
La preside: «Fatto privato, non ci riguarda»
E il professore prova a difendersi in chiave revisionistica, mentre sul web c’è chi lancia una “camminata antifascista”
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CARRARA. La preside dello Zaccagna rivendica il lavoro della sua scuola sui valori della Resistenza, e dopo il caso del docente che si è fatto fotografare con la bandiera di Salò precisa: «Io come dirigente non devo riparare ad alcun gesto». Intanto il prof. Manfredo Bianchi prova a difendersi in chiave “revisionista” senza però fermare le critiche che arrivano anche da Pd e Cgil. Il web si mobilita per una marcia antifascista sul Sagro.
La preside: punibile solo quello che un docente fa svolgendo le sue funzioni. Partiamo dall’istituto Zaccagna: la dirigente Marta Castagna prenderà provvedimenti solo se saranno ravvisati estremi di reato ma, per le norme disciplinari del mondo della scuola, un insegnante può essere valutato solo nell'esercizio delle sue funzioni, quindi durante l'attività didattica. È un messaggio chiaro, per quanto conciso, quello che parte dalla scuola superiore di viale XX Settembre dove insegna Manfredo Bianchi, l'ingegnere che ha postato su Facebook una sua foto sulla vetta del Sagro mentre sfoggia con orgoglio una bandiera della Repubblica di Salò. «Io come dirigente non devo riparare ad alcun gesto» commenta Marta Castagna, dirigente dell'Istituto Zaccagna, che ricorda come, in base al codice di disciplina dei docenti, le valutazioni e le eventuali sanzioni devono riguardare solo ed esclusivamente quello che gli insegnanti fanno durante la loro attività a scuola. «C'è una procedura ma quello che fanno le persone a livello privato non ci riguarda» aggiunge la preside che poi rivendica il lavoro svolto dal suo istituto su temi quali la Resistenza, l'Olocausto e le stragi e la memoria. «Abbiamo partecipato a tanti progetti, dal Treno della Memoria alle commemorazioni a livello locale, facciamo formazione anche con i docenti e siamo sempre stati molto attenti a sensibilizzare gli alunni su questi argomenti» precisa la Castagna che guida un istituto dove, lo scorso anno, è stata istituita una sorta di borsa di studio intitolata al “Memo” il partigiano carrarese Alessandro Brucellaria. Insomma lascia intendere la preside, quello di Bianchi è stato un gesto “privato”, completamente slegato dal mondo di una scuola, lo Zaccagna, in prima fila sul fronte dei valori della Resistenza.
L’autodifesa “revisionista” dell’ingegnere e professore Bianchi. L'insegnante e ingegnere Manfredo Bianchi, dal canto suo, in una lettera aperta prova a difendersi e spiega il suo gesto in chiave “revisionista”. Dopo aver definito «spropositato» il clamore suscitato dalla sua iniziativa e ringraziati coloro – per la verità pochi – che si sono schierati in sua difesa, Bianchi spiega che lo scatto con la bandiera di Salò voleva essere «una polemica verso la proposta di legge Fiano-Boldrini», accennando alla bozza di norma sull'apologia di fascismo. Ma il professore si spinge oltre e parla di uno scopo ancora più alto: «Due settimane prima dei fatti, innalzai la bandiera italiana sulla croce del Sagro, per rappresentare l’unità nazionale; poi ho fatto sventolare la bandiera della Rsi per sottolineare che una vera unità nazionale, si potrà conseguire solo quando verrà data la giusta dignità alle ragioni dei vinti». Bianchi poi se la prende con coloro che lo hanno «sottoposto al linciaggio virulento e feroce su Facebook e sulla stampa», accusandoli di aver «commesso centinaia di reati di ingiuria, diffamazione, minacce ed istigazione a delinquere e di aver creato un clima molto simile a quello che precedette gli omicidi di Sergio Ramelli, del commissario Calabresi e dei giuslavoristi Biagi ed Antona». Quanto poi al suo ruolo di insegnante, Bianchi accusa chi chiede «ritorsioni da parte delle istituzioni scolastiche» di commettere «la stessa ingiustizia che commise Mussolini quando licenziò i Professori universitari che non volevano la tessera fascista». Il professore smentisce poi che il suo gesto fosse in qualche modo collegato alla ricorrenza della strage di Vinca, che lui stesso definisce «un evento drammatico». Insomma Bianchi prova a dare dignità di critica “storiografica” al suo gesto e chiama in causa il revisionismo, senza trascurare di rivendicare, ancora una volta, il diritto di opinione.
Su Facebook: camminata antifascista. Intanto da Facebook, in mezzo alle centinaia di messaggi di condanna, arriva la proposta di una “camminata” antifascista sul Monte Sagro, in un post che richiama le parole di Piero Calamandrei dedicate proprio alla carta fondamentale dello Stato Italiano: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione».
Cinzia Chiappini
ALTRI SERVIZI A PAG. 13.
La preside: punibile solo quello che un docente fa svolgendo le sue funzioni. Partiamo dall’istituto Zaccagna: la dirigente Marta Castagna prenderà provvedimenti solo se saranno ravvisati estremi di reato ma, per le norme disciplinari del mondo della scuola, un insegnante può essere valutato solo nell'esercizio delle sue funzioni, quindi durante l'attività didattica. È un messaggio chiaro, per quanto conciso, quello che parte dalla scuola superiore di viale XX Settembre dove insegna Manfredo Bianchi, l'ingegnere che ha postato su Facebook una sua foto sulla vetta del Sagro mentre sfoggia con orgoglio una bandiera della Repubblica di Salò. «Io come dirigente non devo riparare ad alcun gesto» commenta Marta Castagna, dirigente dell'Istituto Zaccagna, che ricorda come, in base al codice di disciplina dei docenti, le valutazioni e le eventuali sanzioni devono riguardare solo ed esclusivamente quello che gli insegnanti fanno durante la loro attività a scuola. «C'è una procedura ma quello che fanno le persone a livello privato non ci riguarda» aggiunge la preside che poi rivendica il lavoro svolto dal suo istituto su temi quali la Resistenza, l'Olocausto e le stragi e la memoria. «Abbiamo partecipato a tanti progetti, dal Treno della Memoria alle commemorazioni a livello locale, facciamo formazione anche con i docenti e siamo sempre stati molto attenti a sensibilizzare gli alunni su questi argomenti» precisa la Castagna che guida un istituto dove, lo scorso anno, è stata istituita una sorta di borsa di studio intitolata al “Memo” il partigiano carrarese Alessandro Brucellaria. Insomma lascia intendere la preside, quello di Bianchi è stato un gesto “privato”, completamente slegato dal mondo di una scuola, lo Zaccagna, in prima fila sul fronte dei valori della Resistenza.
L’autodifesa “revisionista” dell’ingegnere e professore Bianchi. L'insegnante e ingegnere Manfredo Bianchi, dal canto suo, in una lettera aperta prova a difendersi e spiega il suo gesto in chiave “revisionista”. Dopo aver definito «spropositato» il clamore suscitato dalla sua iniziativa e ringraziati coloro – per la verità pochi – che si sono schierati in sua difesa, Bianchi spiega che lo scatto con la bandiera di Salò voleva essere «una polemica verso la proposta di legge Fiano-Boldrini», accennando alla bozza di norma sull'apologia di fascismo. Ma il professore si spinge oltre e parla di uno scopo ancora più alto: «Due settimane prima dei fatti, innalzai la bandiera italiana sulla croce del Sagro, per rappresentare l’unità nazionale; poi ho fatto sventolare la bandiera della Rsi per sottolineare che una vera unità nazionale, si potrà conseguire solo quando verrà data la giusta dignità alle ragioni dei vinti». Bianchi poi se la prende con coloro che lo hanno «sottoposto al linciaggio virulento e feroce su Facebook e sulla stampa», accusandoli di aver «commesso centinaia di reati di ingiuria, diffamazione, minacce ed istigazione a delinquere e di aver creato un clima molto simile a quello che precedette gli omicidi di Sergio Ramelli, del commissario Calabresi e dei giuslavoristi Biagi ed Antona». Quanto poi al suo ruolo di insegnante, Bianchi accusa chi chiede «ritorsioni da parte delle istituzioni scolastiche» di commettere «la stessa ingiustizia che commise Mussolini quando licenziò i Professori universitari che non volevano la tessera fascista». Il professore smentisce poi che il suo gesto fosse in qualche modo collegato alla ricorrenza della strage di Vinca, che lui stesso definisce «un evento drammatico». Insomma Bianchi prova a dare dignità di critica “storiografica” al suo gesto e chiama in causa il revisionismo, senza trascurare di rivendicare, ancora una volta, il diritto di opinione.
Su Facebook: camminata antifascista. Intanto da Facebook, in mezzo alle centinaia di messaggi di condanna, arriva la proposta di una “camminata” antifascista sul Monte Sagro, in un post che richiama le parole di Piero Calamandrei dedicate proprio alla carta fondamentale dello Stato Italiano: «Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione».
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