Il Tirreno

Massa

Le sorelle belghe alla “recherche” delle radici apuane

di Libero Red Dolce
Le sorelle belghe alla “recherche” delle radici apuane

Coralie e Virginie Penaglia sono rimaste orfane tre anni fa Ora, insieme a una rivista, stanno cercando i loro parenti

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MASSA. La miniera di Blegny è tetra, puzzolente. Ogni boccata i polmoni si strizzano, l’aria è un misto di carbone e ossigeno. Più del primo che altro. Gino piccona e piccona, la testa va al mare di casa, alla brezza limpida e fresca che arriva dalle Apuane. Non può fermarsi a ricordare troppo, quella brezza lo ha spinto lontano, insieme alla disoccupazione. Ora è qui, in Belgio, migliaia di chilometri lontano da casa. La guerra è finita, i tedeschi sono andati via. È tempo di dare nuova linfa alle radici...

Lo hanno tenuto stretto quel filo teso alle loro radici. Ogni volta che si è spezzato lo hanno ripreso, convinte che lo avrebbero ripercorso da capo a capo. Dal Belgio a Massa. Fin da quando nonno Gino Penaglia andò via da Massa, a metà del secolo scorso, e sposò, in seconde nozze, la nonna Paola. Perché Virginie e Coralie, due sorelle divise dalla vita e riunite dall’amore, hanno sempre voluto sapere che cosa fosse, che volti avesse, quella famiglia Penaglia che gli ha dato il cognome e una fantasia dolce di affetti e vita serena.

Sono nate in Belgio loro due. L’Italia è lontana, uno sfondo per l’epica familiare. Loro padre, Mario Penaglia, però tiene vivo quell’immaginario. Le porta sulla tomba del padre, quel Mario morto nel 1986, dopo una vita in miniera. Gli parla di posti bellissimi, di montagna e mare che si alleano, di una vita e una lingua che sa di casa. Loro non la conoscono, ma la vivono comunque.

L’idillio di quei ricordi dura poco. La mamma sta spesso male, va in ospedale e non riesce ad accudirle. Ci sono problemi e finiscono in case d’accoglienza. Divise, la famiglia che le ospita non può tenerle insieme. Non riescono a telefonarsi, si vedono pochissimo. A volte nemmeno per le feste.

Virginie, la grande, pensa sempre alla sua piccola sorella. La vuole vedere, stare con lei. A 12 anni scopre dove vive. E quando può scappa da scuola per vederla. Coralie ha 6 anni, questa sorella minuta e ostinata le piace troppo. Ogni visita è un sogno, una piccola fuga nella normalità negata.

Passano gli anni e le sorelle si riuniscono. Ormai sono maggiorenni, niente le può trattenere. Nel corso del tempo il loro legame si è fatto fortissimo. Sono nate sorelle, la sfortuna le ha divise e loro hanno combattuto per tornare a stringersi. Non le dividerà niente.

Nel 2009 la mamma muore. E pochi anni dopo, nel 2014, una malattia si porta via l’amatissimo papà Mario. Le Penaglia sono sole. Seppellito il padre provano a riprendere rapporti con la famiglia in Belgio, ma nessuno apre la porta. «Sono ricordi brutti, non vogliamo nemmeno ripensarci», dice Virginie.

Papà se n’è andato ma ha lasciato tante cose. Prima di tutto un orgoglio, una curiosità delle origini apuane. In Belgio c’è la “maison” ok, ma a Massa c’è “casa”. E loro vogliono sapere com’è fatta.

Coralie legge spesso “Flair”, un settimanale di lifestyle belga. Quest’anno compie trent’anni e la redazione ha deciso di ricambiare l’affezione delle lettrici: «Realizzeremo il sogno di alcune di voi, mandateci le vostre storie». Non ci pensano un attimo e scrivono al giornale. «Vorremo andare a Massa e scoprire chi sono i nostri parenti italiani, i fratelli cui nostro padre ci parlava sempre».

Al giornale accettano. Pochi giorni e si parte. Ad accompagnarle la redattrice Laurane Wattecamps e la videomaker Caroline Dehareng per documentare la ricerca. Ad aspettarle a Massa c’è Maria. Maria Penaglia. Non una parente ma una ragazza del posto con il loro stesso cognome. L’hanno contattata su Facebook qualche anno fa e superata la prima delusione nello scoprire che non era di famiglia sono diventate amiche. Fa loro da guida.

Il quintetto si aggira per uffici anagrafe di Massa e Carrara. Maria non parla francese, le ragazze non parlano italiano. Vengono al Tirreno a chiedere aiuto. E noi ci prestiamo volentieri.

La ricerca è dura, d’estate molti sono in ferie. S’indaga su nonno Gino, nato nel 1906 a Massa, sposato prima con Pasqualina Petacchi nel 1929 e poi con Bandera Paola Lorenzana nel 1949 in Belgio. Agli uffici si attivano, ma per ricostruire l’albero serviranno almeno 20 giorni. Tonia Salvina Foti, Carmen Rusconi e Annamaria Ciuffi dell’ufficio Anagrafe si buttano caparbie negli archivi. Telefonate a Carrara e ricerche. E qualcosa esce.

È una storia complicata. Da una radice mille rami, d’altronde. Si trovano una sorella di sangue, Emma Penaglia, e un fratellastro, Pietro Giovanni, di nonno Gino. Le strade portano a Oneglia e a Carrara, dove ci sono altri matrimoni e atti di morte. I figli sarebbero gli zii delle ragazze. E ci potrebbero essere cugini. L’ipotesi di una nuova famiglia, quei Penaglia con la “gl” dura all’italiana. Virginie, mentre le impiegate dell’ufficio spiegano, capisce e scoppia a piangere. L’abbraccia Maria, la Penaglia acquisita.

È un sogno, ma come sempre per queste due ragazze, va conquistato. Il tempo stringe. Domenica scorsa la troupe è dovuta ripartire, le sorelle si sono fermate qualche altro giorno. Altre anagrafi, altri incontri. A fine mese “Flair” pubblicherà la loro storia. Con una sola certezza, la storia dei Penaglia non finisce qua. Coralie infatti è incinta. E mamma, quando nascerà, potrà raccontargli che lui, già nella pancia, è già stato dove questa storia è cominciata. E non vuole finire.

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