Sicurezza
Ragazzino chiama la polizia: «Mamma e papà vogliono uccidersi»
L’adolescente aveva paura che potesse accadere «come in tv». Tre pattuglie si sono precipitate temendo di arrivare tardi
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MASSA. Quando li ha sentiti litigare si è spaventato. Mamma e papà stavano discutendo come non avevano mai fatto prima e soprattutto lo facevano usando parole terribili. Tanto che il figlio della coppia, un tredicenne, mandato in camera sua dai genitori per non farlo partecipare a quella disputa, ha temuto che tra i suoi potesse finire come in quelle storie che aveva visto in televisione. Così prima che uno dei due facesse del male all’altro ha preso il suo cellulare e ha chiamato il 113. Al centralinista ha detto che i suoi genitori si stavano ammazzando. E lo ha fatto piangendo. Tanto che all’agente è andato il cuore in gola, ha dato l’allarme ai colleghi e si è fatto spiegare con calma da dove stava chiamando.
Sono arrivate ben tre pattuglie e poliziotti e carabinieri sono saliti in casa sperando che non fosse troppo tardi. Le urla si sentivano fin dalle scale, così hanno suonato alla porta. È stato l’uomo ad aprire. Si vedeva che non era tranquillo. Le forze dell’ordine gli hanno chiesto della moglie e sono entrati. E hanno trovato la donna seduta in cucina. Senza alcun segno evidente in volto. Così l’assistente ha chiesto ai coniugi perché stavano litigando. E i motivi erano davvero futili (con chi passare qualche giorno di vacanza). Ma a quel punto anche la coppia ha chiesto perché polizia e carabinieri si stavano interessando a quella loro litigata, che era una semplice discussione dai toni accesi e nulla più. Ed è saltata fuori la telefonata che il figlio aveva fatto al 113. Il ragazzo è uscito dalla sua cameretta e ancora in lacrime ha abbracciato la mamma dicendole che aveva avuto paura che quella zuffa potesse finire in tragedia. Lei ha guardato il marito ed entrambi hanno abbracciato il loro ragazzo. Tranquillizzandolo.
Poi hanno spiegato alle forze dell’ordine che la loro era una lite, ma che nessuno dei due aveva intenzione di fare del male all’altro. Conferma arrivata anche dalla banca dati della questura: le volanti non erano mai andate a quell’indirizzo e non avevano mai avuto niente a che fare con quei nominativi. Il ragazzino però era terrorizzato lo stesso. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sono arrivate ben tre pattuglie e poliziotti e carabinieri sono saliti in casa sperando che non fosse troppo tardi. Le urla si sentivano fin dalle scale, così hanno suonato alla porta. È stato l’uomo ad aprire. Si vedeva che non era tranquillo. Le forze dell’ordine gli hanno chiesto della moglie e sono entrati. E hanno trovato la donna seduta in cucina. Senza alcun segno evidente in volto. Così l’assistente ha chiesto ai coniugi perché stavano litigando. E i motivi erano davvero futili (con chi passare qualche giorno di vacanza). Ma a quel punto anche la coppia ha chiesto perché polizia e carabinieri si stavano interessando a quella loro litigata, che era una semplice discussione dai toni accesi e nulla più. Ed è saltata fuori la telefonata che il figlio aveva fatto al 113. Il ragazzo è uscito dalla sua cameretta e ancora in lacrime ha abbracciato la mamma dicendole che aveva avuto paura che quella zuffa potesse finire in tragedia. Lei ha guardato il marito ed entrambi hanno abbracciato il loro ragazzo. Tranquillizzandolo.
Poi hanno spiegato alle forze dell’ordine che la loro era una lite, ma che nessuno dei due aveva intenzione di fare del male all’altro. Conferma arrivata anche dalla banca dati della questura: le volanti non erano mai andate a quell’indirizzo e non avevano mai avuto niente a che fare con quei nominativi. Il ragazzino però era terrorizzato lo stesso. (d.d.)
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