Il Tirreno

alla galleria duomo IN PROGRAMMA DA domani 

L’arte di Silvaggio in mostra

Il percorso dell’artista in una serie di dipinti di grande suggestione

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CARRARA. Ha venduto i suoi quadri a clienti americani e arabi, oltreché a diversi collezionisti italiani, tutti colpiti dall’ambiguità e dall’eleganza del suo paradosso: un lenzuolo bianco che cela dietro le forme della sagoma umana, un uomo o una donna senza volto e senza corpo. «Cerco di rappresentare il vuoto, il nulla» spiega infatti Richard Silvaggio, pittore nato a Melbourne da genitori italiani, laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, che tiene presso Galleria Duomo la sua prima personale (domani dalle 19), dal titolo 0+0= 1. Il percorso dell’archetipo del nulla a cui dà vita l’artista, parte nel 2014 e subito colpisce l’attenzione del pubblico, portando il suo Anonymous a vincere premi nazionale e a guadagnarsi esposizioni in diverse gallerie d’arte italiane. «Rappresentare il nulla è un paradosso, un compito impossibile e la mia figura, protagonista della mostra cerca di incarnare questo paradosso» racconta Silvaggio. Successivamente il percorso dell’artista, che vede al centro gli eleganti drappeggi del lenzuolo, dipinti esclusivamente usando il bianco e il nero, si è arricchito di una dimensione. La figura infatti è stata, a un certo punto del percorso artistico del pittore, collocata non più in uno sfondo semplicemente buio e apparentemente piatto ma in una dimensione dotata di profondità, creata attraverso delle fenditure nella tela o di quadrati, in prospettiva, tagliati via. La figura poi ha cominciato a interagire con questi strappi, creando una specie di dialogo tra realtà e irrealtà, continua a spiegare Silvaggio. L’opera manifesto della mostra è proprio la figura drappeggiata e irreale che strappa, realmente però, perché lo strappo nella tela c’è veramente, il lembo d’angolo della tela, scoprendo forse in questo modo un’altra dimensione irreale o reale che sia: «La tela è realmente strappata perché la figura è colta nell’atto di mostrare cosa ci sia dietro il suo mondo, svelando così altre potenziali possibilità» spiega sempre l’artista. Molto suggestivo ed emblematico, presente alla mostra, è il quadro dal titolo “Il guardiano del tempo” dove la figura drappeggiata osserva una clessidra sdraiata: «A raccontare il tempo che non trascorre e dunque che, forse, non esiste» rivela l’artista.

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