Il dolore
«La staccionata è pericolosa»: le prime denunce nel 2015
Dopo la morte della donna un lettore mostra le foto che ha mandato al Comune: «Mai nessuna risposta». E Area 2018 si domanda quale sia il futuro del verde pubblico: «Come gestirlo?»
MASSA. La pericolosità della staccionata del parco di Castagnetola, in particolare di quel tratto che si è staccato facendo volare giù Cesarina Padroni, l’ottantaquattrenne deceduta a causa del trauma cranico riportato nella caduta, era stata segnalata già nel 2015. All’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico) del Comune di Massa.
Un residente aveva scattato delle fotografie che evidenziavano lo stato del legno e alcuni chiodi che dovevano tenere unito il recinto che spuntavano di parecchi centimetri. «Un pericolo per tutti, anche per i bambini che ci giocano vicino», spiega Giorgio Bertelloni, il lettore che ha inviato al nostro giornale il materiale che da due anni è stato ignorato dalla pubblica amministrazione.
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Materiale che mette a disposizione dei familiari di Cesarina e anche degli inquirenti per fare luce su questa morte così assurda. Le foto sono davvero eloquenti e fanno capire lo stato di abbandono: gli scatti che mostrano i chiodi che sporgono fanno davvero impressione. E fanno capire come ormai quel legno fosse marcio.
Del resto dopo l’ìncidente chi era in via Conti Brunetti aveva subito puntato il dito contro l’incuria di quell’area: «Abbiamo presentato denunce su denunce - aveva raccontato Stefano, ex militare in congedo -, sia come singoli cittadini sia come comitato. Ma nessuno ci ha voluto ascoltare. Abbiamo detto al Comune più di una volta che quella staccionata era pericolosa ma siamo stati ignorati. Anzi qualcuno ci ha anche detto che facevamo allarmismo. Invece è morta una signora che vedevamo tutti i giorni al parco. Di chi è la colpa? Chi l’ha vista volare giù è sotto choc, c’erano anche dei bambini vicino al recinto pochi attimi prima. Assurdo».
Interviene anche Area 2018, uno dei gruppi che si sono aggregati per costituire «una sinistra identificabile». «Si è aperta la caccia alle responsabilità e ovviamente l’obbligo di puntare il dito verso l’attuale amministrazione per aver ignorato gli allarmi segnalati dai cittadini. Noi però vorremmo focalizzare l’attenzione sul sistema dei parchi, del verde pubblico. Da tempo si indicono bandi onerosi per dare la gestione delle aree alle associazioni, ma deresponsabilizzarsi non è esattamente ciò che noi chiediamo - scrivono tra gli altri Maurizio Bonugli e Anna Doumont -. Gli uffici che se ne occupano combattono con le urgenze e la scarsità di mezzi economici, non a caso molte ditte non sanno più come fare preventivi perché i tempi di pagamento non sono prevedibili. Esiste una politica del verde pubblico? E se non c’è come facciamo a stabilirla? Quali competenze verranno coinvolte perché si possa progettare una vera e propria road map del verde pubblico?».
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