Sicurezza
Renara esasperata: «Troppo caos per andare al fiume»
Lamentele anche sui social. Una cittadina: «Da anni aspettiamo che sia istituito almeno un divieto di sosta»
MASSA. Acque gelide, turchine e tanto «verde tutto intorno e ancor più in là», come canterebbe la Premiata Forneria Marconi. Anche quest'anno il torrente di Renara offre uno spettacolo unico, a pochi passi dal caldo torrido della città e dal caos del litorale massese. Un sogno per chiunque abbia potuto ammirarne la bellezza, gelosamente difeso da abitanti e frequentatori storici della zona, a dire il vero non troppo felici di nuove facce e curiosi, abituati a fare i conti con chi spesso in questi luoghi viene, sporca e se ne va.
Perché se in spiaggia le regole per il quieto vivere sono delineate da ombrelloni, sdraie e strisce dei parcheggi, non vale lo stesso per la frazione di Renara, dove se non ti comporti rispettosamente nei confronti di ciò che ti circonda, non ti guadagnerai il benvolere delle persone che animano il fiume. Un tacito accordo, infatti, preserva questo piccolo angolo di mondo: «non fare alla natura ciò che potremmo fare a te». Ma basta riconoscersi e salutarsi per un paio di volte per essere ben accettati dalla comunità del luogo, fatta di anziani, giovanissimi, famiglie con bambini e animali.
Si sosta sotto le capannette tirate su alla buona per avere un po' di ombra, ci si stringe attorno alle pozze di acqua gelida, si ammira la natura in tutto il suo splendore. Se siete fortunati potete anche imbattervi in un gregge di capre. Un paradiso nei mesi di giugno e luglio, dove in pochi minuti potete concedervi un po' di sano relax, complice il fatto che qua gli smartphone non hanno campo, perché l'antenna telefonica nella frazione non è ancora stata installata. Ad agosto invece la situazione cambia radicalmente. Sono decine e decine le file di automobili che nei giorni più caldi di agosto, specialmente a Ferragosto, intasano le viuzze montane che da Guadine portano a Renara.
Anche sui social nei giorni scorsi gli abitanti della frazione hanno più volte segnalato il caos dovuto a scooter e automobili parcheggiati in maniera selvaggia, che nelle ore di punta impediscono il regolare flusso del traffico. «Mia figlia pochi giorni fa ha impiegato quasi un'ora per arrivare a Gronda – spiega Angela Grossi, residente della frazione – e più ci avviciniamo a Ferragosto più la situazione si fa tragica. Il Comune da anni parla di mettere il divieto di sosta almeno fino all'incrocio con Forno, per rendere più gestibile la situazione, ma nel frattempo tra ingorghi e quant'altro i residenti della frazione vivono in condizioni stressanti e spiacevoli. Per non parlare di tutte i problemi che ci portiamo dietro e che l'amministrazione non affronta perché non gli conviene a livello economico. Come l'installazione della linea telefonica. Qua potremmo anche morire se fosse per loro, perché installare una linea in un luogo dove abitano dieci persone, sa, non conviene. Ma se non conviene mettere la linea telefonica almeno sulla sicurezza ci vorrebbe un occhio di riguardo. Un paio di giorni fa mi sono recata dal vicesindaco Uilian Berti per esporgli il problema del ponte di ferro a Gronda. Sarebbe meglio chiamarlo ponte “di ferro arrugginito” considerato che si sta letteralmente sgretolando. Qualche anno fa, quando le condizioni erano già pessime, hanno preferito rattoppare con qualche lastra di ferro nella parte superiore, ma la parte inferiore del ponte è evidente che non reggerà più a lungo, ridotta a una sottigliezza simile a una foglia. Il vicesindaco però mi ha consigliato di scrivere una lettera al sindaco. Insomma, mentre il ponte crolla a pezzi mi chiedono di scrivere una e - mail mettendo in conoscenza la Procura della Repubblica».
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