Il Tirreno

Grendi e crociere quanto smog dai fumaioli...

di David Chiappuella
Grendi e crociere quanto smog dai fumaioli...

Le navi ormeggiate inquinano l’aria di Marina. L’idea dei 5 stelle è di elettrificare le banchine

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CARRARA. Nei prossimi giorni a Carrara torneranno i croceristi, il cui numero, dai 3.210 passeggeri sbarcati a Carrara nel primo semestre dello scorso anno, è salito adesso a 5.410 unità. La prossima nave da crociera ad ormeggiare nel nostro porto sarà la “Tui Discovery” della compagnia inglese Thomson, la cui capienza è di 2076 passeggeri. Il suo primo sbarco era già previsto lo scorso 25 luglio, ma è stato poi spostato a Livorno a causa del maltempo. I nuovi arrivi della “Tui Discovery” a Carrara sono fissati per il 16 agosto, 5 settembre, 11 e 25 ottobre.

Questo, se da una parte rappresenta sicuramente una boccata d’ossigeno per la nostra economia, rende anche doverosa una riflessione sull’inquinamento causato dalle navi che trasportano turisti. Per avere un’idea del problema, basta guardare ciò che esce dai loro fumaioli, soprattutto quando sono ferme in porto con i motori accesi e, dunque, vicine alla città.

L’elettrificazione delle banchine ad opera dell’Autorità portuale, la soluzione prospettata dall’assessore all’economia del mare e ai lavori pubblici Andrea Raggi «per ridurre al minimo l’impatto» ambientale di queste imbarcazioni, viene praticata solo in pochissimi scali europei, tra cui quello di Livorno, l’altra città toscana amministrata dal Movimento 5 Stelle. Il problema è che questo sistema risulta talmente all’avanguardia che non ci sono ancora navi pronte ad utilizzarlo. Per apportare le opportune modifiche a bordo delle imbarcazioni, infatti, occorreranno 5-6 anni. Un’alternativa, intanto, potrebbe essere quella di migliorare le caratteristiche del carburante usato dalle navi, passando dal diesel al gas naturale liquefatto (gnl).

Anche tale soluzione, però, presenta una grande incognita, legata alle difficoltà di approvvigionamento. In attesa di queste tecniche futuribili, dunque, bisogna adottare subito misure concrete, per tutelare la salute dei cittadini che vivono vicino ai porti. Un intervento già effettuato nel porto di Venezia, ad esempio, è stato quello di installare sulle navi in sosta piccoli serbatoi supplementari contenenti la nafta usata attualmente per alimentare i veicoli stradali a motore diesel, che per legge deve avere una concentrazione di zolfo pari a 0,1 parti per milione, anziché quella di 3000 parti di zolfo per milione presente nel carburante delle motonavi, preferito oggi per mere questioni di profitto.

La sostanza che fa muovere queste imbarcazioni, infatti, è il residuo della produzione di altri combustibili ed è così densa e piena di contaminanti che deve essere riscaldata anche solo per poter scorrere nei tubi che alimentano i motori delle navi, perché uno dei peggiori inquinanti della Terra sono proprio gli oli combustibili pesanti che li azionano. Visto che negli anni il volume del traffico marittimo internazionale è aumentato del 50%, le navi da carico e da crociera sono diventate una primaria causa di inquinamento dell’aria.

Un vecchio dossier relativo al porto di Livorno parla di una montagna di veleni: in un solo anno più di 53mila tonnellate di anidride carbonica, oltre 2.200 tonnellate di monossido di carbonio, quasi mezzo migliaio di tonnellate di composti organici volatili, altrettanto ossido di azoto, 22 tonnellate di polveri killer e 90 di anidride solforosa. Anche le misurazioni effettuate lo scorso 25 marzo, durante l’attracco di tre navi da crociera nel porto di Civitavecchia, hanno rilevato «livelli di particolato ultrafine (dannoso per gli apparati respiratorio e cardiovascolare, ndc) fino a 140 volte superiori a quelli delle zone con aria pulita».

La questione interessa anche il nostro porto, dove il vero problema, però, più che alle navi da crociera, che per adesso arrivano in numero ridotto, è legato alla presenza dei mercantili, tra cui quello del gruppo Grendi, che attracca alla banchina Buscaiol, la più vicina al centro abitato, restandovi almeno 6 ore al giorno per compiere operazioni di carico e scarico, utilizzando motrici diesel che producono ulteriori emissioni inquinanti.
 

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