Finanza
Crac Fermet, a processo nomi eccellenti
di Libero Red Dolce
Quattro accusati di truffa per il c rollo dell’azienda di Alberto Ricciardi. Si tratta di Andreani, Menchini, Emanuele Ricciardi e Cerisano
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MASSA. Ha indagato in sordina la procura di Massa, ma poi l’inchiesta sulla vicenda Fermet è arrivata a una svolta: indagini chiuse e quattro persone indagate. Si tratta del commercialista Giulio Andreani, per anni consulente della ditta di proprietà di Alberto Ricciardi, di Sergio Menchini, che affiancò Andreani durante il concordato fallimentare proposto all’azienda, Emanuele Ricciardi, fratello di Alberto e Eraldo Cerisano, che era dirigente dell’Agenzia delle entrate di Firenze che portò una serie di contestazioni fiscali riguardo ai problemi di liquidità dell’azienda. Ai quattro viene contestato la truffa in concorso con grave danno al patrimonio.
L’ipotesi della procura, in nell’indagine portata avanti direttamente dal procuratore generale Aldo Giubilaro, è che Menchini e Andreani, che seguirono da vicino il declino di Fermet in quanto consulenti, abbiano contribuito a creare le ragioni della cristi dell’azienda convincendolo ad accettare un concordato fallimentare in realtà non necessario. Affossando, anziché salvare, l’azienda.
Una vicenda che è esplosa come una bomba in tutta la provincia. I nomi coinvolti sono altisonanti, tra i più conosciuti professionisti in città. Andreani è stato docente della Scuola superiore di Economia e finanze di Roma ed è consulente di molte tra le più importanti ditte del territorio. L’avvocato Menchini invece, che ha difeso gli industriali del marmo nella causa sui beni estimati in Cassazione, è invece il nome “di sempre” che circola a sinistra come alternativa a una ricandidatura dell’attuale sindaco Alessandro Volpi. Emanuele Ricciardi è imprenditore socio in un’azienda che opera nello stesso settore della Fermet, la Ecoacciai, e membro della direzione del Pd provinciale.
Per il tipo di reato contestato non è prevista l’udienza preliminare ma la citazione diretta a giudizio da parte del pm. Tra qualche tempo dunque si andrà in aula. Dove bisognerà capire se la crisi di liquidità in cui versava la Fermet prima di andare verso il concordato fosse temporanea, così come da anni dichiara Alberto Ricciardi, o se si trattasse invece di un declino irreversibile.
«I numeri che hanno presentato al tribunale sono tutti da rivedere - sostiene Alberto Ricciardi – avevamo ad esempio oltre 2,5 milioni di euro di magazzino che poi sono stati svalutati. E nel giugno 2012, nonostante una grave crisi del settore, l’azienda produceva 900mila euro di utile. La verità è che mi hanno fatto la guerra perché ho portato la politica in tribunale. Non me lo hanno perdonato».
Il riferimento è a una richiesta di risarcimento danni da oltre 10 milioni di euro presentata da Fermet contro il Consorzio della Zona industriale apuana anni fa, area che era stata affidata senza concorso alla Ecoacciai dal Consorzio zona industriale apuana, al tempo guidato da Menchini. La richiesta di risarcimento fu poi respinta da una sentenza del Consiglio di Stato nel 2012, nonostante la Cassazione avesse annullato la delibera del Consorzio due anni prima.
Andreani, dopo la notizia, si è dimostrato ottimista. «Ho mostrato le carte a 5 esperti e tutti mi confermano che non c’è nulla che abbia rilievo penale. Non ci sarebbe neanche se i fatti citati fossero veri, cosa che non è. Ci accusano in pratica di aver ricorso a un istituto previsto dalle legge per la soluzione delle crisi di impresa. Cioè abbiamo cercato di evitare che l’azienda andasse in bancarotta, cosa che in questo tipo di vicende viene di solito contestata. Gli atti, dopo il concordato, sono stati compiuti da organi giudiziari. Insomma a truffare sarebbe il tribunale, se fosse così. Dopo la richiesta il tribunale fece le sue indagini ed emise un decreto, firmato dal presidente Giovanni Sgambati, dove si attesta una “situazione di oggettiva insolvenza”. E parole simili utilizzerà l’attestatore nominato dalla società, il commercialista Roberto Marrani, per presentare un piano di rientro dai debiti. Gli attestatori sono ausiliari del tribunale sottoposti a responsabilità penale qualora dichiarino il falso in quello che constatano. Insomma non vedo le ragioni del perché di questo processo, che mi pare vada in un vicolo cieco. Forse sto antipatico al procuratore, ma non saprei perché. Abbiamo avuto un solo contatto, mi chiese una cosa, io non gli risposi perché non la sapevo. Ci sarà da divertirsi al processo».
«Tranquillo e fiducioso» si dice anche Emanuele Ricciardi. «Andremo a processo - ha dichiarato – e vedremo chi ha responsabilità, chi ha truffato ed evaso e chi no». Raggiunto al telefono l’avvocato Menchini ha preferito non commentare: «C’è il segreto istruttorio e non intendo violarlo come fatto da chi ha diffuso le notizie».
L’ipotesi della procura, in nell’indagine portata avanti direttamente dal procuratore generale Aldo Giubilaro, è che Menchini e Andreani, che seguirono da vicino il declino di Fermet in quanto consulenti, abbiano contribuito a creare le ragioni della cristi dell’azienda convincendolo ad accettare un concordato fallimentare in realtà non necessario. Affossando, anziché salvare, l’azienda.
Una vicenda che è esplosa come una bomba in tutta la provincia. I nomi coinvolti sono altisonanti, tra i più conosciuti professionisti in città. Andreani è stato docente della Scuola superiore di Economia e finanze di Roma ed è consulente di molte tra le più importanti ditte del territorio. L’avvocato Menchini invece, che ha difeso gli industriali del marmo nella causa sui beni estimati in Cassazione, è invece il nome “di sempre” che circola a sinistra come alternativa a una ricandidatura dell’attuale sindaco Alessandro Volpi. Emanuele Ricciardi è imprenditore socio in un’azienda che opera nello stesso settore della Fermet, la Ecoacciai, e membro della direzione del Pd provinciale.
Per il tipo di reato contestato non è prevista l’udienza preliminare ma la citazione diretta a giudizio da parte del pm. Tra qualche tempo dunque si andrà in aula. Dove bisognerà capire se la crisi di liquidità in cui versava la Fermet prima di andare verso il concordato fosse temporanea, così come da anni dichiara Alberto Ricciardi, o se si trattasse invece di un declino irreversibile.
«I numeri che hanno presentato al tribunale sono tutti da rivedere - sostiene Alberto Ricciardi – avevamo ad esempio oltre 2,5 milioni di euro di magazzino che poi sono stati svalutati. E nel giugno 2012, nonostante una grave crisi del settore, l’azienda produceva 900mila euro di utile. La verità è che mi hanno fatto la guerra perché ho portato la politica in tribunale. Non me lo hanno perdonato».
Il riferimento è a una richiesta di risarcimento danni da oltre 10 milioni di euro presentata da Fermet contro il Consorzio della Zona industriale apuana anni fa, area che era stata affidata senza concorso alla Ecoacciai dal Consorzio zona industriale apuana, al tempo guidato da Menchini. La richiesta di risarcimento fu poi respinta da una sentenza del Consiglio di Stato nel 2012, nonostante la Cassazione avesse annullato la delibera del Consorzio due anni prima.
Andreani, dopo la notizia, si è dimostrato ottimista. «Ho mostrato le carte a 5 esperti e tutti mi confermano che non c’è nulla che abbia rilievo penale. Non ci sarebbe neanche se i fatti citati fossero veri, cosa che non è. Ci accusano in pratica di aver ricorso a un istituto previsto dalle legge per la soluzione delle crisi di impresa. Cioè abbiamo cercato di evitare che l’azienda andasse in bancarotta, cosa che in questo tipo di vicende viene di solito contestata. Gli atti, dopo il concordato, sono stati compiuti da organi giudiziari. Insomma a truffare sarebbe il tribunale, se fosse così. Dopo la richiesta il tribunale fece le sue indagini ed emise un decreto, firmato dal presidente Giovanni Sgambati, dove si attesta una “situazione di oggettiva insolvenza”. E parole simili utilizzerà l’attestatore nominato dalla società, il commercialista Roberto Marrani, per presentare un piano di rientro dai debiti. Gli attestatori sono ausiliari del tribunale sottoposti a responsabilità penale qualora dichiarino il falso in quello che constatano. Insomma non vedo le ragioni del perché di questo processo, che mi pare vada in un vicolo cieco. Forse sto antipatico al procuratore, ma non saprei perché. Abbiamo avuto un solo contatto, mi chiese una cosa, io non gli risposi perché non la sapevo. Ci sarà da divertirsi al processo».
«Tranquillo e fiducioso» si dice anche Emanuele Ricciardi. «Andremo a processo - ha dichiarato – e vedremo chi ha responsabilità, chi ha truffato ed evaso e chi no». Raggiunto al telefono l’avvocato Menchini ha preferito non commentare: «C’è il segreto istruttorio e non intendo violarlo come fatto da chi ha diffuso le notizie».
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