Il Tirreno

La colonia Motta va all’asta I diritti però sono di Bogazzi

di Libero Red Dolce
La colonia Motta va all’asta I diritti però sono di Bogazzi

L’incanto il 20 settembre, prezzo base fissato a otto milioni e 837mila euro Se non si trovano compratori la struttura diventerà di proprietà dell’armatore

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MASSA. Otto milioni e 817mila euro, quasi tre milioni in meno del valore stimato: con questo prezzo andrà all’asta la ex colonia Motta, l’edificio abbandonato di fronte alla spiaggia alla Partaccia. L’incanto si terrà tra poco più di un mese, il 20 settembre prossimo, al tribunale della Spezia. L’occasione è di accaparrarsi una immensa area di 35.403 metri quadrati, di cui mille di piscina scoperta e una notevole pineta di 15mila metri quadri.

Per chi volesse investire nel comparto turistico rappresenta un’opportunità, seppure con dei rischi, non indifferenti, da valutare. La Motta infatti è in stato di totale abbandono e la struttura è in pessime condizioni di conservazione. A tal punto che, qualsivoglia idea di riutilizzo, non può che passare da un radicale e notevole intervento di ristrutturazione. Dall’interno all’esterno, impianti compresi. Non sarebbe insomma un investimento concluso con quegli otto milioni e più.

La storia della colonia risale a quasi cent’anni fa. L’edificio infatti fu costruito nel 1926 dalla Edison, poi diventata Montedison e deve il suo nome a Giacinto Motta, l’imprenditore a capo del gruppo durante gli anni venti e trenta. Nel 1991 l’azienda proprietaria, la Farmoplant, divenuta Agrimont vende l’immobile ala Residence Pineta srl di Ortonovo. A sua volta l’azienda vende a una società di Roma, la Ve.Ca che paga in contanti, 7 miliardi e 300 milioni di lire di allora. La Residence Pineta però fallisce e di quei soldi non c’è alcuna traccia nei libri contabili.

Il curatore fallimentare a quel punto promuove un’azione revocatoria , ritenendo che la vendita era stata fatta in danno ai creditori, in modo che il bene potesse tornare nella disponibilità della curatela.

Dieci anni fa c’è il colpo di scena, con una proposta da parte dell’armatore carrarese Enrico Bogazzi. Questi, azionista di maggioranza della Porto di Carrara spa, attraverso la controllata Csc Logistica srl, propone una procedura di concordato fallimentare messa a punto dal tributarista Giulio Andreani.

In pratica la Csc ha chiesto, e dopo la vittoria del processo ottenuto, di farsi carico del fallimento della Residence Pineta srl con la formula del concordato fallimentare. Il passivo della società fallita è di quelli pesanti: 11 milioni di euro. La Csc si offre di ripagare tutti i creditori privilegiati, per circa 400mila euro e il 40% chirografari, più altri oneri, per un totale superiore ai 5 milioni di euro. La Csc in questo modo non diventa formalmente proprietaria della ex colonia Motta, ma in pratica acquisisce i diritti che aveva la vecchia proprietà.

Le conseguenze pratiche possono essere due: se la struttura venisse venduta a un valore superiore all’investimento fatto da Csc, quindi almeno di 6 milioni, allora la società di Bogazzi farebbe un affare di tipo monetario, guadagnando sulla differenza tra investimento e prezzo d’acquisto all’asta; se invece, dopo vari tentativi di vendita, la struttura non fosse venduta o venisse venduta a un prezzo inferiore rispetto al denaro investito allora la Csc diventerebbe proprietaria della colonia.

Questo per ragioni legate al tipo di accordo fatto con la proposta di concordato fallimentare e che fa sì che i diritti di ciò che deriva dall’immobile appartengano alla Csc.

Il progetto era di ristrutturare e trovare un giusto equilibrio tra alberghiero e residenziale in modo che l’investimento fosse giustificato dal punto di vista economico. Va detto che il gruppo controllato da Bogazzi attraverso Asi è socio di maggioranza dell’altra ex colonia Turimar, che proprio quest’anno ha deciso di non aprire i battenti.

Chiaro che questa partita incrocia quella del regolamento urbanistico. Nelle osservazioni al regolamento urbanistico fatte dalle società che controllano le varie colonie, si pensi alla Turimar così come alla torre Fiat, c’è una precisa richiesta di ampliare la quota destinata al residenziale rispetto allo spazio pensato per il ricettivo e turistico. Nelle controdeduzioni gli esperti incaricati dal comune hanno respinto la richiesta di aumentare i volumi destinati al residenziale e ora la discussione si è spostata nella commissione urbanistica.

Una questione molto intricata, anche se pare piuttosto evidente, nella volontà dei gestori delle colonie, di avvertire come un disincentivo a investire il non accoglimento di quelle richieste.

Per loro, insomma, senza una quota più alta di residenziale investire sulle colonie per rimetterle in sesto, e ricordiamo che la Motta è in stato di completo abbandono, non sarebbe un affare conveniente.



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